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	<title>Extreme Archivi |</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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	<title>Extreme Archivi |</title>
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		<title>Il produttore intransigente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Meo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 17:52:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[dialoghi non doppiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scene al buio, dialoghi non doppiati, inseguimenti e scritte finali: ecco un breve elenco delle scelte dei registi che risultano incomprensibili agli spettatori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono un cinefilo e spesso mi trovo &#8211; come tanti &#8211; a subire scelte dei registi che trovo incomprensibili. E ho pensato di stilare un breve elenco di quegli aspetti nella realizzazione di un film su cui sarei intransigente se fossi un produttore:</p>



<h3 class="wp-block-heading">SCENE AL BUIO</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni film si sceglie di girare numerose scene al buio per rendere più realistica la vicenda o, più spesso, per creare un ambiente di suspense. È ovvio che il buio stimoli certi angoli della nostra mente collegati alla paura, probabilmente perché i residui del nostro istinto animale ricordano che molti predatori cacciano di notte, ed è quindi probabile che il regista adotti questo espediente tecnico con quel preciso obiettivo. Il problema è che un film è arte visiva e, se non si vede niente, difficilmente si potrà seguire lo sviluppo della trama e avere una qualsiasi reazione emotiva. Magari un’illuminazione artificiale potrebbe risultare poco realistica in certi contesti, ma è forse meglio che lo spettatore segua con difficoltà quello che succede? Tra l’altro, né Hitchcock né Brian De Palma, i principali maestri della suspence, ricorrevano a scene girate al buio pesto per mettere paura: se sei bravo, la tensione la crei anche in piena luce.</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="624" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=980%2C624&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1007 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=1024%2C652&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=300%2C191&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=768%2C489&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=640%2C407&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=785%2C500&amp;ssl=1 785w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Hitchcock e Brian De Palma non ricorrevano a scene girate al buio pesto per mettere paura: se sei bravo, la tensione la crei anche in piena luce</p>
</blockquote>
</div></div>



<h3 class="wp-block-heading">DIALOGHI NON DOPPIATI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una pecca in particolare di alcuni film italiani alla ricerca del realismo, come ad esempio in alcune pellicole di Pupi Avati. In moltissimi film le scene con dialoghi sono doppiate in post produzione, per rendere il suono pulito e perfettamente comprensibile. Alcuni registi però ritengono che i dialoghi in presa diretta siano più naturali. Una considerazione condivisibile, a patto che nel cast ci siano Vittorio Gassman o Arnoldo Foà, attori con impostazione teatrale in grado di scandire le battute e tenere al tempo stesso il tono della voce abbastanza alto da essere perfettamente comprensibile anche per lo spettatore seduto in ultima fila. Quando la presa diretta viene adottata in film nei quali recitano attori alle prime armi, se non addirittura semi-professionisti, intere battute &#8211; magari fondamentali per lo sviluppo dei personaggi o per la comprensione della trama – potrebbero risultare del tutto incomprensibili, a meno di non disporre dei sottotitoli. &nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">INSEGUIMENTI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Chiunque abbia visto almeno un film d’azione, soprattutto made in Usa, ha dovuto assistere ad un inseguimento in auto più o meno catastrofico che può coinvolgere dalle 2 alle 500 auto (il record è di un film della serie Transformer con 532 auto danneggiate in un’unica sequenza). Solitamente, inoltre, buona parte dell’inseguimento avviene nella corsia di marcia opposta. Trattandosi di uno standard usato in centinaia di film, anche adottando le più avanzate tecnologie digitali, un inseguimento che superi i 3 minuti – a meno che non sia il primo film del genere che vedi in vita tua &#8211; diventa francamente noioso e appare un semplice pretesto per riempire tempo, senza aggiungere niente alla narrazione o all’emozione. Poco cambia che ad inseguirsi siano auto, camion, moto, slitte o astronavi, o che gli stuntman sporgano quasi interamente dai finestrini o salgano in piedi sul tetto del veicolo: al quarto minuto di inseguimento parte lo sbadiglio o si cerca il tasto per andare avanti velocemente….</p>



<div class="wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile"><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Un inseguimento che superi i 3 minuti diventa noioso. Al quarto minuto parte lo sbadiglio o si cerca il tasto per andare avanti velocemente</p>
</blockquote>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="606" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-07-14-alle-20.10.17.png?resize=980%2C606&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1915 size-full"/></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">SCRITTE FINALI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è l’aspetto più irritante di tutti, in grado di cambiare il giudizio su un film che magari era stato molto bello. In qualche caso, soprattutto quando è tratto da una storia vera, alla fine del film, poco prima che scorrano i titoli di coda, appaiono delle scritte che spiegano allo spettatore l’evoluzione della storia. In effetti, è più che lecito pretendere di sapere quale sia stato l’epilogo di una vicenda alla quale si sono dedicate quasi 2 ore della propria vita, anche quando il regista ha deciso di farcelo conoscere non con immagini in movimento ma con scritte esplicative. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero mistero, però, è perché queste scritte, decisive, siano alternativamente o contemporaneamente: troppo piccole, troppo veloci, troppo sintetiche. Si potrebbe avere almeno il buon gusto di informare lo spettatore con scritte a caratteri sufficientemente grossi da essere leggibili per una popolazione mediamente anziana e che appaiano sullo schermo per una durata sufficiente a consentirne la lettura integrale. E passi quando il film lo vediamo in tv, sul tablet o sul pc, e possiamo mettere in pausa per poter leggere su un fermo immagine, ma per il cinema non c’è nessuna scelta artistica o espediente tecnico che tenga: si tratta di incuria e mancanza di rispetto per lo spettatore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se fossi un produttore, bloccherei l’uscita di un film finché le scritte finali non fossero rese sufficientemente leggibili per tutto il tempo necessario ad un bambino di seconda elementare.</p>
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		<title>La settimana che ha smarrito l’articolo, nel Paese delle “spesse volte”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 16:06:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia della Crusca]]></category>
		<category><![CDATA[ci vediamo settimana prossima]]></category>
		<category><![CDATA[expost.blog]]></category>
		<category><![CDATA[next week]]></category>
