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	<title>paura Archivi |</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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		<title>Passata la paura si torna al nucleare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 16:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[Cernobyl]]></category>
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		<category><![CDATA[referentum 1987]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
		<category><![CDATA[Ulrich Beck]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l’esplosione della centrale di Cernobyl, gli italiani, nel 1987, dissero no al nucleare, che oggi si vorrebbe reintrodurre. Come mai? La paura di quei giorni si è estinta? La risposta la diede il sociologo Beck 40 anni fa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Era l’aprile del 1986 quando l’esplosione di un reattore a Cernobyl causò il più grave disastro legato all’energia nucleare per scopi civili. Chi ha vissuto quel periodo ricorda bene cosa significa dover sfuggire ad un nemico assolutamente impercettibile ai sensi. Ansia e frustrazione accompagnavano le nostre giornate in attesa dei dati ufficiali sulla radioattività. Nel 1987, con un referendum, sull’onda della paura, gli italiani dissero no al nucleare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era il 1986 quando Ulrich Beck diede alle stampe un testo fondamentale di analisi sociale “La società del rischio”. Fin dalle prime righe l’autore mette a fuoco un tema fondamentale: «Nella società avanzata la produzione sociale di ricchezza va di pari passo con la produzione sociale di rischi.» Rischio e crescita economica sono indissolubilmente legati, tanto da fargli avanzare l’ipotesi che si sarebbe passati da una società classista ad una “società del rischio”.<br></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained"><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="627" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6571.jpg?resize=627%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1839" style="aspect-ratio:0.6123111045586062;width:166px;height:auto"/></figure>
</div></div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi è inattuale appellarsi al problema della distribuzione della ricchezza perché, in parallelo, si estende la consapevolezza che le sorgenti della ricchezza sono inquinate. «Nel processo di modernizzazione si sprigionano sempre più forze distruttive.» Non si può fare appello alla “razionalizzazione” per comprendere la realtà. Calcolabilità, efficienza e prevedibilità non sono più possibili: nella società del rischio il danno collaterale allo sviluppo non è prevedibile, e riguarda intere generazioni a venire.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">I rischi della radioattività sono invisibili e sono soggetti a interpretazione secondo i periodi. Su di essi il dibattito pubblico, la politica e i media possono ridurli, cambiarli, ingrandirli, minimizzarli. Quindi, chi è deputato alla definizione dei rischi assume posizioni chiave in termini sociali e politici.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre si aspira alla ricchezza della società (beni di consumo, reddito, accesso all’istruzione sono beni desiderabili), «al contrario, i rischi sono un prodotto secondario della modernizzazione» una «indesiderabile abbondanza che va eliminata, o negata, o reinterpretata», sottolinea Beck. I pericoli subiscono il filtro delle interpretazioni, hanno bisogno di mediatori attraverso teorie, esperimenti, strumenti di misurazione, ecc. E anche il rischio nucleare si sottrae alla capacità umana di percezione. «Nella definizione del rischio il monopolio della razionalità della scienza viene infranto» aggiunge il sociologo tedesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, se la razionalità della scienza si muove su criteri probabilistici, bisogna prendere atto che non è orientata ai valori, ma tratta i dati in modo asettico e in maniera tale da minimizzare i rischi con presunta razionalità. Ma, afferma Beck: «Quando basta un solo incidente (nucleare) per essere annientati, anche una probabilità minima è pur sempre troppo alta.» Nel tentativo da parte del potere politico di far accettare il rischio rientra anche l’argomento della relativizzazione del rischio stesso: un prodotto pericoloso può essere difeso drammatizzando i rischi di un altro prodotto (ad esempio: gli idrocarburi sono molto più dannosi, in termini di riscaldamento globale, rispetto al nucleare). Questo è uno dei falsi argomenti che proprio adesso vengono riproposti.<br></p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-bottom" style="grid-template-columns:23% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="390" height="498" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6572.png?resize=390%2C498&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1840 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6572.png?w=390&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6572.png?resize=235%2C300&amp;ssl=1 235w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Quando basta un solo incidente (nucleare) per essere annientati, anche una probabilità minima è pur sempre troppo alta.»</p>
</blockquote>
</blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti, la sintesi proposta dal sociologo tedesco 40 anni fa è ancora di una attualità sorprendente: la ricchezza a cui tendere è tangibile, i rischi sono irreali perché il centro della coscienza del rischio non è nel presente ma nel futuro.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui ritorniamo alla paura che, nel 1987, in Italia fece assumere una determinante coscienza del rischio, ovvero del passaggio dalla società classista a quella del rischio. Si passa dall’«ho fame», all’«ho paura». Quindi, «al posto della comunanza indotta dalla penuria subentra la comunanza indotta dalla paura. (…) la solidarietà della paura nasce e diventa una forza della politica» (…)» afferma Beck, che poi si chiede: «Ma non sarà questa comunanza una base troppo incerta per i movimenti politici? Le comunanze per paura non si prestano forse ad essere spazzate via già dal tenue venticello della controinformazione?»<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura del 1986 si è estinta, divorata dalla lontananza nel tempo e dalla manipolazione del potere politico e scientifico. E così, con capacità profetiche, ritroviamo gli argomenti che annunciano il ritorno al nucleare qui in Italia.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Paura del vaccino? Ci pensa David Hume</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 10:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Excursus]]></category>
