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	<title>Excursus Archivi |</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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	<title>Excursus Archivi |</title>
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		<title>Il paradosso del Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2022 10:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Excursus]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il covid è una malattia che divide non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Guardandolo da un altro punto di vista, però, il virus ha anche avvicinato profondamente chi la pensa allo stesso modo. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In tanti, in questi due anni di pandemia, abbiamo vissuto (direttamente o indirettamente) la faccia disumana del covid: il distanziamento forzoso, la lontananza fisica, il dover evitare gli abbracci e i baci, o (ipotesi più dolorosa di tutte, perché inesorabile) la negazione dell’ultimo saluto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, tutta questa esperienza di dolore ha un risvolto, se così si può dire, positivo: io lo chiamerei “il paradosso del covid”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una valutazione ottimistica che proprio non appartiene alla mia natura, ciò nonostante è scattata come una molla nella mia mente grazie alle telefonate, casualmente in successione, di tre delle mie amiche più care, che sembrano essersi sincronizzate negli ultimi due giorni inconsapevolmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco il paradosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il covid è una malattia che divide non solo fisicamente, ma anche mentalmente. È una malattia che separa le persone in categorie: vaccinati e non vaccinati, fragili e “forti”, rigorosi ed elastici, paurosi e impavidi, casalinghi e mondani…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Differenze che sono sempre esistite, ma che il covid ha improvvisamente accentuato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa strana (e paradossale, appunto) è che, a voler guardare queste differenze da un altro punto di vista, il virus, al contrario, ha avvicinato profondamente chi la pensa allo stesso modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, confrontarsi solo con persone che la pensano come te non è un bene: è solo grazie al confronto con ciò che è diverso che si riesce a costruire un pensiero critico personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, però, i simili si sono riconosciuti tra loro e per molti è stata un’esperienza rassicurante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quasi cinquant’anni mi sono ritrovata a condividere i medesimi pensieri con gli amici che da sempre considero i più cari e questa cosa mi ha confortato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non nel senso che così credo di aver ragione io e che tutto il resto del mondo sia nel torto. Semplicemente mi conforta l’essermi ritrovata tra miei simili, forse perché mi sono sentita fortunata per aver scelto bene le persone da amare. E parlare con loro, riconoscermi nei loro pensieri, mi ha profondamente consolato e sostenuto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Grazie al virus, i simili si sono riconosciuti tra loro e per molti è stata un&#8217;esperienza rassicurante condividere le idee con gli amici più cari</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Intendiamoci, non sto parlando di un “pensiero unico”, perché le differenze tra noi (per fortuna) resistono, ma sono quelle caratteriali. I massimi sistemi, invece, che rispecchiano i principi etici e morali, il rispetto per le regole e per il sociale, il senso della comunità, ecco, quelli sono identici e totalmente condivisi. Questo è confortante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, perciò, spero che il covid sparisca al più presto anche per un altro motivo: vorrei tanto che mio figlio possa conoscere più mondi possibili, i pensieri più diversi e le persone più strane e lontane da lui, per potersi ritrovare un giorno con pochi, carissimi, suoi simili!</p>
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		<title>Paura del vaccino? Ci pensa David Hume</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 10:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Excursus]]></category>
		<category><![CDATA[Astrazeneca]]></category>
		<category><![CDATA[David Hume]]></category>