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		<category><![CDATA[spesso o spesse volte?]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”? Sempre più persone dicono: «Ci vediamo settimana prossima». Perché? Sarà una specie di virus che si diffonde inesorabilmente, e per il quale occorrerebbe un vaccino.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dovevo essere distratto, sicuramente ero intento a far altro, e ve lo giuro: non me ne sono accorto. Non riesco proprio a ricordare quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”. Ci deve essere stato un momento che ha dato l’avvio a questa abitudine, purtroppo sempre più diffusa, di eliminare quella parte variabile del discorso la quale, secondo la grammatica italiana, si colloca prima di un nome o una parola. Si tratta &#8211; suppongo &#8211;&nbsp; di una specie di virus, visto che si diffonde con una velocità preoccupante, e che agisce un po’ come il covid (solo che quello azzerava gusto e olfatto). La colpa, questa volta, non possiamo darla ai cinesi, e men che meno ai pipistrelli, che d’italiano non ne sanno un’acca. La colpa è nostra, che di prenderci cura delle cose &#8211; e in questo caso della lingua &#8211; non abbiamo proprio voglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non occorre scomodare l’Accademia della Crusca (che ovviamente ritiene corretta la forma con l’articolo) per ipotizzare che magari c’è chi, nello scopiazzare la classica espressione inglese “next week” (che non richiede l’articolo), si senta più moderno, al passo con i tempi (probabilmente questo soggetto direbbe: più smart). In fondo &#8211; sosterrebbe probabilmente costui &#8211; che “settimana” è un termine femminile lo sappiamo: che bisogno c’è di metterle accanto l’articolo? È una perdita di tempo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è per questo che la moda si è sviluppata prima a Milano, dove la gente lavora ininterrottamente e, quando stacca, va di corsa in barca o a sciare per il weekend. Con questi ritmi non è possibile sprecare nemmeno un centesimo di secondo per costruire una frase correttamente. Quello che mi stupisce, però, è sentire sempre più napoletani salutarti con un: «Ci vediamo settimana prossima». Lo sanno tutti che noi napoletani non abbiamo questo assillo del lavoro (per chi ce l’ha) e passiamo la giornata a bere caffè, a cantare, a mangiare pizze piegate a libretto davanti al murales di Maradona. Allora mi chiedo: che senso ha risparmiare un attimo nel pronunciare un’espressione che, privata dell’articolo, diventa davvero brutta?</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:34% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="980" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=980%2C980&#038;ssl=1" alt="Open Italian dictionary with torn pages on wooden desk" class="wp-image-1728 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=640%2C640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=500%2C500&amp;ssl=1 500w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<h2 class="wp-block-heading">Quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”? Si tratta di una specie di virus, visto che si diffonde con una velocità preoccupante. Servirebbe subito un vaccino</h2>
</blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">E passi per i politici, sui quali non mi dilungo perché abbiamo tutti perso le speranze che possano essere &#8211; o quanto meno apparire &#8211; migliori degli elettori. Che dire dei numerosi giornalisti e scrittori contagiati da questo virus? Loro con le parole ci lavorano: andrebbero curati subito con un vaccino obbligatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma che le cose sarebbero andate così avrei dovuto capirlo qualche decennio fa, quando l’allora direttore del più grande quotidiano nazionale, ad ogni pie’ sospinto, ci regalava l’espressione “spesse volte”, oggi diventata di dominio pubblico. Eppure si dà il caso che il termine “spesso”, quando è avverbio, cioè quando lo usiamo per indicare una cosa che succede di frequente, non può essere declinato al plurale e non ha una sua forma femminile. È “spesso”, punto e basta. Altrimenti, è aggettivo. Ma, a quel punto, significa tutt’altro: e cioè, si fa riferimento allo spessore di una cosa. Quindi, l’espressione “spesse volte” potrebbe riferirsi ad un elemento architettonico di una chiesa o di un’antica costruzione avente volte molto consistenti: appunto, “spesse”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà l’età che avanza inesorabilmente ma, nel corso del tempo, ho sviluppato una crescente allergia a queste espressioni urticanti, che vi prego di non utilizzare, soprattutto combinate: fatelo per il mio bene. Ormai vivo nel terrore di morire per shock anafilattico se qualcuno un giorno dovesse dirmi: «Amico mio, ci vediamo a Capri settimana prossima, io ci vado spesse volte».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Alla ricerca di un senso nel Kaos di Cacciari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Aitan Moon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 19:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
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		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimo Cacciari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ed eccomi qua, ci sono cascato: ho comprato “Kaos”, il libro di Massimo Cacciari e Roberto Esposito. Speravo in una lettura che si aggrappasse a qualche elemento concreto. Invece...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ed eccomi qua, ci sono cascato: ho comprato “Kaos”, il libro di Massimo Cacciari e Roberto Esposito. Non parlo di quest’ultimo, più ferrato e incisivo in ambito politico, ma dei fuochi d’artificio linguistico-filosofici che il filosofo veneziano spara dando nuove vesti al suo protagonismo di pensatore in Tv. Il mondo è nel Kaos, ma non vi spaventate, la chiave di lettura la troverete ripercorrendo i sentieri del mito. Ripassate Esiodo, comprate le metamorfosi di Ovidio e se non capite sono cavoli vostri! L’informazione parte da lontano, con il chiaro intento di riempire pagine. Il tutto per dimostrare la centralità dello “spazio da conquistare” come motore dell’agire di dominio. E così si parte da Poseidone che è costretto a conquistare il mare diventando sposo di Gaia, che però con il tridente conserva i suoi strumenti terranei, e mira sempre alla conquista della terra. Poi si passa ad Omero che chiama l’Oceano ἀψόρροος, con tutto l’apparato mitologico che ne segue fino ad Odisseo, il tutto per dimostrare che chi “voglia dominare sul Globo deve saper navigare l’Oceano”.</p>



<p class="is-style-default wp-block-paragraph">Ma non basta, bisogna andare oltre, l’acqua è avvolta nell’aria: il potere politico dovrà affrontare questa terza navigazione, perché il radicamento spaziale deve essere completo. E così si va avanti mentre il lettore attende chiarimenti su questo Kaos. Pensava di aver acquistato il libro con la speranza di una lettura che si aggrappasse a qualche elemento concreto. Invece la narrazione va in tutt’altra direzione Che la politica si stia esaurendo nell’economico, per Cacciari è solo una profezia che si rimanda sine die.</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:36% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="887" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=980%2C887&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1701 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=1024%2C927&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=300%2C272&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=768%2C695&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=640%2C579&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=552%2C500&amp;ssl=1 552w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?w=1170&amp;ssl=1 1170w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-left is-style-lead wp-block-paragraph">Che la politica si stia esaurendo nell’economico, per Cacciari è solo una profezia che si rimanda sine die. forse non compra nulla da Amazon, non usa Pay Pal, non sa che Trump e i suoi amici hanno visto aumentare in modo esponenziale i loro patrimoni </p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
</blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Chissà, forse non compra nulla da Amazon, non usa Pay Pal, forse non sa che Trump e i suoi amici hanno visto aumentare in modo esponenziale i loro patrimoni, senza aver bisogno di conquiste spaziali (tra l’altro solo minacciate, vedi Groenlandia). Più che dello spazio fisico bisognerebbe rivolgersi allo spazio virtuale: è qui che l’elemento economico si salda con il dominio sugli esseri concreti. Siamo diventati dei dati che camminano, con il corpo sostituito da algoritmi funzionali ai pochi dominatori delle reti digitali. Questo spazio è direttamente dipendente dal tempo, che non può essere messo in secondo piano. È nelle frazioni di secondo che le grandi transazioni economiche, le speculazioni, l’insider trading si salda con il potere dove gli stati nazione esistono, in alcuni casi, come sala da pranzo del dominio politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il testo, nella sua scontata pretenziosità, si infrange sugli scogli dell’astrattezza metafisica. Lo sfoggio di complessità serve solo a nascondere un vuoto, ovvero una non chiara visione dei concreti fattori che potrebbero generare questo ipotetico Kaos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Illuminante questa parte della recensione di Alfonso Berardinelli pubblicata su Il Foglio: «Nella premessa viene promesso tutto il vuoto in cui il libro consiste fino all’esasperazione, benché Esposito poi si farà capire un po’ meglio di Cacciari. Ma i due sono complici nel non saper cosa dire.»&nbsp; Non vi aspettate, quindi, analisi che vi aiutino ad orientarvi nell’odierno Kaos mondiale. Più semplicemente vi informa, il filosofo della laguna, che siamo nel Kaos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aitan Moon</p>
