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	<title>Putin Archivi |</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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	<title>Putin Archivi |</title>
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		<title>Guerra, quel “voi” di Primo Levi che incolpa noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 17:42:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È da giorni che ripenso alle parole di Primo Levi: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…». Ci penso e ci ripenso e, parlando con Mariya, mi sento in colpa! [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">È da giorni che ripenso alle parole di Primo Levi: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…». Ci penso e ci ripenso e mi sento in colpa!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sí, mi sento colpevole di non aver capito veramente e profondamente quelle parole fino ad oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti abbiamo studiato gli orrori della seconda guerra mondiale, tutti abbiamo assimilato le immagini spaventose dei campi di concentramento, la crudeltà impensabile a cui può arrivare un essere umano. Abbiamo visto film, documentari. Abbiamo partecipato a incontri culturali. Abbiamo letto libri. Alcuni, come me, hanno sentito racconti reali di una vita vissuta in quei tempi: mia nonna aveva una cicatrice sulla fronte, essendo rimasta ferita sotto i bombardamenti. Credevo (credo) di essere sensibile, di “conoscere” quelle tragedie, pur se solo tramite dei racconti. E invece non è così. E la cosa che più mi spaventa e la domanda che continuo a farmi è questa: allora i racconti non bastano a capire veramente cosa sia la guerra?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente non bastano ad insegnare agli uomini a non ricadere negli stessi errori. Forse bastano solo a dare per scontata una pace che scontata non lo è per niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi devo spiegare meglio, perché so che così sono solo pensieri confusi e poco chiari. Soprattutto scontati e retorici.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=462%2C308&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1592" width="462" height="308" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 462px) 100vw, 462px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sono almeno dieci anni che una signora (simpatica, intelligente, curiosa, cocciutissima e infaticabile) lavora per un paio di giorni a settimana a casa mia. Mariya. Una donna tenace, che ha messo da parte i suoi soldi, veramente faticati, per comprare la casa a due figlie, ormai sposate con bambini piccoli. È ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una quindicina di giorni fa, sentendo le narrazioni di escalation militare nei telegiornali, le ho chiesto cosa ne pensasse. Lei mi ha risposto: «Sono otto anni che da noi è così, voi ora ve ne state accorgendo?» Non sembrava preoccupata, come se avere i carrarmati alle porte fosse ordinaria amministrazione. Poi, la mattina dello scoppio della guerra, mi ha detto che la casa che aveva comprato con i soldi di una vita era proprio in uno dei primi paesini bombardati da Putin e che le figlie stavano decidendo se scappare o restare. Dopo due giorni mi ha detto che sono fuggiti e ora sono al confine. Sono scappati di notte, prendendo solo uno zaino. Tutti insieme, in un’unica macchina. I bambini piccoli incappottati alla meglio per affrontare il gelo. Gli uomini, però, ormai non possono più varcare il confine, perché c’è la chiamata alle armi. Le sue figlie non riescono a decidere se abbandonare i mariti, anche perché i figli vogliono restare con i loro papà. Sono bloccati nel nulla, tra i boschi, al freddo. Le due donne sono dilaniate tra la scelta di lasciare tutta la loro vita e una parte dei loro amori e quella di salvare se stesse e gli “altri” amori, i figli.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il giorno dello scoppio della guerra in Ucraina, Mariya mi ha detto che la casa che aveva comprato con i soldi di una vita sorge in uno dei primi paesini bombardati da Putin e che le figlie non sanno se restare in ucraina con i mariti o scappare per mettere in salvo i bambini</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Mariya li aspetta, tormentata. Aspetta le loro decisioni, senza aprire bocca: dice che sono loro a dover decidere. Più di una volta, in questi giorni, mi ha detto: «Voi non potete capire!