		<category><![CDATA[no vax]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[razionale]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Gran Bretagna, sono stati rilevati solo poco più di due casi gravi per ogni milione di vaccinati con Astrazeneca. Quindi, è razionale pensare che si tratta di un evento rarissimo. Ma è altrettanto razionale pensare: e se uno di quei due fossi io? Per decidere cosa fare, può aiutarci il filosofo Hume. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Non è contrario alla ragione che io preferisca la distruzione del mondo intero piuttosto che graffiarmi un dito» (David Hume)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questa è razionalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio amico è stato chiamato per sottoporsi alla vaccinazione con Astrazeneca e non nasconde un certo timore. Io cerco di minimizzare: «In Gran Bretagna hanno rilevato 30 casi per 18 milioni di dosi somministrate, poco più di due persone per milione». È un’affermazione razionale, basata su calcoli statistici. Dovrebbe essere sufficiente per tranquillizzare. Ma c’è un’altra ipotesi, altrettanto razionale: e se fra quei poco più di due toccasse a me? Chi può garantire che non accadrà? Nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È razionale pensare che l’evento è altamente improbabile, è altrettanto razionale pensare che la possibilità di un danno irreversibile esista, perché è matematicamente specificata, poco più di due ogni milione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inutile quindi relegare nella zona indefinita della suggestione psicologica il timore di un infausto esito della puntura, la paura è ben supportata da argomentazioni razionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi non è contrario alla ragione rischiare di prendere un virus (una possibilità su 400) piuttosto che morire con una vaccinazione (2 su un milione). Entrambi sono ipotesi che rimandano al singolo, che non ha alcuna intenzione di graffiarsi il dito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perciò questa ragione è schiava delle passioni (sempre Hume) o meglio è comprensibile come ragione solo se ha un’anima passionale: «La ragione è una pacata determinazione delle passioni».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto il mio amico attende una risposta, lui che non ha alcun interesse per i ragionamenti filosofici, lui che crede siano solo una perdita di tempo. Certo, gli rispondo, ma di questa paura ne dobbiamo parlare? Da dove viene? Perché esiste e si manifesta?</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top" style="grid-template-columns:47% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="875" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=875%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1414 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=875%2C1024&amp;ssl=1 875w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=256%2C300&amp;ssl=1 256w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=768%2C899&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=640%2C749&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=1024%2C1198&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=427%2C500&amp;ssl=1 427w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?w=1094&amp;ssl=1 1094w" sizes="(max-width: 875px) 100vw, 875px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Non è contrario alla ragione che io preferisca la distruzione del mondo intero piuttosto che graffiarmi un dito</p><p>David Hume</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, direbbe sempre Hume, è tipico della natura umana agire mediante l’immaginazione. Essa, l’immaginazione, si estende oltre il reale e fa sentire vicine le cose lontane (sono saldamente fermo sul balcone in cemento armato del cinquantesimo piano e la ringhiera di ferro spesso, ben conficcata nel cemento, mi trattiene, ma intanto ho paura di cadere giù).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio amico si rammarica, si rimprovera una scarsa razionalità, immagina vicino un evento (esito infausto del vaccino) che statisticamente è molto lontano. La razionalità non gli dà nessun supporto, o meglio si rivela razionale il timore, perché in fin dei conti quello che si graffierà sarà il suo dito e non quello degli altri sconosciuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo circa un’ora di discussione concordiamo che comunque è opportuno vaccinarsi non perché sia una conclusione razionale, ma unicamente perché il calcolo utilitaristico della probabilità ci dice che è preferibile graffiarsi il dito con una puntura sul braccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, al contrario di quello che si è detto per secoli del signor Hume, nessun esito scettico. Anche per noi, come per lui, si dà scienza solo del probabile, la certezza la lasciamo ai polli d’allevamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto il mondo è ancora in piedi, indifferente alle nostre vaccinazioni. «E se il sole è sorto fino ad oggi non è detto che sorgerà anche domani» (sempre lui, il signor Hume).</p>