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		<title>Da Beslan a Kiev, gli occhi chiusi del mondo su Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[Beslan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 3 settembre del 2004, Vladimir Putin dà l'ordine di effettuare un blitz per liberare 1.200 persone (in prevalenza bambini) tenuti in ostaggio da 32 terroristi in una scuola di Beslan. È stato appena rieletto presidente della Federazione Russa con un plebiscito e fornisce una tragica prova di determinazone e cinismo, che l'Occidente ha poi sottovalutato per quasi vent'anni. [...]  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«<em>Corpi straziati, bambini che urlano e fuggono nudi senza nemmeno sapere che direzione prendere, madri che portano al collo bimbi senza vita o con il corpo devastato da esplosioni, pallottole, dal crollo del tetto di un edificio o da chissà cos’altro. Il terrore è nei loro occhi che si specchiano con quelli dei padri, pieni di rabbia, disperazione e impotenza. Queste le immagini di un massacro al quale, ieri, il mondo ha assistito con orrore, e per il quale nessuno riesce a trovare una giustificazione possibile</em>.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è la cronaca di quello che è successo ieri in Ucraina, ma l’incipit di un articolo che scrissi in occasione della strage di Beslan del 3 settembre 2004. Ovviamente io non ero in Ossezia del Nord ma, pur seguendo la vicenda da Napoli attraverso le agenzie (ero caposervizio del quotidiano Napolipiù), quei fatti mi segnarono profondamente e non riesco a dimenticarli: per me hanno rappresentato la dimostrazione pratica dell’assurdità della “guerra”, mirabilmente descritta da Voltaire nel Dizionario filosofico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="572" height="88" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?resize=572%2C88&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1566" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?w=572&amp;ssl=1 572w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?resize=300%2C46&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 572px) 100vw, 572px" /><figcaption>Titolo di Napolipiù del 4 settembre 2004, con bilancio provvisoro delle vttime </figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’episodio mi è tornato alla mente guardando le immagini dell’invasione russa dell’Ucraina. Ed è tornata alla mente anche a chi, come me, in quei giorni dovette decidere cosa pubblicare e cosa non pubblicare, il caporedattore del giornale, Enzo Colimoro, che stamattina mi ha telefonato per sapere se avevo ancora in archivio quelle pagine. Ed in effetti le conservo. In quei giorni, insieme al direttore Giorgio Gradogna, agli altri colleghi della redazione (in particolare al caposervizio di cronaca, Antonio Di Costanzo), discutemmo a lungo sull’opportunità, o meno, di pubblicare le foto dei bambini che piangevano terrorizzati, mentre scappavano nudi, feriti, morti dentro. Erano dei minori, è vero, e la deontologia ci diceva di non pubblicare. Ma, guardando quelle orribili immagini, ebbi l’impressione che difficilmente la loro pubblicazione in una città lontanissima come Napoli avrebbe potuto procurare a quei bimbi un danno ulteriore. Quindi insistei molto, e alla fine le mettemmo in pagina. Fu una scelta dolorosa, ma indispensabile. Non avrei saputo inventare nessuna parola più efficace di quegli occhi smarriti, di quei corpi martoriati per raccontare l’assurdità alla quale stavamo assistendo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=315%2C450&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1571" width="315" height="450" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?w=566&amp;ssl=1 566w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=350%2C500&amp;ssl=1 350w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /><figcaption>Una delle pagine di Napolipiù del 5 settembre 2004</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Immagini che conservo non solo in archivio, ma precise nella mente. Immagini che oggi non pubblicherò, se non in piccola parte, garantendo che quelle che ometto sono molto peggiori. Non avrebbero senso oggi. Ma forse potrebbe aver senso, purtroppo, nei prossimi giorni, mostrare al mondo che cos’è davvero la guerra, quali ne sono gli effetti reali sulle persone: le cartine con i carrarmati servono per giocare al Risiko non per scuotere coscienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa successe in quei giorni? Il primo settembre, 32 terroristi (ceceni e islamici) sequestrarono circa 1.200 persone, soprattutto bambini, in una scuola di Beslan (città della regione del Caucaso appartenente alla Federazione Russa). Dopo trattative andate a vuoto, il 3 settembre, i russi entrano nella scuola con un’azione di forza: il bilancio fu di circa 330 morti, 186 dei quali bambini, ed oltre 700 feriti. Sul motivo per il quale i russi decisero il tragico blitz ci sono molte versioni contrastanti (un errore, un’esplosione improvvisa che fece temere per la vita degli ostaggi (provocata da chi?), informazioni sbagliate su quello che stava succedendo nella scuola). Sappiamo però chi diede l’ordine di entrare: fu Vladimir Putin, appena rieletto per la seconda volta presidente della Federazione russa con il 71% dei voti, un plebiscito.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="250" height="227" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan5-1.png?resize=250%2C227&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1570 size-full"/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>32 terroristi ceceni e islamici sequestrarono 1.200 persone in una scuola, quasi tutti bambini. Dopo due giorni Putin ordinò il blitz: fu una strage</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è dubbio che la responsabilità principale di quelle morti fu dei terroristi, tanto che a Putin e al popolo russo arrivarono le dovute condoglianze di tutti i capi di Stato e di Governo del mondo, ma possiamo affermare con altrettanta certezza (e la stampa internazionale lo fece all’epoca) che in nessuno stato democratico, ed in particolare in Italia, sarebbe mai stata accettata dall’opinione pubblica l’idea di un blitz in una scuola piena zeppa di bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’episodio mostrò al mondo la feroce e cinica determinazione di un autocrate che, negli anni seguenti, è stato quanto meno tollerato dall’Occidente e, da alcuni leader politici (da Trump in giù), addirittura additato come esempio di efficienza da seguire. Molti adulatori li ha avuti anche in Italia: è inutile farne i nomi, perché li conoscono tutti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="561" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=980%2C561&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1567" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=1024%2C586&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=300%2C172&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=768%2C440&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=640%2C366&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=874%2C500&amp;ssl=1 874w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?w=1347&amp;ssl=1 1347w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption>Sezione di pagina da Napolipiù del 5 settembre 2004</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Questa sottovalutazione del &#8220;pericolo Putin&#8221; è figlia di una realpolitik di corto respiro che ha fatto dimenticare a tanti che l’interesse maggiore dell’Europa, la sua ragione fondativa, è la pace basata sull’unità dei popoli, quella pace e quell’unità che l’invasione dell’Ucraina rischia di far andare in frantumi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vincere la guerra contro le autocrazie, quindi, più che i soldi e le armi (a volte, purtroppo, indispensabili) servono valori saldi, serve ricordarsi che le democrazie occidentali non sono un incidente della storia ma faticose conquiste che vanno difese innanzitutto da noi stessi, dai nostri troppi compromessi, dalla nostra cecità. L’antidoto al terrore è aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà, che già prorompeva dagli occhi di quei bambini di Beslan sui quali, invece, abbiamo abbassato lo sguardo.</p>
