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	<title>Le mie ex... Archivi |</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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	<title>Le mie ex... Archivi |</title>
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		<title>Meno male che c’è Zagor, in questo mondo di finti Tex</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 09:42:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le mie ex...]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quest'anno Zagor ha compiuto 60 anni, da ragazzo compravo tutti i suoi fumetti, era il mio personaggio preferito. A differenza di Tex Willer, il bravo ragazzo che fa sempre la cosa giusta (che noia!), Zagor se ne frega delle convenzioni e, con il suo buffo amico Cico, continua a darci la sensazione di poter evadere dal conformismo imperante del pensiero unico. [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.expost.blog/meno-male-che-ce-zagor-in-questo-mondo-di-finti-tex/">Meno male che c’è Zagor, in questo mondo di finti Tex</a> proviene da <a href="https://www.expost.blog"></a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni si festeggia il 60esimo anniversario della nascita di Zagor, il mitico personaggio dei fumetti ideato da Gallieno Ferri e Guido Nolitta nel 1961 che, fin dal suo esordio, è protagonista di un dualismo epico con l’altra creatura di successo della Sergio Bonelli Editore, Tex Willer, lanciato nel 1948.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo degli appassionati di fumetti è letteralmente spaccato in due tra i fan dello <em>Spirito con la scure</em> e quelli dell’<em>Aquila della notte</em>. E io sono schieratissimo con il primo gruppo perché da ragazzo, tra gli anni Settanta e Ottanta, ho acquistato tutti i fumetti di Zagor, nessuno escluso. In questa sezione del blog parlo delle mie ex passioni, e quella per Zagor è stata una delle più grandi. Ancora soffro al ricordo di quel giorno in cui mia madre mi comunicò di aver regalato quasi tutti i miei fumetti (che non leggevo più da anni) ad un mio cugino piccolo (che poi li distrusse) perché occupavano un paio di mobili e non c’era più spazio per metterci niente. Oggi avrei potuto possedere una collezione completa dei numeri originali di quei due decenni, me ne restano purtroppo solo poche copie malandate, ma sono sufficienti a suscitare alcuni dei sentimenti che provavo da ragazzo nell’immergermi in quelle storie.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>ancora soffro ricordando il giorno in cui mia madre mi comunicò di aver regalato la mia collezione di zagor a mio cugino, perché non c&#8217;era più posto nei mobili.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Da lettore compulsivo, acquistavo anche altri fumetti, dal Corriere dei piccoli a Geppo, da Blek Macigno ad Alan Ford, da Diabolik a Cattivik, da Topolino a Tiramolla, eccetera eccetera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche volta, leggevo anche Tex. Ma non mi ha mai soddisfatto fino in fondo. Sempre troppo giusto, troppo buono, di quella bontà dura e inflessibile di un tempo, da uomo d’onore. Prevedibile nelle sue scelte. Un bianco texano che sposa una navajo e, contemporaneamente, diventa leader tra i bianchi e tra i pellerossa. Che gli vuoi dire? Bravo, applauso. È certamente la figura che più può rappresentare la filosofia del politicamente corretto che si è affermata nel mondo occidentale negli ultimi vent’anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti, Tex, da bianco, tratta bene i pellerossa, ma sempre da una posizione di supremazia. È lui che concede la sua benevolenza, è lui che accogliendo i “diversi” li integra nel suo mondo. Un atteggiamento nobile che parte, però, dall’assunto che i bianchi siano il modello e che i pellerossa debbano sforzarsi di assomigliare a quel modello, che lui ha bene in mente, che è fatto di valori profondi di giustizia, ma condizionati dal suo essere un bianco. Questo forse è dovuto anche all’età del personaggio Tex, nato nel dopoguerra, quando trattare bene un “negro” era già un segno di grande progressismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Zagor, invece, non gliene frega niente dei modelli. I suoi genitori sono stati massacrati dai pellerossa, quindi passa una parte della sua vita ad odiarli e a meditare vendetta, fino a quando scopre che suo padre, ufficiale dell’esercito, era un massacratore di pellerossa, e quindi passa un’altra parte della sua vita ad odiare il padre bianco. Dopo la morte dei genitori, inoltre, Zagor viene allevato da una specie di strambo eremita che vive nei boschi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, lo <em>Spirito con la scure</em> non appartiene a nessuno, non vive in gruppo, come Tex, non ha una famiglia da difendere, sa fin da piccolo che le apparenze possono ingannare. E ha imparato che non esiste una realtà oggettiva, ma un punto di vista sulle cose che dipende dal contesto in cui ti trovi. E lui si trova spesso in contesti molto strani perché, a differenza del ranger texano, le cui storie hanno ambientazioni verosimili, non di rado Zagor si trova proiettato nel fantasy e nell’horror, tra fantasmi, zombie ed alieni.