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		<title>Dall&#8217;Ottocento ai social, andata e ritorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 10:08:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Excursus]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre avuto un rapporto difficile con la tecnologia. Un’ostilità innata. Mi definivo “ottocentesca”, con un misto di snobismo e superiorità. Il computer, per me, è poco più di una macchina da scrivere. Poi è arrivato il Covid con il lockdown e ho dovuto fare un salto nell’iperspazio, sono piombata nel 2020 (per me 2220) [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ho sempre avuto un rapporto difficile con la tecnologia. Un’ostilità innata. Una diffidenza. Mi definivo “ottocentesca”, con un misto di snobismo e superiorità. Mi piacciono i libri di carta e non il Kindle. Amo prendere un caffè con un’amica, invece di fare una videochiamata. Preferisco mille volte una telefonata di tre secondi, piuttosto che dire le stesse cose perdendo mezz’ora per scrivere un messaggio Whatsapp. Il computer, per me, è poco più di una macchina da scrivere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è arrivato il Covid con il lockdown e, nel giro di una settimana, ho dovuto fare un salto nell’iperspazio, sono piombata nel 2020 (per me 2220) e ho imparato in pochi giorni a fare videochiamate, a utilizzare il programma per la dad (didattica a distanza); ho persino creato un test per i miei studenti direttamente on line. Insomma, mi sono dovuta adeguare al mondo che mi circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento è avvenuto così repentinamente che, un giorno (sciagurato) di due mesi fa, mi sono fatta convincere da mio figlio di 11 anni ad entrare nel magico mondo dei social…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intendiamoci, mio figlio, che mi conosce bene, mi ha detto: «Mamma, penso che Instagram sia adatto a te: devi solo mettere qualche foto, se vuoi, e poi puoi guardare il mio profilo».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=319%2C239&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1243" width="319" height="239" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=640%2C480&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=667%2C500&amp;ssl=1 667w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è sembrato un buon compromesso: niente “pipponi” chilometrici da leggere, postati da qualcuno che ha sempre qualcosa su cui pontificare; niente litigi o battibecchi da dover sopportare (mi basta per questo la chat delle mamme); niente cinguettii da seguire, imbrigliati in un numero limitato di caratteri… solo foto. «Ok, facciamolo!» ho detto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risultato? Ho postato timidamente qualche immagine. Prima paesaggi. Poi qualche foto personale (mio figlio quando era più piccolo, un compleanno, il mare in movimento intorno a me). Ho 23 follower. Tutti amici (molti sono vecchi amici). E non ho nessuna voglia di cercarne altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scorro le foto e spesso mi emoziono. A volte ho nostalgia per l’amica che non vedo da venti anni e che è ancora bellissima e senza una ruga. A volte ho un po’ di invidia guardando l’immagine di un luogo che magari non riuscirò a vedere mai per la mia paura di volare. In altri momenti mi intenerisco davanti alle foto degli amici di mio figlio, che mi sembrano improvvisamente grandissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ci sono i cuoricini… Questa storia dei cuoricini non l’ho presa bene: mica è cosa di poco conto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se metti il cuoricino, stai dicendo a qualcuno che ti piace quello che ti sta facendo vedere di sé. Perciò, se non metti il “tuo cuore”, quel qualcuno potrebbe dispiacersi, oppure offendersi. Ma, se metti il cuore a ciò che non ti piace, stai mentendo e stai mentendo a un tuo amico!</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Questa storia dei cuoricini non l&#8217;ho presa bene. Se li metti a ciò che non ti piace, stai mentendo a un tuo amico</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, vedo mio figlio che mette cuoricini a raffica. Vedo amici che distribuiscono “mi piace” come se piovesse, mentre chiacchierano amenamente a tavola con me un sabato sera al ristorante. Come fanno? Mi domando. E poi capisco l’unica e sola verità. Non c’è niente da fare: nonostante l’impegno, l’alfabetizzazione digitale a tappe forzate per il Covid e l’incoraggiamento di mio figlio, non sono riuscita a sconfiggere l’Ottocento che è in me.</p>