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		<title>Taitichinchan, stanchi del lockdown aboliscono lo Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 18:04:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I cittadini del Taitichinchan, stufi delle privazioni imposte per la pandemia, con un referendum hanno abolito lo Stato: via libera a movida e spritz. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">In un piccolo stato dell&#8217;America del Sud, il Taitichinchan, hanno fatto un esperimento molto interessante. La stampa ne ha dato poco risalto, la notizia la conoscono in pochi, in genere solo gli affezionati alle riviste di geopolitica. Afflitti dal perdurare della pandemia, stanchi delle privazioni della libertà imposte dallo Stato, una democrazia presidenziale, i cittadini, con un referendum, hanno deciso di sospendere per un lungo periodo tutti i poteri statali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gente, libera, ha dato finalmente sfogo alla propria sete di vita: movida, spritz, ristoranti pieni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inevitabilmente il virus è diventato devastante, con un numero di morti e di persone malate fuori controllo. In un primo momento dei gruppi organizzati, nella più classica delle tradizioni, hanno dato avvio alla caccia dei responsabili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i primi ad essere accusati per la diffusione del virus c&#8217;è stata la minoranza etnica degli istriemiti, un antico gruppo indigeno relegato in una riserva ai confini della foresta pre-amazzonica. La loro abitudine di nutrirsi di animali selvatici ha scatenato i sospetti che, naturalmente senza alcuna verifica, sono diventate certezze. Il gruppo è stato totalmente isolato con la costruzione di un recinto di filo spinato ad alta tensione lungo tutto il perimetro della riserva. Sono bastate due settimane per constatare che nessun caso di infezione da covid 19 si era verificata nella riserva, mentre il numero di malati e di infetti in tutto il piccolo stato continuava a crescere vertiginosamente.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura, non più mitigata dalla ricerca dei responsabili, ha preso il sopravvento e la gente si è chiusa in casa: niente parrucchiere, niente palestra, ristorante, bar, spritz, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In assenza del potere statale, esaurita la possibilità di trovare altri responsabili, a queste categorie (ristoratori, barbieri, venditori di spritz), così come alla maggior parte dei cittadini, non rimaneva che prendersela direttamente con l&#8217;invisibile virus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si racconta che per strada il popolo disperato prendeva a schiaffi l&#8217;aria, mentre altri pregavano per il ritorno di un potere centrale che facesse qualcosa.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In assenza del potere statale, il popolo disperato prendeva a schiaffi l&#8217;aria</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il capro espiatorio (lo Stato) che prima era stato soppresso ora li avrebbe dovuti salvare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fatto abbastanza insolito è che questi abitanti pregavano per il ritorno di un potere comune che ne regolasse l’esistenza, ma non capivano verso quale direzione indirizzare le loro suppliche che si disperdevano nell’aria quasi come un bisbigliato passaparola.</p>
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		<title>Liberate i negazionisti!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 09:43:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[complottista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se un tizio attraversa i binari mentre sfreccia il treno ha un’alta probabilità di rimetterci la pelle, questo è un fatto, ed è immediatamente evidente. Poi si passa alle interpretazioni: si è suicidato? era ubriaco e non si è accorto del treno? ha tentato di attraversare i binari ma non ha ben calcolato i tempi? Intanto non resta che organizzare il funerale, e questo è un altro fatto. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Io non sono un negazionista, non lo sono mai stato, non ho mai negato la realtà, a differenza di altri che si accontentano di interpretarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un tizio attraversa i binari mentre sfreccia il treno ha un’alta probabilità di rimetterci la pelle, questo è un fatto, ed è immediatamente evidente. Poi si passa alle interpretazioni: si è suicidato? era ubriaco e non si è accorto del treno? ha tentato di attraversare i binari ma non ha ben calcolato i tempi? Intanto non resta che organizzare il funerale, e questo è un altro fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c’è una pandemia si rischia di morire? “Sì, ma: muoiono solo i più fragili, chi era già malato” (i più fragili è sempre un altro non identificato). “Ne muoiono di più con gli incidenti stradali!” (allora aspettiamo una più ampia diffusione del virus così finalmente potremo dire di aver raggiunto il record).</p>



<p class="wp-block-paragraph">“È l’ennesimo tentativo, segno dell’epoca, di imporre una dittatura sanitaria”. Chi sarebbe il dittatore? Il ministro della salute? Dove non si è fenomenizzata la cosiddetta dittatura sanitaria è comparsa la dittatura economica espressa in concreti indirizzi di governo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La causa finale, il fine o il disegno degli uomini (che naturalmente amano la libertà e il dominio sugli altri) nell’introdurre quella restrizione su loro stessi (in cui li vediamo vivere negli stati) è la previsione di ottenere con quel mezzo la propria preservazione e una vita più soddisfacente.</p><p><em>Thomas Hobbes, Leviatano</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Inutile negare che in Usa e in Brasile la politica minimizzatrice è tesa a salvaguardare il totem dell’economia: così si muore due volte, per il virus e per l’economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, mi chiedo per un altro verso, se la diffusione del virus corrisponde ad un piano che vuole imporre una “dittatura sanitaria”, perché non pensare che potrebbe essere un disegno di “rinascita del mercato” che, senza tragedie planetarie, potrebbe essere destinato alla stagnazione? Perché il complottista non pensa che le grandi ripartenze, in economia, sono accadute dopo le grandi tragedie? Dalle macerie dell’Italia è nato il boom economico (con il quale ancora campiamo di rendita), per non parlare della potente Germania, ecc. Quindi un serio complottista, se vuole allargare il campo del suo “delirio”, dovrebbe includere anche questo tipo di cospirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dittatura sanitaria implica perdita della libertà, questa è l’equazione del complottista: ma di quale libertà parla? Credo si tratti di una libertà immaginaria, quel volo del moscone di cui parlava Gaber.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I classici ci insegnano che la vera libertà si esprime sottomettendosi a quel potere superiore che chiamiamo Stato. Preservazione significa salvaguardia del bene più prezioso che è la vita, quello che nella Costituzione è il diritto alla salute (con tutti i limiti che si porta dietro l’idea di diritto). Lo stato moderno nasce da questa “semplice” osservazione, la libertà che si compie nel vincolo, poiché senza il vincolo la libertà non avrebbe senso (liberi da cosa?).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È così che il complottista, con la teoria della macchinazione, invoca la libertà per se stesso, ignorando il vincolo che lo rende libero: lo stato, la comunità.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In generale, il Diritto è la Libertà in quanto Idea [unità di concetto e realtà]</p><p><em>G.W.F. Hegel, Lineamenti della Filosofia del Diritto</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Andando nello specifico poi, l’amante della libertà, il tenace oppositore alla dittatura sanitaria, invoca l’abuso di Dpcm del governo italiano. A nulla seve rispondere che tutte le grandi democrazie europee hanno imposto forti limitazioni della libertà con i loro strumenti legislativi: cambiati i mezzi il fine è raggiunto allo stesso modo, anche nella nazione dei “freedom lovers”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione: liberate i negazionisti che, privi di vincoli, si renderanno consapevoli di quanto li rende schiavi la libertà immaginaria.</p>