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:auto 29%"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="608" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=608%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1474 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=608%2C1024&amp;ssl=1 608w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=178%2C300&amp;ssl=1 178w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=640%2C1078&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=297%2C500&amp;ssl=1 297w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?w=768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 608px) 100vw, 608px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Tex willer non mi ha mai soddisfatto. Sempre troppo giusto, troppo buono, Prevedibile nelle sue scelte. Che gli vuoi dire? Bravo, applauso! Ma che noia!</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Tex vive in un contesto di società, sia quando gira da ranger con il suo gruppetto di amici, sia quando torna alla tribù Navajo da capo. E da questi contesti, da queste comunità, dal loro senso di giustizia, viene influenzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zagor, invece, se ne tira fuori. Si è abituato a vivere nella sua foresta immaginaria di Darkwood tra paludi e sabbie mobili e, passando da un albero all’altro appeso ad una liana, come un Tarzan a stelle e strisce, vede le cose dall’alto, dall’esterno, e le giudica con terzietà, secondo un codice morale che ha assemblato da solo, che non tiene conto delle convenienze ma di quello che gli sembra giusto o sbagliato. È come se Zagor, buttato fuori dal mondo da piccolo, suo malgrado, si sia trovato in una situazione di stato di natura ed abbia dovuto darsi delle regole per orientarsi. È come se avesse stipulato un contratto sociale con se stesso e lo rispettasse infischiandosene del giudizio degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questi motivi, Zagor, a differenza di Tex, non è amato, né dai bianchi né dai pellerossa. L’unico che gli vuole veramente bene, e che lui accetta come compagno di viaggio, è Cico, un messicano (quindi, mezzo bianco e mezzo nero) pieno di difetti: basso, ciccione, imbranato, imbroglione, vanaglorioso, fifone, sfigato e prevalentemente dedito a procurarsi da bere e da mangiare, possibilmente a scrocco. Ma simpatico. L’esatto opposto dei compagni di viaggio di Tex (Kit Carson, il figlio Kit Willer, la moglie navajo Lilyth e il fratello di sangue pellerossa Tiger Jack), tutti belli, con i completini appena stirati e i fucili Winchester scintillanti.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:26% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="200" height="368" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/cico-1.gif?resize=200%2C368&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1473 size-full"/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;unico suo vero amico è Cico, un messicano basso e ciccione, imbroglione, vanaglorioso, mangiatore a scrocco. Ma simpatico.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non è amato Zagor, ma è temuto e rispettato da tutti. Non è amato perché non appartiene a nessuno e non vuole appartenere a nessuno. È temuto perché, quando si incazza e fa ruotare il suo strano tomahawk, è una furia, al punto da apparire un essere dotato quasi di poteri soprannaturali. Ed è rispettato perché, nonostante agisca secondo un suo codice morale, lo fa sempre per difendere la pace tra i popoli, proteggere i deboli e combattere i criminali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è dubbio che, in una società ordinata e civile, il modello di Tex sia più funzionale ed utile. Politicamente più accettabile perché rispettoso delle leggi e del contesto sociale. Zagor, calato nel terzo millennio, forse sarebbe un disadattato a cui nessuno dà retta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, Tex