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		<title>L&#8217;app&#8230;(arenza) inganna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Umberto Gargiulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2020 09:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Excursus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho scaricato l’app Immuni. Sperando che serva a qualcosa. Ma gli italiani hanno molti dubbi. Ogni giorno clicchiamo centinaia di volte su "accetta", senza leggere le informative sulla privacy, ma di "Immuni" non ci fidiamo. Forse temiamo che scoprano che, mentre chiediamo scuole più moderne e servizi più efficienti, evadiamo il fisco. [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ho scaricato l’app <em>Immuni</em>. Sperando che serva a qualcosa. Sì, perché in giro non vedo molta voglia di fare altrettanto e poi gli esperti hanno detto che se non la scarica almeno il 60% degli italiani non serve a nulla…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero che hanno detto anche il contrario… Ed è vero che poi non hanno detto più nulla…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora sto aspettando che il prof. Zangrillo dica che per tracciare il virus basta aprire <em>Spotify</em> e scaricare <em>We Will Rock You</em> dei Queen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vabbè, intanto io faccio la mia parte.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Immuni.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1206" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Immuni.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Immuni.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Immuni.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Immuni.jpg?resize=640%2C480&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Immuni.jpg?resize=667%2C500&amp;ssl=1 667w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ho scaricato la app &#8220;Immuni&#8221; sperando che serva a qualcosa. I colori non mi piacciono. Non mi chiede foto, età. Ma i miei dati chi li gestirà? I servizi segreti? </p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il 60% degli italiani? Ma questa percentuale considera il fatto che molti non hanno uno smartphone? Conteggia anche mia madre, che osserva il suo cellulare con la stessa diffidenza di un capo Apache dinanzi al treno a vapore?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È con questi dubbi che scarico l’applicazione. I colori non mi piacciono, ma fa niente. Non mi chiede foto, età … Mah!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono due mesi che se ne parla e ho sentito molti diffidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo alcuni c’è un problema di privacy, secondo altri il vero tema è chi gestirà questa enorme mole di dati. E sarà vero che li cancelleranno? E i servizi segreti?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domande legittime, per carità, se a porcele non fossimo noi (lo so, questa frase l’ho detta come Titina De Filippo in <em>Totò, Peppino e i fuorilegge</em>): noi che ogni giorno diamo decine di consensi, clicchiamo centinaia di volte su “accetto”, senza neppure leggere l’informativa in tema di <em>cookies</em> (che avendo il nome di un biscotto al cioccolato non ci spaventano affatto): del resto chi ha il tempo e la vista per leggere due pagine, in carattere punto 6, di notizie tecniche incomprensibili sull’utilizzo dei nostri dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restiamo solo vagamente sorpresi quando, di tanto in tanto, il nostro telefono ci consiglia un ristorante di sushi o la pizzeria che ha appena aperto in zona. Giusto il tempo di domandarci: come avrà fatto a sapere che avevo voglia di una margherita…?</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/mobile-phone-1917737_1280.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1217" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/mobile-phone-1917737_1280.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/mobile-phone-1917737_1280.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/mobile-phone-1917737_1280.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/mobile-phone-1917737_1280.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/mobile-phone-1917737_1280.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/mobile-phone-1917737_1280.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ogni giorno clicchiamo centinaia di volte su &#8220;accetto&#8221; senza leggere le informative sulla privacy, regalando i nostri dati ad agenzie di viaggi e Pornhub. invece con &#8220;immuni&#8221; siamo diffidenti</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il dubbio (non è un vero e proprio timore) dura pochi secondi. «È la tecnologia, bellezza!», ripetiamo a noi stessi. E giù a cliccare altri consensi, a spargere in giro altre informazioni, notizie che dicono come la pensiamo, cosa ci piace, cosa ci fa paura, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto sento ragionare di sfiducia nella gestione dei dati da parte di persone che, nello stesso tempo, non hanno difficoltà a regalarli a siti di viaggi, all’applicazione che consiglia agriturismi, per non parlare delle visite a <em>Pornhub</em>: ma questo non lo ammetterà quasi nessuno, salvo chiedersi chi sono i 44 miliardi di accessi del 2019. Probabilmente li ha fatti tutti quel porco del piano di sopra!