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		<title>Diego come Prometeo, portatore di luce punito dagli dei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Meo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 18:03:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In molti hanno sempre considerato Maradona alla stregua di una divinità. Ma quale? Probabilmente, quella che ha più punti di contatto con Diego è il Titano Prometeo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In molti hanno sempre considerato Diego Maradona alla stregua di una divinità, a maggior ragione dopo la sua morte: in Argentina c’è la Chiesa Maradoniana, a Napoli si trovano vari tabernacoli a lui dedicati nelle strade del centro, in tutto il mondo semplicemente si trasforma il soprannome “El Diez” in “D10S”.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma che tipo di divinità può essere uno che faceva indubbiamente dei miracoli in campo, ma senza mai rinunciare al proprio lato umano? Probabilmente la divinità che ha più punti di contatto con Diego è il Titano Prometeo, figura della mitologia greca, un dio che avrebbe potuto godere tranquillamente del suo status, ma preferisce invece lottare a favore degli uomini finendo per inimicarsi gli dei. Il primo punto di contatto è la dualità del Titano rispetto al suo gemello Epimeteo, con gli stessi nomi a rilevare le qualità dei due fratelli: Prometeo è “colui che riflette prima”, il gemello è “colui che riflette dopo”, cioè agisce con avventatezza. Nel film di Kapadia è ben spiegato il dualismo tra Diego, un giovane ragazzo povero che trova nel calcio la possibilità di comprare una casa ai genitori e mettere su famiglia e il suo alter ego Maradona, il divo mondiale conteso da tutti e da cui tutti vogliono ottenere qualcosa, finendo per rovinargli la vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo episodio in cui Prometeo si schiera dalla parte degli uomini è un banchetto a cui l’umanità è invitata a partecipare insieme agli dei: in questa occasione Prometeo nasconde le parti migliori di un bue nella pelle avvizzita e copre le ossa con grasso lucente, per trarre in inganno Zeus, che infatti sceglie le ossa e lascia inconsapevolmente la carne agli uomini. Come non vedere un’analogia di questo episodio con la famosa “mano de dios”, che irride il potente Impero Britannico che ha occupato le Malvinas e vendica i caduti argentini con l’unica arma a disposizione di una nazione più debole, l’astuzia? È proprio in seguito a questo episodio che Zeus infuriato decide di punire gli uomini togliendo loro il fuoco e condannandoli a una vita al buio e al freddo. Prometeo, ancora una volta incurante delle conseguenze delle sue azioni, si reca di nascosto nell’antro di Efesto (il dio Vulcano della mitologia romana che rimanda naturalmente al Vesuvio) per rubare una scintilla e portarla agli uomini, donando loro l’accesso al fuoco. Quando Zeus si accorge del furto e dell’affronto che gli è stato fatto punisce Prometeo facendolo incatenare ad una roccia, mentre un’aquila gli divora il fegato che ricresce di notte per prolungare il supplizio in eterno.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:auto 46%"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="344" height="463" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/12/Maradona-BN.jpg?resize=344%2C463&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1354" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/12/Maradona-BN.jpg?w=344&amp;ssl=1 344w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/12/Maradona-BN.jpg?resize=223%2C300&amp;ssl=1 223w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Come Prometeo, che ruba una scintilla ad Efesto per donare il fuoco agli uomini, Maradona ruba agli dei la scintilla della sua abilità restituendo all&#8217;umanità il fuoco del divertimento</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le analogie con Maradona sono davvero molte: la divinità del calcio che ruba agli dei la scintilla della sua abilità sublime e restituisce all’umanità il fuoco del divertimento, ma anche l’orgoglio agli argentini dopo la sconfitta delle Malvinas e ai napoletani la voglia di rivincita dopo gli anni bui del post terremoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma come in tutte le tragedie greche l’eroe è vittima del fato e delle proprie scelte. E così come per Prometeo, nonostante le migliori intenzioni, la vita professionale e umana di Maradona è stata una continua serie di cadute seguite da incredibili risalite, proprio come un fegato divorato che miracolosamente ricresce, in un supplizio senza fine. Il passaggio celebrato al Barcellona, una delle squadre più forti d’Europa, seguito da una serie di interruzioni, prima per un’epatite virale e poi con la caviglia magica, la sinistra, devastata da un fallo criminale di un difensore dell’Athletic Bilbao. Il recupero a tempi record e poi la definitiva rottura con l’ambiente catalano nel quale non si era mai sentito a proprio agio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso degli anni nel Napoli e nella Nazionale argentina le grandi vittorie costellate da mille piccoli infortuni, sempre rattoppati con infiltrazioni di antidolorifici, perché doveva sempre essere in campo, anche azzoppato, per far paura agli avversari e regalare magie anche da fermo. La lotta contro il proprio metabolismo e le proprie dipendenze ed i continui recuperi di forma, ogni volta che si avvicinava un mondiale, con un’incredibile forza di volontà che prevaleva sulla natura e la debolezza del corpo.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Diego Maradona è il più grande ed il più amato degli eroi epici moderni perché ha vinto sempre “nonostante”</p></blockquote></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il ritiro mille cadute, l’obesità, un infarto, l’artrosi, un edema subdurale e ogni volta la forza di rinascere, di rialzarsi e ripartire da una nuova sfida. Diego Maradona è il più grande ed il più amato degli eroi epici moderni perché ha vinto sempre “nonostante”: nonostante non giocasse nelle squadre più forti, nonostante gli infortuni, nonostante le dipendenze, nonostante i limiti del proprio corpo. E come i miti greci è amato proprio perché unisce divinità a umanità, virtù a vizio, vittoria a sconfitta, con la capacità di rialzarsi da tutte le cadute, tranne dall’ultima del 25 novembre 2020.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il mito di Prometeo è ripreso anche da Leopardi nell’operetta morale “La scommessa di Prometeo”, in cui il Titano scommette con il suo amico Momo, sostenendo che il genere umano sia la migliore opera mai realizzata dagli dei e per provarlo si reca in cinque luoghi del mondo abitato alla ricerca delle prove che l’uomo è la più perfetta creatura dell’universo. Purtroppo, dopo aver visitato solo tre dei cinque luoghi stabiliti, Prometeo paga la scommessa all’amico, di fronte all’evidenza della pochezza del genere umano. È un po’ come se Maradona avesse avuto la possibilità di leggere in questi giorni certi vigliacchi commenti sulla sua vita da parte di molti che neanche lo hanno mai conosciuto, ma si arrogano comunque il diritto di emettere sentenze senza appello, dal loro rancoroso e misero pulpito, solo per dare un minuto di notorietà alle loro squallide vite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie Diego, Titano del calcio, per aver rubato per noi la scintilla, grazie per averci donato il fuoco e perdonaci per non aver mai capito fino in fondo il terribile supplizio a cui sei stato condannato da divinità ingiuste, infuriate perché eri sempre dalla parte dei più umani degli uomini.</p>