mi annoiava quarant’anni fa, come mi annoiano i tanti finti Tex che circolano oggi nella politica e nel mondo della comunicazione, che parlano bene, benissimo, ma che, a differenza del ranger, razzolano male. Finti Tex perché sanno che recitare la parte del bianco buono che vuole la pace nel mondo, la società multietnica e un ambiente pulito è necessario per darsi un profilo da progressisti. Peccato che, al dunque, questi propositi restino sempre sulla carta. Perché Tex agisce nel mondo reale, dove le utopie cedono sempre il passo ai compromessi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Zagor-liana.jpg?resize=467%2C326&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1476" width="467" height="326"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Meno male che c’è Zagor, anche se solo in un fumetto, così possiamo sognare che, se un giorno dovessimo essere noi gli indifesi, dall’alto arriverà a salvarci lo <em>Spirito con la scure</em>, con la sua sfavillante blusa rossa smanicata, fottendosene se siamo immigrati su un barcone, capitalisti disperati, bambini che hanno perso la palla o dissidenti rinchiusi, senza motivo, in una prigione. Fottendosene se quello che sta per fare gli conviene, perché nella foresta di Darkwood non conviene mai fare quel che conviene fare.</p>
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		<title>Tartufo anni &#8217;80, petizione all&#8217;Algida per far rivivere il re dei gelati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 18:03:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le mie ex...]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In molti lo confondono con quello, poi diventato più famoso, molliccio e ricoperto da una spolverata di cacao, ma non c’è paragone. Chi ha avuto la fortuna di assaggiare un Tartufo Algida negli anni Ottanta, non può sbagliarsi: è lui il re incontrastato dei gelati industriali. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>In molti lo confondono con quello, poi diventato più famoso, molliccio e ricoperto da una spolverata di cacao, ma non c’è paragone. Chi ha avuto la fortuna di assaggiare un Tartufo Algida negli anni Ottanta, non può sbagliarsi: è lui il re incontrastato dei gelati industriali.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in pochi lo conoscevano, era un gelato di nicchia, anche perché, quando entravi in un bar, non lo trovavi nel cartellone nel quale erano esposte le foto dei gelati da asporto, quelli (per intenderci) con mazzarelle o coni tipo cornetti, cremini e ghiaccioli, oppure con coppette piene di gusti variegati, da Copa Rica in giù.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Algida1.jpg?resize=274%2C710&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1011" width="274" height="710" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Algida1.jpg?w=281&amp;ssl=1 281w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Algida1.jpg?resize=116%2C300&amp;ssl=1 116w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Algida1.jpg?resize=193%2C500&amp;ssl=1 193w" sizes="(max-width: 274px) 100vw, 274px" /><figcaption>Un vecchio cartello Algida. In alto, il Tartufo</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La foto del Tartufo anni Ottanta era nel cartello affianco, quello con i gelati da casa, insieme a tronchetti e torte gelato. Il motivo era tecnico: potevi capovolgere il vasetto in un piattino e servirlo al tavolo. Ma era scomodo perché, a differenza dei tartufi suoi successori, era ricoperto da uno strato spesso di cioccolato fondente, che non era così facile infrangere con un cucchiaino di metallo, figurarsi con quelli di plastica. Il rischio era vederlo scivolare a destra e sinistra nel piattino, fino a spiaccicarsi per terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era un gelato di nicchia, sia perché nascosto in un cartello inappropriato, sia perché costava più della media degli altri gelati. Però chi lo assaggiava non poteva più farne a meno. Sempre che riuscisse a comprendere il modo corretto di mangiarlo. E sì, perché era un gelato pieno di sorprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto, come detto prima, mai fare l’errore di capovolgerlo in un piattino. Poi, tenendolo in una mano, come una coppetta, bisognava evitare di riscaldarlo troppo, per non far sciogliere la calotta di fondente. Inoltre, il cucchiaino andava affondato con moto circolare, evitando accuratamente di attingere dalla parte centrale. Si poteva così gustare un gelato al cioccolato con granella di nocciola, abbastanza