</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così, tra un’ipocrisia e l’altra, continuiamo allegramente a far funzionare la tecnologia, entusiasti di fronte alle potenzialità dell’intelligenza artificiale. Io tra questi, per carità. Del resto sono anni che vedo il bicchiere mezzo pieno, non accetterò mai di riconoscere come distopico un futuro nel quale una tecnologia che gestisce masse di informazioni (i c.d. <em>big data</em>, che detta così fa anche più figo), asseconda e anticipa i miei desideri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse c’è anche un’altra paura: siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e… evasori fiscali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non temete, non sarà così che scopriranno che chiedete una scuola più moderna, una sanità più efficiente, trasporti più veloci, ma poi avete un ISEE che vi consente di mettervi in fila a ricevere i buoni-pasto per indigenti. Non sarà con l’<em>app</em> del coronavirus che vi beccheranno a denunciare al fisco un fatturato di 8.000 euro l’anno e dichiarare alla <em>Vita in diretta</em> che ne avete persi 20.000 solo nell’ultimo mese. A fregarvi potrebbero essere proprio le ricerche su Tripadvisor, le prenotazioni su Just Eat, le visite al sito della concessionaria. Comunque nessuno le andrà a verificare, state tranquilli, sarebbe troppo facile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di questo, però, non parliamo volentieri. Di <em>Immuni</em> e della sua pericolosità, invece, discorrono in tanti. Se ti permetti di obiettare che in quel caso, però, è lo Stato (il Ministero della Salute) che gestisce le informazioni, il viso dell’interlocutore ti guarda come se avessi 8 anni e sembra quasi dire: appunto!</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="626" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/anonymous-4165613_1280.jpg?resize=980%2C626&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1208" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/anonymous-4165613_1280.jpg?resize=1024%2C654&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/anonymous-4165613_1280.jpg?resize=300%2C192&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/anonymous-4165613_1280.jpg?resize=768%2C491&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/anonymous-4165613_1280.jpg?resize=640%2C409&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/anonymous-4165613_1280.jpg?resize=782%2C500&amp;ssl=1 782w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/anonymous-4165613_1280.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ma non temete. Non sarà con &#8220;Immuni&#8221; che scopriranno che, mentre chiedete una scuola più moderna o sanità e trasporti più efficienti, evadete il fisco</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, forse il problema è proprio questo. Del resto perché dovremmo fidarci di uno Stato che in questi settant’anni ce ne ha fatte vedere di tutti i colori. Se a Via Fani, come si legge negli atti di una commissione parlamentare d’inchiesta, c’erano “anche” le Brigate Rosse; se dopo la morte del generale Dalla Chiesa la sua cassaforte in Prefettura fu svuotata mentre il corpo era ancora in strada; se abbiamo avuto fedeli servitori in divisa che discutevano con i capi-mafia di quanto fossero ragionevoli le richieste contenute nei loro pizzini. E si potrebbe andare avanti per diverse pagine. Pochi giorni fa, poi, abbiamo festeggiato pure 40 anni da Ustica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto, allora, è proprio questo: che del nostro Stato ci fidiamo poco, meno del sito di un ristorante o di una piattaforma per appuntamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo Stato, il nostro, è una Repubblica e, insomma, non è la stessa cosa. Alcune delle cose che ho ricordato si sanno perché erano uomini dello Stato quelli che hanno indagato su altri uomini dello Stato, perché mi piace pensare che Aldo Moro o Giorgio Ambrosoli, se fossero vivi, scaricherebbero l’<em>app</em> nella convinzione che alcune cose vanno fatte, semplicemente, per il bene di tutti, perché il bene di tutti non è mai la somma aritmetica del bene di ciascuno. Perché questo significa essere una Repubblica, appunto.</p>