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		<title>Evviva, evviva: la colpa è di Ancelotti!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2020 21:09:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La pace è tornata, i legami che rischiavano di spezzarsi nel team del Napoli si sono rinsaldati. Insigne, che si sentiva messo in discussione da Re Carlo, adesso gioca sempre e nella posizione che piace a lui. Sembra il finale di una bella fiaba. Ma bisogna eliminare il "mostro", alrimenti il bel finale non può esistere. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La pace è tornata, i legami che rischiavano di spezzarsi nel team del Napoli si sono rinsaldati, tutto è tranquillo, tutti d’amore e d’accordo. Il nervosismo di Insigne che si sentiva messo in discussione da Re Carlo è solo un antico ricordo, adesso gioca sempre e nella posizione che piace a lui, con i tentativi di penetrazione in area che preferisce, il canonico tiro a giro (che a volte gira e a volte no). Sembra il finale di una bella fiaba.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, la fiaba, per avere un bel finale deve eliminare il “mostro”, senza il sacrificio e la soppressione del “mostruoso” il bel finale non può esistere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei momenti di grande trambusto, all’epoca dell’ormai quasi rimosso “ammutinamento”, i colpevoli erano i giocatori (vedi multe), l’unico che si presentò e obbedì all’ordine del ritiro fu Ancelotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle cronache dei giornali (anche in quelli che parlano solo del Napoli) le diverse versioni della sceneggiata negli spogliatoi si rincorrevano e cambiavano ogni ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi sono tutti pentiti, oggi hanno capito di aver sbagliato. Lo dice il presidente De Laurentiis: «Avrei dovuto mandarlo via dopo il primo anno, non sei fatto per il tipo di calcio che vogliono a Napoli» (intervista al Corriere dello Sport).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure quando ingaggiò Ancelotti qualcuno gli chiese: «Presidente comprerà un top player?». E lui rispose: «Il nostro top player è Ancelotti».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non aveva comprato un top player ma un capro espiatorio.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:53% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="649" height="492" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Acelotti-de-laurentiis.jpg?resize=649%2C492&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1268" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Acelotti-de-laurentiis.jpg?w=649&amp;ssl=1 649w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Acelotti-de-laurentiis.jpg?resize=300%2C227&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/Acelotti-de-laurentiis.jpg?resize=640%2C485&amp;ssl=1 640w" sizes="(max-width: 649px) 100vw, 649px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>De Laurentiis annunciò: «Il nostro top player è ancelotti». ma, in realtà, aveva acquistato un capro espiatorio</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati del Napoli, a parte la Coppa Italia, non sono esaltanti. Un continuo altalenarsi di prestazioni convincenti ad altre deludenti con i problemi cronici rimasti quasi immutati: scarsa precisione nelle conclusioni in porta (si realizza molto poco in rapporto a quel che si crea), amnesie in difesa che determinano realizzazioni da parte degli avversari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si guardano i risultati, in termini di classifica, sotto il profilo dei numeri assoluti il miglioramento si vede, ma le distanze dalle concorrenti in Champions rimangono abissali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo ipotizzare comunque che il vero salvatore del Napoli è Ancelotti?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la teoria del capro espiatorio sicuramente sì: ecco perché.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancelotti ha:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Disinnescato il conflitto tra giocatori e dirigenza ergendosi come bersaglio legittimo e non pericoloso. Infatti nessuno potrà vendicarlo e neppure lui stesso potrà farlo essendosi accordato secondo i patti contrattuali.</li><li>Il suo sacrificio ha cementato di nuovo il rapporto dei calciatori con la dirigenza poiché entrambe le parti hanno accettato per vera “la menzogna”, cioè si sono accordati sul fatto che la colpa è solo di Ancelotti (mentre entrambe le parti sanno che così non è).</li><li>Con il sacrificio, giocatori e dirigenza, hanno sviato le critiche da parte della tifoseria concentrandole su Carlo Ancelotti: adesso anche il tifoso è (momentaneamente) non più esacerbato nei confronti della squadra e dei dirigenti.</li><li>Ancelotti è facilmente sacrificabile poiché appartiene alla schiatta reale degli allenatori e quindi talmente elevata e inavvicinabile da rendere la sua immolazione un atto di grandissimo valore: il capro espiatorio deve essere il capro più grande e più bello.</li><li>Tifosi, squadra e dirigenza si sono convinti che uno solo è responsabile di tutto, in lui c’era “il male” che li contaminava tutti, una volta rimosso anche “il male” scomparirà.</li><li>Purtroppo così non è.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questo breve scritto, naturalmente, è stato solo il tentativo di applicare, con leggerezza, una celebre teoria del capro espiatorio al calcio, mi auguro che il tentativo sia riuscito.</p>
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		<title>Il Tutina, una vera piaga sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Meo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 14:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[ciclista]]></category>
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		<category><![CDATA[Merckx]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune regioni d’Italia, soprattutto nei mesi estivi, sono preda di una terribile piaga che rende meno gradita la bella stagione ad automobilisti e pedoni: il ciclista in tutina. Appassionati di ciclismo, che appena il clima lo consente indossano una tutina aderente con tutti gli sponsor possibili come se fossero al Tour de France e scorrazzano liberi, da soli o in gruppo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alcune regioni d’Italia, soprattutto nei mesi estivi, sono preda di una terribile piaga che rende meno gradita la bella stagione ad automobilisti e pedoni: il ciclista in tutina. Intendiamoci, non si tratta di quegli eroi che vanno a lavorare o in generale si spostano in bici, per motivi ecologici, salutistici o per l’impossibilità economica di permettersi un’auto. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi riferisco invece a quegli appassionati di ciclismo, che appena il clima lo consente indossano una tutina aderente con tutti gli sponsor possibili come se fossero al Tour de France e scorrazzano liberi per le strade statali o provinciali, da soli o in gruppo: per semplicità chiameremo questo fenomeno “il tutina”, visto che è questo connotato che lo distingue dagli altri ciclisti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Comportamento in natura del ciclista della domenica</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutina spesso odia indistintamente pedoni ed automobilisti, in quanto rappresentano degli inopportuni ostacoli alla sua attività sportiva, dimenticando che questi si spostano per necessità e non per hobby o piacere. Il tutina solitamente non rispetta il codice stradale: non scende dalla bici se passa sulle strisce pedonali, raramente rispetta la precedenza, si ritiene il padrone incontrastato delle rotatorie.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top" style="grid-template-columns:auto 48%"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="676" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Ciclisti3.jpg?resize=980%2C676&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1158" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Ciclisti3.jpg?resize=1024%2C706&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Ciclisti3.jpg?resize=300%2C207&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Ciclisti3.jpg?resize=768%2C530&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Ciclisti3.jpg?resize=640%2C442&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Ciclisti3.jpg?resize=725%2C500&amp;ssl=1 725w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Ciclisti3.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il tutina è intimamente convinto di trovarsi alla Parigi-Roubaix e scambia gli insulti dei pedoni per incitamenti</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi comportamenti non derivano però da inciviltà o da irresponsabilità: il tutina è intimamente convinto di trovarsi alla Parigi-Roubaix, per cui ritiene inconsciamente di essere seguito dall’ammiraglia e che le strade siano state appositamente chiuse al traffico per la sua performance, tanto che &nbsp;a volte scambia gli insulti dei pedoni per incitamento della folla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai provare a far notare ad un tutina che le piste ciclabili, pagate con le nostre tasse, hanno quell’aggettivo per un motivo preciso: è per lui un’offesa sanguinosa, come se gli proponeste di aggiungere le rotelline per bambini alla sua bici da 6.000 euro.