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo che mi fa sentire in colpa: lei ha ragione, noi non possiamo capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io posso partecipare. Posso mettere da parte i vestiti di mio figlio, giochi, lenzuola, materassi, medicine. È tutto pronto e a disposizione se dovessero servire. Mando sms di beneficenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sono qui, nella mia casa, calda e accogliente, in una parte di mondo che non immagina cosa sia la guerra e che pensa che non esista più. Vivo in quella parte di mondo in cui ci sono persone che ammiccano a Putin, o che essendo sempre state di sinistra proprio non ce la fanno ad esprimere un giudizio negativo sulla Russia. Sono in quella parte del mondo dove ci si può permettere di “fare filosofia”; dove si continua a viaggiare per andare in vacanza; dove si può fare shopping; dove i bambini fanno sport e vanno a scuola normalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi siamo quelli che si sentono tranquilli e addirittura migliori solo perché più sensibili di altri, perché abbiamo sempre fatto lotte per i diritti civili, perché abbiamo insegnato il rispetto per tutti gli esseri umani senza distinzioni, o perché aborriamo la guerra, tramandando il ricordo del dolore, delle sofferenze, della crudeltà altrui. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare e va bene così, ma la verità è che quel “Voi” di Primo Levi, come quello usato da Mariya, è riferito a “Noi”. E noi non possiamo capire!</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sono in quella parte di mondo in cui ci si può permettere di &#8220;fare filosofia&#8221;, e perfino di ammiccare a Putin. La verità è che hanno ragione Levi e Mariya: «Noi non possiamo capire»</p></blockquote></figure>
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		<title>Da Beslan a Kiev, gli occhi chiusi del mondo su Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 3 settembre del 2004, Vladimir Putin dà l'ordine di effettuare un blitz per liberare 1.200 persone (in prevalenza bambini) tenuti in ostaggio da 32 terroristi in una scuola di Beslan. È stato appena rieletto presidente della Federazione Russa con un plebiscito e fornisce una tragica prova di determinazone e cinismo, che l'Occidente ha poi sottovalutato per quasi vent'anni. [...]  </p>
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<p class="wp-block-paragraph">«<em>Corpi straziati, bambini che urlano e fuggono nudi senza nemmeno sapere che direzione prendere, madri che portano al collo bimbi senza vita o con il corpo devastato da esplosioni, pallottole, dal crollo del tetto di un edificio o da chissà cos’altro. Il terrore è nei loro occhi che si specchiano con quelli dei padri, pieni di rabbia, disperazione e impotenza. Queste le immagini di un massacro al quale, ieri, il mondo ha assistito con orrore, e per il quale nessuno riesce a trovare una giustificazione possibile</em>.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è la cronaca di quello che è successo ieri in Ucraina, ma l’incipit di un articolo che scrissi in occasione della strage di Beslan del 3 settembre 2004. Ovviamente io non ero in Ossezia del Nord ma, pur seguendo la vicenda da Napoli attraverso le agenzie (ero caposervizio del quotidiano Napolipiù), quei fatti mi segnarono profondamente e non riesco a dimenticarli: per me hanno rappresentato la dimostrazione pratica dell’assurdità della “guerra”, mirabilmente descritta da Voltaire nel Dizionario filosofico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="572" height="88" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?resize=572%2C88&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1566" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?w=572&amp;ssl=1 572w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?resize=300%2C46&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 572px) 100vw, 572px" /><figcaption>Titolo di Napolipiù del 4 settembre 2004, con bilancio provvisoro delle vttime </figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’episodio mi è tornato alla mente guardando le immagini dell’invasione russa dell’Ucraina. Ed è tornata alla mente anche a chi, come me, in quei giorni dovette decidere cosa pubblicare e cosa non pubblicare, il caporedattore del giornale, Enzo Colimoro, che stamattina mi ha telefonato per sapere se avevo ancora in archivio quelle pagine. Ed in effetti le conservo. In quei giorni, insieme al direttore Giorgio Gradogna, agli altri colleghi della redazione (in particolare al caposervizio di cronaca, Antonio Di Costanzo), discutemmo a lungo sull’opportunità, o meno, di pubblicare le foto dei bambini che piangevano terrorizzati, mentre scappavano nudi, feriti, morti dentro. Erano dei minori, è vero, e la deontologia ci diceva di non pubblicare. Ma, guardando quelle orribili immagini, ebbi l’impressione che difficilmente la loro pubblicazione in una città lontanissima come Napoli avrebbe potuto procurare a quei bimbi un danno ulteriore. Quindi insistei molto, e alla fine le mettemmo in pagina. Fu una scelta dolorosa, ma indispensabile. Non avrei saputo inventare nessuna parola più efficace di quegli occhi smarriti, di quei corpi martoriati per raccontare l’assurdità