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		<title>La fila giusta in aeroporto: mai stare dietro a donne con stivali borchiati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Meo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2020 22:05:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>George Clooney in “Tra le nuvole” è un business man sempre in viaggio, che quindi ha maturato una notevole esperienza in fatto di aeroporti. A un certo punto il protagonista dà consigli sulla fila da scegliere nei controlli di sicurezza, basandosi sulle tipologie di persone presenti in fila [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>George Clooney in “Tra le nuvole” (“Up in the air”) è un business man sempre in viaggio, che quindi ha maturato una notevole esperienza in fatto di aeroporti. A un certo punto il protagonista dà consigli sulla fila da scegliere <strong>nei controlli di sicurezza</strong>, basandosi sulle tipologie di persone presenti in fila e concludendo che la fila da preferire è quella in cui ci sono viaggiatori coreani, sempre rapidi ed efficienti nell’affrontare i controlli.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbe pensare che chi viaggia per motivi diversi da quelli di lavoro non abbia particolare fretta e quindi non faccia questo tipo di analisi per accelerare i tempi. Ma io sono napoletano. Contrariamente allo stereotipo del napoletano con approccio filosofico della vita, che apprezza i ritmi lenti e deride chi vive sempre di corsa, il napoletano vero è anche frettoloso, irrequieto e decisamente insofferente a file e semafori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi non è di Napoli forse non sa che quando sei fermo al semaforo rosso (sì, contrariamente alla vulgata, a Napoli si rispetta il rosso), immancabilmente senti il clacson di chi è in coda dietro te appena scatta il verde. Anzi in realtà, dove la visibilità dell’incrocio lo consente, il colpo di clacson parte già quando diventa rosso il semaforo di chi viene dall’altro lato dell’incrocio.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il napoletano vero (vi assucuro) è frettoloso, irrequieto e decisamente insofferente a file e semafori</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Tralascerò l’enorme inventiva di chi cerca qualunque scusa, anche la più improbabile, per guadagnare anche solo un posto in fila alle Poste o dal medico. È una apparente contraddizione, ma in realtà contraddizione non è. La vita è fatta di momenti in cui siamo noi a scegliere cosa fare e di momenti in cui decidono le circostanze. Il napoletano nel suo senso epicureo della vita e nella sua profonda esigenza di libertà vuole essere l’unico a decidere se e quando “perdere tempo”, anche quando si stratta di perdere giusto qualche secondo in più al semaforo o in una fila.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="289" height="392" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Clloney-up-in-the-air.jpg?resize=289%2C392" alt="" class="wp-image-633" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Clloney-up-in-the-air.jpg?w=289&amp;ssl=1 289w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Clloney-up-in-the-air.jpg?resize=221%2C300&amp;ssl=1 221w" sizes="(max-width: 289px) 100vw, 289px" /><figcaption>Vera Farmiga e George Clooney in una scena del film &#8220;Up in the air&#8221;</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">E qui torniamo ai viaggiatori in coda per passare i controlli di sicurezza in aeroporto. Non importa che stia viaggiando per lavoro, per visitare familiari o per turismo: quando prendo un aereo sono morbosamente attento a scegliere la fila giusta per non perdere tempo in coda e ho quindi anch’io le mie regole <strong>basate su osservazione statistica</strong>. Restano valide le categorie che in generale vanno evitate in coda: famiglie con bambini, carichi di carrozzini, biberon e altri intrugli semi-liquidi che richiedono ripetuti passaggi al metal detector; persone anziane che immancabilmente ripetono il passaggio più volte perché hanno dimenticato in tasca monete, orologi, bombe a mano, granate…</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Al controllo sicurezza, le persone anziane ripetono il passaggio perché dimenticano in tasca monete, orologi, bombe a mano&#8230;</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione alle donne con stivali borchiati, che richiedono un ulteriore passaggio, oltre ai tempi per togliere gli stivali e calzare le protezioni in plastica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fila ideale è quindi quella con molti giovani, con abbigliamento essenziale, zaino invece del trolley, scarpe da runner: in base alla composizione delle varie file bisognerà fare una media ponderata tra il numero di anziani, donne borchiate e famiglie con bambini e il gioco è fatto. Avrete risparmiato quei 40 secondi che passerete in sala d’attesa ad aspettare la partenza del volo in ritardo di 2 ore… &nbsp;</p>


<p><a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" class="img-link"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width:0" src="https://i0.wp.com/i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/80x15.png?w=980&#038;ssl=1"></a><br />Quest&#8217;opera di <a xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#" href="https://www.expost.blog" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL">https://www.expost.blog</a> è distribuita con Licenza <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/">Creative Commons Attribuzione &#8211; Non commerciale 4.0 Internazionale</a>.</p>
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