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una vita tra sogno e realtà</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Indubbiamente avendo speso tanto per l’attrezzatura e l’abbigliamento è comprensibile che voglia praticare il suo sport nelle condizioni “ottimali” che gli consentano di emulare i suoi idoli: però è un po’ come se un appassionato di tennis acquistasse il completo originale con tanto di sponsor di Federer, una racchetta da qualche migliaio di euro e posizionasse la rete lungo lo spartitraffico tra le due corsie di una strada cittadina, incurante del traffico, solo perché si trova più a suo agio a giocare sulle superfici veloci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure tutto ciò che richiama l’attenzione del tutina alla cruda&nbsp; realtà, in particolare ai pericoli a cui espone se stesso e gli sventurati che lo trovano sul proprio cammino, è concepita come una fastidiosa interferenza al suo mondo onirico: un po’ come se di domenica mattina veniste bruscamente svegliati mentre sognate di stappare champagne circondati da avvenenti vallette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo credo che le reazioni del tutina anche ai richiami più civili siano spesso iraconde e risentite, semplicemente perché forse non vuole risvegliarsi dal sogno consolatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dimostrazione della condizione di parziale sanità mentale del tutina quando inforca la bici è che appena ne è sceso ritorna ad essere una persona assolutamente gentile e ragionevole, come può testimoniare chiunque ne conosca almeno un esemplare.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il mistero del tutina feriale</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno potrebbe ritenermi semplicemente invidioso per la mia condizione di pigro cronico verso chi fa una vita sana: ammetto francamente di provare invidia per tanti sportivi, ma sicuramente non per chi accetta di sedere per chilometri su quei sellini degni dell’inquisizione spagnola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se comunque il tutina si limitasse a circolare nel weekend tutto sommato la cosa sarebbe accettabile: traffico ridotto, nessuna particolare fretta, la giusta esigenza di una vita sana all’aperto. Ma il vero mistero è il tutina feriale: lo si trova dal lunedì al venerdì ad aggredire qualunque strada, possibilmente quelle più strette ed ovviamente negli orari meno caldi della giornata, cioè quando gli automobilisti vanno o tornano dal lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio pensi che si tratti di semi-professionisti in allenamento, ma quando li sorpassi imprecando ti rendi conto dal notevole girovita e dai capelli bianchi che spesso si tratta di pensionati, gente che potrebbe godersi in tanti modi il meritato tempo libero, ma predilige quello che mette più seriamente alla prova il sistema nervoso degli automobilisti.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:46% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/ciclisti2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1155" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/ciclisti2.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/ciclisti2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/ciclisti2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/ciclisti2.jpg?resize=640%2C480&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/ciclisti2.jpg?resize=667%2C500&amp;ssl=1 667w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/ciclisti2.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il tutina peggiore è quello che si sposta in gruppo occupando l&#8217;intera corsia stradale e accoglie i clacson come un disturbo</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma si è mai visto un Tour de France a cui partecipasse un unico ciclista? Veniamo così al tutina peggiore, quello che si sposta in gruppo, possibilmente occupando l’intera corsia stradale. Anche in questo caso l’uso del clacson viene accolto come un disturbo inopportuno ad una competizione di livello internazionale cui si ha il privilegio di assistere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In queste occasioni, dopo tutto il tempo passato ad aspettare il momento più opportuno per il sorpasso, esplorando nuovi confini dell’imprecazione, confesso che spesso mi accorgo di avere il parabrezza sporco subito dopo aver sopravanzato il gruppo: a questo punto non resisto alla tentazione di azionare gli ugelli spruzzatori per dispensare generosamente il detersivo lavavetri, che in modo del tutto accidentale supera in parte l’auto, fornendo un opportuno refrigerio saponato agli eroi in tutina….</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che Eddie Merckx mi perdoni!!!</p>
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		<title>Il giallo del pisello digitale nella scuola virtuale di mio figlio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Umberto Gargiulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 21:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[chat delle mamme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>No, non intendo parlare del seme ricco di amidi e proteine, buono con un po’ di guanciale soffritto e, sì, mi riferisco proprio al fallo, per meglio dire al suo simbolo. Il titolo, per la verità, andrebbe riformulato così: il pisello (digitale) sulla lavagna (virtuale). [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>No, non intendo parlare del seme ricco di amidi e proteine, buono con un po’ di guanciale soffritto e, sì, mi riferisco proprio al fallo, per meglio dire al suo simbolo. Il titolo, per la verità, andrebbe riformulato così: <em>il pisello</em> (digitale) <em>sulla lavagna</em> (virtuale).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima devo spiegare cos’è successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche giorno fa ero a casa a lavorare (anch’io forzatamente in <em>smart working</em>), quando mia moglie mi ha avvisato dell’accaduto. Durante una lezione (a distanza) nella classe (virtuale) di mio figlio era comparso sulla lavagna (telematica) un “pisello” (ovviamente digitale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel giro di cinque minuti la maestra di turno – una delle quattro/cinque, perché ora funziona così, ma non è un male se non hai il maestro Perboni del libro Cuore – ha chiesto sulla <em>chat delle mamme</em> la convocazione di una riunione urgente dei genitori per discutere della comparsa del simbolo fallico sulla schermata di <em>Zoom</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I temibili gruppi Whatsapp</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Devo aprire una parentesi: la definizione di <em>chat delle mamme </em>non è mia e non la userei se la ritenessi un’espressione velatamente sessista.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/chat.mamme_-e1589363794181.jpg?resize=263%2C266&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-917" width="263" height="266" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/chat.mamme_-e1589363794181.jpg?w=375&amp;ssl=1 375w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/chat.mamme_-e1589363794181.jpg?resize=297%2C300&amp;ssl=1 297w" sizes="(max-width: 263px) 100vw, 263px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>chat delle mamme</em> è chiamata così anche se ci sono iscritti dei papà; dev’essere definita in questo modo per effetto di un dato statistico e cioè che sulla chat di <em>Whatsapp</em> (per ora non ho notizie di chat delle mamme su <em>Telegram</em> o su <em>Signal</em>) scrivono quasi esclusivamente le mamme. I papà vi sono inseriti forzatamente, nel caso di separazione, o per vendetta di altri papà («<em>Ci hanno messo me, devi esserci anche tu!</em>»), ma nella maggior parte dei casi si riconoscono per il loro silenzio o per le risposte, dense di significato, del tipo: sì, no, ok o l’emoticon con il pollice in alto…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solitamente i papà silenziano le notifiche dopo l’arrivo dei primi dieci messaggi per nanosecondo e lo fanno con scuse bieche, quali: «<em>Mi disturbano durante le riunioni, uso il telefono solo per lavoro</em>» e simili. Non è vero nulla: non sono mai disturbati dalla notifica che annuncia l’arrivo dell’ultima foto di Belen.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Le chat delle mamme hanno nomi apparentemente innocui, come «Genitori 3A», ma non fatevi ingannare&#8230;</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire se una vostra amica o collega è iscritta alla <em>chat delle mamme</em> dovete solo attendere l’ora di uscita dei bambini da scuola. Se, dopo meno di cinque minuti, sul telefono della malcapitata arriva una scarica di messaggi pressoché uguali (del tipo: «<em>Cosa si porta domani? Assegno, grazie! Niente matematica?