simile a quello gusto tartufo delle attuali vaschette casalinghe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Terminata questa fase, ci si accorgeva che al centro faceva capolino un grumo scuro di cioccolato fuso fantastico. Non bisognava ancora toccarlo perché prima si doveva effettuare un’ultima operazione: stringere tra le mani la coppetta e sentire lo scricchiolare delle pareti di cioccolato fondente, che andavano poi staccate con il cucchiaino e impastate brevemente con il cioccolato fuso. Quella miscela è una delle cose più stupefacenti che abbia mai assaggiato in vita mia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un paio di anni fa, nel corso di una di quelle pizze vacanziere con gli amici dell’estate, non so come uscì fuori l’argomento. Eravamo una trentina di persone, bambini compresi. Scoprimmo che tutti i maschi che negli anni Ottanta erano adolescenti non solo lo conoscevano ma erano anche pronti ad eleggere quel tartufo miglior gelato industriale mai prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli altri, soprattutto le donne, non ne ricordavano l’esistenza, mentre avevano memoria del Croccante (che in fondo non era male) o di cose orripilanti tipo il Fiordifragola. La tristezza fu tanta. Provammo anche a cercare immagini su internet per rinverdire la memoria dei nostri amici, ma niente. Dovemmo, infine, arrenderci.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="229" height="229" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Tartufo.algida2.jpg?resize=229%2C229&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1020 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Tartufo.algida2.jpg?w=229&amp;ssl=1 229w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Tartufo.algida2.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="(max-width: 229px) 100vw, 229px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In tanti, soprattutto le donne, non ne ricordano l&#8217;esistenza, mentre hanno memoria di gelati orripilanti, tipo il Fiordifragola</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo qualche mese, però, uno degli appassionati mi girò su Whatsapp una foto (<em>che potete vedere in pagina</em>) di un cartello dell’Algida in cui restava traccia di questo gioiello andato perduto, perché da alcuni decenni non è più prodotto. Nonostante prolungate ricerche sul web, non sono riuscito a trovare un’immagine migliore, come se quel gelato fosse stato rinnegato da tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’anno scorso, in un supermercato, notai una confezione di gelati formato famiglia che conteneva tartufi molto simili a quelli che sognavo da tempo. Non credevo ai miei occhi. Li acquistai subito. Erano leggermente più piccoli di quelli originali, il sapore non era male, ricordava quello degli anni Ottanta. Ma la gioia durò poco: la settimana successiva non ne trovai più e sono ancora in cerca, inutilmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Raccontando questi drammatici avvenimenti, nel corso del tempo, ho scoperto che di orfani del Tartufo anni Ottanta ce ne sono molti di più di quanti immaginassi. Quindi, ho deciso di farmi promotore, attraverso questo articolo, di una petizione per convincere l’Algida a produrre di nuovo quel fantastico gelato, nella formula originale, che sarà forse piena di tanti ingredienti che oggi saranno vietatissimi (dall’olio di palma ai coloranti, dai grassi saturi al glutine), ma che vale la pena far assaggiare almeno una volta ai nostri figli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari il sapore non sarà proprio quello degli anni Ottanta, quando avevamo in bocca il gusto della giovinezza, ma diremo lo stesso che è buonissimo, perché le cose che abbiamo amato hanno sempre un sapore eccezionale, anche dopo 40 anni.</p>
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		<title>Niente di meglio di una bionda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2020 22:08:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In premessa, affermo che il fumo fa male, che questo articolo nuoce gravemente alla salute e che, per i minori di 18 anni, è vietato andare oltre il prossimo punto e a capo. Tra le mie ex passioni, tema di questa sezione di ExPost, c’è sicuramente quello delle bionde. [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.expost.blog/niente-di-meglio-di-una-bionda/">Niente di meglio di una bionda</a> proviene da <a href="https://www.expost.blog"></a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>In premessa, affermo che il fumo fa