alla quale stavamo assistendo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=315%2C450&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1571" width="315" height="450" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?w=566&amp;ssl=1 566w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=350%2C500&amp;ssl=1 350w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /><figcaption>Una delle pagine di Napolipiù del 5 settembre 2004</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Immagini che conservo non solo in archivio, ma precise nella mente. Immagini che oggi non pubblicherò, se non in piccola parte, garantendo che quelle che ometto sono molto peggiori. Non avrebbero senso oggi. Ma forse potrebbe aver senso, purtroppo, nei prossimi giorni, mostrare al mondo che cos’è davvero la guerra, quali ne sono gli effetti reali sulle persone: le cartine con i carrarmati servono per giocare al Risiko non per scuotere coscienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa successe in quei giorni? Il primo settembre, 32 terroristi (ceceni e islamici) sequestrarono circa 1.200 persone, soprattutto bambini, in una scuola di Beslan (città della regione del Caucaso appartenente alla Federazione Russa). Dopo trattative andate a vuoto, il 3 settembre, i russi entrano nella scuola con un’azione di forza: il bilancio fu di circa 330 morti, 186 dei quali bambini, ed oltre 700 feriti. Sul motivo per il quale i russi decisero il tragico blitz ci sono molte versioni contrastanti (un errore, un’esplosione improvvisa che fece temere per la vita degli ostaggi (provocata da chi?), informazioni sbagliate su quello che stava succedendo nella scuola). Sappiamo però chi diede l’ordine di entrare: fu Vladimir Putin, appena rieletto per la seconda volta presidente della Federazione russa con il 71% dei voti, un plebiscito.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="250" height="227" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan5-1.png?resize=250%2C227&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1570 size-full"/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>32 terroristi ceceni e islamici sequestrarono 1.200 persone in una scuola, quasi tutti bambini. Dopo due giorni Putin ordinò il blitz: fu una strage</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è dubbio che la responsabilità principale di quelle morti fu dei terroristi, tanto che a Putin e al popolo russo arrivarono le dovute condoglianze di tutti i capi di Stato e di Governo del mondo, ma possiamo affermare con altrettanta certezza (e la stampa internazionale lo fece all’epoca) che in nessuno stato democratico, ed in particolare in Italia, sarebbe mai stata accettata dall’opinione pubblica l’idea di un blitz in una scuola piena zeppa di bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’episodio mostrò al mondo la feroce e cinica determinazione di un autocrate che, negli anni seguenti, è stato quanto meno tollerato dall’Occidente e, da alcuni leader politici (da Trump in giù), addirittura additato come esempio di efficienza da seguire. Molti adulatori li ha avuti anche in Italia: è inutile farne i nomi, perché li conoscono tutti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="561" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=980%2C561&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1567" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=1024%2C586&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=300%2C172&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=768%2C440&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=640%2C366&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=874%2C500&amp;ssl=1 874w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?w=1347&amp;ssl=1 1347w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption>Sezione di pagina da Napolipiù del 5 settembre 2004</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Questa sottovalutazione del &#8220;pericolo Putin&#8221; è figlia di una realpolitik di corto respiro che ha fatto dimenticare a tanti che l’interesse maggiore dell’Europa, la sua ragione fondativa, è la pace basata sull’unità dei popoli, quella pace e quell’unità che l’invasione dell’Ucraina rischia di far andare in frantumi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vincere la guerra contro le autocrazie, quindi, più che i soldi e le armi (a volte, purtroppo, indispensabili) servono valori saldi, serve ricordarsi che le democrazie occidentali non sono un incidente della storia ma faticose conquiste che vanno difese innanzitutto da noi stessi, dai nostri troppi compromessi, dalla nostra cecità. L’antidoto al terrore è aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà, che già prorompeva dagli occhi di quei bambini di Beslan sui quali, invece, abbiamo abbassato lo sguardo.</p>
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