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	<title>lockdown Archivi |</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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	<title>lockdown Archivi |</title>
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		<title>Taitichinchan, stanchi del lockdown aboliscono lo Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 18:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cittadini del Taitichinchan, stufi delle privazioni imposte per la pandemia, con un referendum hanno abolito lo Stato: via libera a movida e spritz. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">In un piccolo stato dell&#8217;America del Sud, il Taitichinchan, hanno fatto un esperimento molto interessante. La stampa ne ha dato poco risalto, la notizia la conoscono in pochi, in genere solo gli affezionati alle riviste di geopolitica. Afflitti dal perdurare della pandemia, stanchi delle privazioni della libertà imposte dallo Stato, una democrazia presidenziale, i cittadini, con un referendum, hanno deciso di sospendere per un lungo periodo tutti i poteri statali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gente, libera, ha dato finalmente sfogo alla propria sete di vita: movida, spritz, ristoranti pieni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inevitabilmente il virus è diventato devastante, con un numero di morti e di persone malate fuori controllo. In un primo momento dei gruppi organizzati, nella più classica delle tradizioni, hanno dato avvio alla caccia dei responsabili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i primi ad essere accusati per la diffusione del virus c&#8217;è stata la minoranza etnica degli istriemiti, un antico gruppo indigeno relegato in una riserva ai confini della foresta pre-amazzonica. La loro abitudine di nutrirsi di animali selvatici ha scatenato i sospetti che, naturalmente senza alcuna verifica, sono diventate certezze. Il gruppo è stato totalmente isolato con la costruzione di un recinto di filo spinato ad alta tensione lungo tutto il perimetro della riserva. Sono bastate due settimane per constatare che nessun caso di infezione da covid 19 si era verificata nella riserva, mentre il numero di malati e di infetti in tutto il piccolo stato continuava a crescere vertiginosamente.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura, non più mitigata dalla ricerca dei responsabili, ha preso il sopravvento e la gente si è chiusa in casa: niente parrucchiere, niente palestra, ristorante, bar, spritz, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In assenza del potere statale, esaurita la possibilità di trovare altri responsabili, a queste categorie (ristoratori, barbieri, venditori di spritz), così come alla maggior parte dei cittadini, non rimaneva che prendersela direttamente con l&#8217;invisibile virus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si racconta che per strada il popolo disperato prendeva a schiaffi l&#8217;aria, mentre altri pregavano per il ritorno di un potere centrale che facesse qualcosa.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In assenza del potere statale, il popolo disperato prendeva a schiaffi l&#8217;aria</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il capro espiatorio (lo Stato) che prima era stato soppresso ora li avrebbe dovuti salvare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fatto abbastanza insolito è che questi abitanti pregavano per il ritorno di un potere comune che ne regolasse l’esistenza, ma non capivano verso quale direzione indirizzare le loro suppliche che si disperdevano nell’aria quasi come un bisbigliato passaparola.</p>
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		<title>Dall&#8217;Ottocento ai social, andata e ritorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 10:08:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Excursus]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[cuoricini]]></category>
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		<category><![CDATA[didattica a distanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre avuto un rapporto difficile con la tecnologia. Un’ostilità innata. Mi definivo “ottocentesca”, con un misto di snobismo e superiorità. Il computer, per me, è poco più di una macchina da scrivere. Poi è arrivato il Covid con il lockdown e ho dovuto fare un salto nell’iperspazio, sono piombata nel 2020 (per me 2220) [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ho sempre avuto un rapporto difficile con la tecnologia. Un’ostilità innata. Una diffidenza. Mi definivo “ottocentesca”, con un misto di snobismo e superiorità. Mi piacciono i libri di carta e non il Kindle. Amo prendere un caffè con un’amica, invece di fare una videochiamata. Preferisco mille volte una telefonata di tre secondi, piuttosto che dire le stesse cose perdendo mezz’ora per scrivere un messaggio Whatsapp. Il computer, per me, è poco più di una macchina da scrivere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è arrivato il Covid con il lockdown e, nel giro di una settimana, ho dovuto fare un salto nell’iperspazio, sono piombata nel 2020 (per me 2220) e ho imparato in pochi giorni a fare videochiamate, a utilizzare il programma per la dad (didattica a distanza); ho persino creato un test per i miei studenti direttamente on line. Insomma, mi sono dovuta adeguare al mondo che mi circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento è avvenuto così repentinamente che, un giorno (sciagurato) di due mesi fa, mi sono fatta convincere da mio figlio di 11 anni ad entrare nel magico mondo dei social…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intendiamoci, mio figlio, che mi conosce bene, mi ha detto: «Mamma, penso che Instagram sia adatto a te: devi solo mettere qualche foto, se vuoi, e poi puoi guardare il mio profilo».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=319%2C239&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1243" width="319" height="239" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=640%2C480&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=667%2C500&amp;ssl=1 667w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è sembrato un buon compromesso: niente “pipponi” chilometrici da leggere, postati da qualcuno che ha sempre qualcosa su cui pontificare; niente litigi o battibecchi da dover sopportare (mi basta per questo la chat delle mamme); niente cinguettii da seguire, imbrigliati in un numero limitato di caratteri… solo foto. «Ok, facciamolo!» ho detto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risultato? Ho postato timidamente qualche immagine. Prima paesaggi. Poi qualche foto personale (mio figlio quando era più piccolo, un compleanno, il mare in movimento intorno a me). Ho 23 follower. Tutti amici (molti sono vecchi amici). E non ho nessuna voglia di cercarne altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scorro le foto e spesso mi emoziono. A volte ho nostalgia per l’amica che non vedo da venti anni e che è ancora bellissima e senza una ruga. A volte ho un po’ di invidia guardando l’immagine di un luogo che magari non riuscirò a vedere mai per la mia paura di volare. In altri momenti mi intenerisco davanti alle foto degli amici di mio figlio, che mi sembrano improvvisamente grandissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ci sono i cuoricini… Questa storia dei cuoricini non l’ho presa bene: mica è cosa di poco conto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se metti il cuoricino, stai dicendo a qualcuno che ti piace quello che ti sta facendo vedere di sé. Perciò, se non metti il “tuo cuore”, quel qualcuno potrebbe dispiacersi, oppure offendersi. Ma, se metti il cuore a ciò che non ti piace, stai mentendo e stai mentendo a un tuo amico!</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Questa storia dei cuoricini non l&#8217;ho presa bene. Se li metti a ciò che non ti piace, stai mentendo a un tuo amico</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, vedo mio figlio che mette cuoricini a raffica. Vedo amici che distribuiscono “mi piace” come se piovesse, mentre chiacchierano amenamente a tavola con me un sabato sera al ristorante. Come fanno? Mi domando. E poi capisco l’unica e sola verità. Non c’è niente da fare: nonostante l’impegno, l’alfabetizzazione digitale a tappe forzate per il Covid e l’incoraggiamento di mio figlio, non sono riuscita a sconfiggere l’Ottocento che è in me.</p>
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