		<category><![CDATA[Astrazeneca]]></category>
		<category><![CDATA[David Hume]]></category>
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		<category><![CDATA[razionale]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Gran Bretagna, sono stati rilevati solo poco più di due casi gravi per ogni milione di vaccinati con Astrazeneca. Quindi, è razionale pensare che si tratta di un evento rarissimo. Ma è altrettanto razionale pensare: e se uno di quei due fossi io? Per decidere cosa fare, può aiutarci il filosofo Hume. [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Non è contrario alla ragione che io preferisca la distruzione del mondo intero piuttosto che graffiarmi un dito» (David Hume)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questa è razionalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio amico è stato chiamato per sottoporsi alla vaccinazione con Astrazeneca e non nasconde un certo timore. Io cerco di minimizzare: «In Gran Bretagna hanno rilevato 30 casi per 18 milioni di dosi somministrate, poco più di due persone per milione». È un’affermazione razionale, basata su calcoli statistici. Dovrebbe essere sufficiente per tranquillizzare. Ma c’è un’altra ipotesi, altrettanto razionale: e se fra quei poco più di due toccasse a me? Chi può garantire che non accadrà? Nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È razionale pensare che l’evento è altamente improbabile, è altrettanto razionale pensare che la possibilità di un danno irreversibile esista, perché è matematicamente specificata, poco più di due ogni milione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inutile quindi relegare nella zona indefinita della suggestione psicologica il timore di un infausto esito della puntura, la paura è ben supportata da argomentazioni razionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi non è contrario alla ragione rischiare di prendere un virus (una possibilità su 400) piuttosto che morire con una vaccinazione (2 su un milione). Entrambi sono ipotesi che rimandano al singolo, che non ha alcuna intenzione di graffiarsi il dito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perciò questa ragione è schiava delle passioni (sempre Hume) o meglio è comprensibile come ragione solo se ha un’anima passionale: «La ragione è una pacata determinazione delle passioni».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto il mio amico attende una risposta, lui che non ha alcun interesse per i ragionamenti filosofici, lui che crede siano solo una perdita di tempo. Certo, gli rispondo, ma di questa paura ne dobbiamo parlare? Da dove viene? Perché esiste e si manifesta?</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top" style="grid-template-columns:47% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="875" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=875%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1414 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=875%2C1024&amp;ssl=1 875w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=256%2C300&amp;ssl=1 256w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=768%2C899&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=640%2C749&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=1024%2C1198&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?resize=427%2C500&amp;ssl=1 427w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/04/david-hume-4984362_1280.png?w=1094&amp;ssl=1 1094w" sizes="(max-width: 875px) 100vw, 875px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Non è contrario alla ragione che io preferisca la distruzione del mondo intero piuttosto che graffiarmi un dito</p><p>David Hume</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, direbbe sempre Hume, è tipico della natura umana agire mediante l’immaginazione. Essa, l’immaginazione, si estende oltre il reale e fa sentire vicine le cose lontane (sono saldamente fermo sul balcone in cemento armato del cinquantesimo piano e la ringhiera di ferro spesso, ben conficcata nel cemento, mi trattiene, ma intanto ho paura di cadere giù).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio amico si rammarica, si rimprovera una scarsa razionalità, immagina vicino un evento (esito infausto del vaccino) che statisticamente è molto lontano. La razionalità non gli dà nessun supporto, o meglio si rivela razionale il timore, perché in fin dei conti quello che si graffierà sarà il suo dito e non quello degli altri sconosciuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo circa un’ora di discussione concordiamo che comunque è opportuno vaccinarsi non perché sia una conclusione razionale, ma unicamente perché il calcolo utilitaristico della probabilità ci dice che è preferibile graffiarsi il dito con una puntura sul braccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, al contrario di quello che si è detto per secoli del signor Hume, nessun esito scettico. Anche per noi, come per lui, si dà scienza solo del probabile, la certezza la lasciamo ai polli d’allevamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto il mondo è ancora in piedi, indifferente alle nostre vaccinazioni. «E se il sole è sorto fino ad oggi non è detto che sorgerà anche domani» (sempre lui, il signor Hume).</p>
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