</em>») è entrata in azione la <em>chat delle mamme</em>. Di solito, commento questa raffica di quesiti ansiogeni dicendo (a me stesso, perché temo le reazioni in chat): «<em>… e dategli il tempo di arrivare a casa a ’ste creature…</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <em>chat delle mamme</em> hanno nomi apparentemente innocui e poco fantasiosi, come «<em>Genitori 3A</em>» o, al massimo «<em>Gruppone 5D</em>», ma non fatevi ingannare: nascondono frotte di <em>haters</em>, psicopatici seriali e consumatori di ansiolitici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non divaghiamo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il processo telematico funziona (a scuola)</strong> </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, non appena è arrivata la notifica di convocazione del processo telematico – quello di classe, perché nei tribunali tutto langue in attesa del vaccino contro il coronavirus – sono andato nella stanza accanto per capire il grado di “turbamento” di mio figlio. L’ho trovato praticamente svenuto sulla tastiera del computer. Sono stato sul punto di attivare un defibrillatore per rianimarlo, ma poi è comparsa una traccia di vita quando mi ha accolto con uno sbadiglio (metacomunicazione inequivocabile circa il grado di interesse provocato dall’argomento trattato a lezione) e l’espressione del viso che significa, più o meno: «<em>papàchevuoiètuttokchepalle</em>». In sintesi, non mi è sembrato per nulla segnato dall’accaduto.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/zoom-schermata2.jpg?resize=342%2C223&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-919" width="342" height="223" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/zoom-schermata2.jpg?resize=1024%2C668&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/zoom-schermata2.jpg?resize=300%2C196&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/zoom-schermata2.jpg?resize=768%2C501&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/zoom-schermata2.jpg?resize=640%2C417&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/zoom-schermata2.jpg?resize=767%2C500&amp;ssl=1 767w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/zoom-schermata2.jpg?w=1242&amp;ssl=1 1242w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, ho comunicato a mia moglie che non avrei partecipato alla riunione su <em>Zoom</em> con la maestra, per non essere costretto a dire ciò che penso, che poi è, più o meno, quello che sto scrivendo in queste righe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per farla breve, alle tredici in punto è iniziata la riunione, introdotta dalla maestra che sembrava Antonio Di Pietro nella requisitoria sul processo a Tangentopoli: una grande chiamata in correità di tutti gli alunni e dei loro già colpevoli genitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto le mamme (c’era anche un papà, ma come ho spiegato si tratta di presenza solitamente irrilevante) si sono divise in tre gruppi: quelle che ridevano sotto i baffi (e in tempo di pandemia, con i centri estetici chiusi, non è un modo di dire), quelle che accusavano l’ignoto colpevole di maleducazione (capirai che novità!) e infine quelle che, in un crescendo rossiniano, vedevano nel gesto incriminato le avvisaglie della prossima esplosione di una mente turbata, il primo delitto di un futuro stupratore seriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è anche una quarta categoria, ovviamente assente: quella delle mamme che non partecipano a questo genere di dibattiti, dicendo che sono al lavoro, hanno la riunione a scuola dell’altro figlio e scuse simili; di solito sono le più simpatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il “processo” è durato circa quarantacinque, interminabili, minuti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Una chat dei papà verrebbe chiusa perché inutilizzata o per intervento della Buoncostume</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, io ho scambiato qualche messaggio con alcuni papà, messaggi individuali, in quanto non esiste una chat dei papà: verrebbe chiusa perché inutilizzata o, al contrario, per intervento della Buoncostume.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I papà, al massimo, possono organizzare un gruppo per andare alla partita e poi, per qualche giorno, approfittare dell’indirizzario per scambiarsi battute grevi e foto oscene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dallo scambio con i “colleghi” è emerso che, con la solita mancanza di fantasia, la pensiamo tutti allo stesso modo e cioè che in fondo un “pisello” sulla lavagna (seppur digitali, sia l’uno che l’altra) non ha mai provocato alcun danno e che se a dieci anni un bambino o una bambina ancora si sconvolge, delle due l’una: o ha un problema o è un grande attore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È emersa anche un’interessante indagine statistica. Dai disegnatori di “piselli” sono venuti fuori scienziati che lavorano al Cern di Ginevra, economisti di fama mondiale, medici di Emergency… I più bravi, quelli che camuffavano il pisello dentro un viso da coniglio, con tanto di orecchie, oggi disegnano graphic novel che vendono milioni di copie…</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Se mio figlio fa filone, non mi avvisate</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Taglio corto. Non farei un dramma se sulla lavagna virtuale compare un “pisello” o qualche frase di troppo sulle abitudini sessuali dell’insegnante. La scoperta del sesso, l’arrivo della pubertà iniziano così e la scuola fa semplicemente la sua parte, quella di sempre… Crea l’occasione. Al di là dei tanti meriti che richiederebbero ben altre risorse e fiducia, la scuola è innanzitutto un “luogo”, dove si impara a conoscere se stessi e gli altri: è una società in miniatura. E io nella società temo gli ipocriti quanto (forse più de) i volgari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c’è un’ultima ragione che mi porta a essere così tollerante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accolgo in genere con entusiasmo le novità tecnologiche, ma alcune innovazioni che riguardano la scuola generano in me un’istintiva diffidenza.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:45% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="728" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/registro.archimede-1.png?resize=980%2C728&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-928" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/registro.archimede-1.png?resize=1024%2C761&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/registro.archimede-1.png?resize=300%2C223&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/registro.archimede-1.png?resize=768%2C571&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/registro.archimede-1.png?resize=640%2C476&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/registro.archimede-1.png?resize=672%2C500&amp;ssl=1 672w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/registro.archimede-1.png?w=1135&amp;ssl=1 1135w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="wp-block-heading">Mi lasciano perplessi i diari elettronici: perché deresponsabilizzano. Non diventi autonomo se a casa c&#8217;è qualcuno che prende l&#8217;assegno per te</h3>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi lasciano perplesso i diari elettronici, perché deresponsabilizzano: se non hai preso bene l’assegno sono problemi tuoi e devi rischiare un brutto voto per la distrazione. Certo non aiuta a diventare autonomo se quando torni a casa c’è qualcuno che ha già la lista dei compiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso con fastidio al momento in cui, tra qualche anno, dal liceo mi arriverà un messaggio sul cellulare con il quale mi avvisano che il ragazzo ha fatto <em>filone</em> (ha marinato la scuola, per intenderci, perché pare che in ogni regione si dica in modo diverso). Mi terrorizza l’idea di potere, volendo, scoprire tramite un’applicazione gps se mio figlio sta pomiciando in riva al mare o è in piazza a giocare a pallone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Crescere significa anche commettere errori, violare qualcuna delle tante regole dettate dagli adulti, ma soprattutto conquistare, un pezzo alla volta, un po’ di libertà. E un controllo costante e pervasivo non serve a far crescere più sicuri i nostri figli, ma solo a renderli meno attenti (tanto c’è chi controlla…) e più vulnerabili (tanto c’è sempre chi veglia su di me…).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per concludere: ben venga un “pisello” alla lavagna se dietro quel disegno – ché è già triste debba essere digitale, disegnato da anonimi pixel, e non tracciato con “stile” personale strisciando un gessetto – dietro quel gesto di ribellione si nasconde una persona che dice la sua, semmai esprime noia ma, almeno, non sta zitto e fermo… a subire ogni lezione.</p>
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