male, che questo articolo nuoce gravemente alla salute e che, per i minori di 18 anni, è vietato andare oltre il prossimo punto e a capo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le mie ex passioni, tema di questa sezione di <a href="http://www.expost.blog">ExPost</a>, c’è sicuramente quello delle bionde. Non di quelle con capelli vaporosi e gambe affusolate che ti fanno andare a fuoco, ma di quelle che tieni tra le labbra e fanno fumo senza arrosto. Ebbene sì, sono un ex fumatore. Ho smesso da oltre dieci anni, anche se ogni tanto, se un amico me la offre, una sigaretta la fumo volentieri. Non ne fumerò più di una decina all’anno, forse anche meno. Perché appartengo a quella piccola schiera di fortunati che, se anche si concedono una distrazione, non riprendono mai il vizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per qualche anno ho mantenuto l’abitudine di acquistare saltuariamente un pacchetto per un’occasione speciale: il mio compleanno, Natale. A Ferragosto di quattro anni fa ho acquistato il mio ultimo pacchetto e l’ho lasciato in un cassetto della mia casa al mare. Ci ho messo due anni per consumare 19 sigarette, alcune anche offerte agli amici. Ne è rimasta una, da un paio d’anni, chiusa in quel pacchetto, chiuso in quel cassetto. A volte la sogno, ad occhi aperti, ma non la fumerò mai. Piuttosto, me ne faccio offrire un’altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, poi, ho iniziato a fumare al liceo. E le ho provate tutte le marche, almeno quelle che si vendevano negli anni Ottanta. Ho iniziato con una Milde Sorte offerta da un amico, era leggerina ma tossii. Poi presi il vizio scroccando, di tanto in tanto, le Camel della mia migliore amica, che avevano un pacchetto fantastico, un dromedario nel deserto a cui facevano da sfondo un’oasi e una piramide. La mente viaggiava lontana. E la suggestione era tale che mi indusse ad acquistare un libro la cui copertina era la riproduzione del pacchetto delle Camel, con un picchio al posto del dromedario. Si intitolava “Natura morta con picchio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’epoca, per strada a Napoli c’erano più venditori di sigarette di contrabbando che semafori. Molti miei amici acquistavano le Marlboro morbide di contrabbando. Io preferivo spendere di più dal tabaccaio, dove c’era anche maggiore scelta, e potevo cambiare ogni volta. Le eleganti Chesterfield, le solide Rothmans rosse o blu, le Gauloises (amarucce, ne presi una stecca a Parigi), le mitiche Pall Mall, che chiamavamo schiattabronchi, o le Lucky Strike, che facevano molto marines. Ogni tanto acquistavo quelle alla menta, orribili, ma alle mie amiche piacevano, soprattutto le More, che erano lunghe e con la cartina scura.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="458" height="615" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sigarette.jpg?resize=458%2C615" alt="" class="wp-image-556" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sigarette.jpg?w=458&amp;ssl=1 458w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sigarette.jpg?resize=223%2C300&amp;ssl=1 223w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sigarette.jpg?resize=372%2C500&amp;ssl=1 372w" sizes="(max-width: 458px) 100vw, 458px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Quelle che mi piacevano di più erano le Perkins. Il pacchetto sembrava fatto col tessuto di una cravatta regimental blu lavagna. Fu colpo di fulmine, ma la fabbrica chiuse</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Le più toste erano le John Player Special: pacchetto nero con JPS intrecciate in oro, come le auto di formula 1 che lanciarono un giovane Ayrton Senna. Cattive, amare, pesantissime. Mi piacevano molto, ma non si potevano fumare a lungo. Tanti compravano le Ms, che però facevano solo fumo. I più spericolati erano quelli con le Nazionali senza filtro. Le uniche che non ho mai potuto soffrire, però, erano le Merit: il mal di testa partiva al primo tiro. Non amavo nemmeno quelle leggere, le Multifilter, le Muratti o quelle con nomi da donna, tipo Diana, Linda, Kim.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quelle che mi piacevano di più erano le Perkins. Le spacciò un tabaccaio a un mio amico che fumava le Marlboro. Gli disse che erano forti uguale, ma più aromatiche, e che anche lui le fumava. Quando le provai, fu colpo di fulmine. Compravo solo Perkins, ne conservo ancora dei pacchetti vuoti perché erano scicchissimi: su sfondo blu lavagna, erano adagiate fascette colorate oblique. Sembrava la trama di una cravatta regimental. Dopo qualche anno, però, la fabbrica chiuse. La delusione fu tanta. Da quel momento, ho acquistato solo Marlboro rosse dure Monital.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sigarette più buone le ho provate, però, alla fine del 1992, quando un prolungato sciopero dei lavoratori della distribuzione dei Monopoli di Stato lasciò per quasi due mesi le tabaccherie a secco. Sulle prime passammo tutti a quelle di contrabbando, ma presto scoprimmo che molte arrivavano da Grecia e Turchia e avevano un sapore più amaro rispetto a quelle italiane, a volte disgustoso. Io smisi di fumare per oltre un mese, grazie alla mia capacità di non risentirne, anche perché il prezzo era salito dalle 3.500 lire circa a pacchetto fino a 10mila. Una sera, però, tornando a casa, vidi un banchetto ad un angolo di Piazza Municipio, sul cartone promozionale si leggeva: “Marlboro americane 10mila L”. Inchiodai, chiesi informazioni, mi fu assicurato che si trattava di pacchetti usciti dalla Nato, ed infatti avevano il marchio Usa sul bollino azzurro scuro. Erano sigarette più corte delle nostre, le comprai malgrado il prezzo eccessivo. Ne accesi subito una: la sigaretta più buona che abbia mai fumato, cioccolata pura.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Bogart-2.jpg?resize=299%2C373" alt="" class="wp-image-553" width="299" height="373" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Bogart-2.jpg?w=400&amp;ssl=1 400w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Bogart-2.jpg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w" sizes="(max-width: 299px) 100vw, 299px" /><figcaption>Humphrey Bogart nei panni di Sam Spade</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Chi fuma può capire che ci sono alcune sigarette che non si possono dimenticare perché sono un mezzo per comunicare con il mondo. In effetti, il fumo è l’unica cosa che, dopo essere stata dentro di me, riesce a volare. Sarà per questo che la principale fabbrica dei sogni, il cinema, non può farne a meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di Clint Eastwood Sergio Leone disse che aveva due espressioni: una con il sigaro e una senza. Ma c’è di peggio: cosa sarebbe, ad esempio, il cinema noir senza le “bionde”? Soprattutto nei film in bianco e nero, quelle volute di fumo che salgono a fatica verso il cielo dalle labbra di cinici investigatori o donne fatali, con spirali che sembrano sculture al tempo stesso soffici e pesantissime, sono insostituibili. Diciamoci la verità: Humprey Bogart, senza sigarette, non sarebbe stato nessuno. E il fascino di sua moglie Lauren Bacall era amplificato dalla morbidezza con la quale gestiva quelle sigarette tra le labbra o tra le dita. Un atteggiamento completamente diverso da quello di Marlene Dietrich, che le maneggiava in maniera spiccia e disinvolta.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:42% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="384" height="400" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/fumo-2.jpg?resize=384%2C400" alt="" class="wp-image-546" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/fumo-2.jpg?w=384&amp;ssl=1 384w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/fumo-2.jpg?resize=288%2C300&amp;ssl=1 288w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="wp-block-heading">In quei film in bianco e nero, il fumo era azzurrino e le braci rosse come le labbra delle dive</h3>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In quei film in bianco e nero, le sigarette erano colore: anche se la pellicola non ne restava impressionata, per gli spettatori il fumo era azzurrino e le braci rosse come le labbra delle dive che lasciavano il segno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, confermo: fumare fa malissimo e chi non ha ancora smesso, lo faccia subito. Anche se vi assicuro, in certe occasioni, niente, ma proprio niente è meglio di una bionda.</p>


<p><a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" class="img-link"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width:0" src="https://i0.wp.com/i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/80x15.png?w=980&#038;ssl=1"></a><br />Quest&#8217;opera di <a xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#" href="https://www.expost.blog" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL">https://www.expost.blog</a> è distribuita con Licenza <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/">Creative Commons Attribuzione &#8211; Non commerciale 4.0 Internazionale</a>.</p>
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