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	<title>sinistra Archivi |</title>
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	<title>sinistra Archivi |</title>
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		<title>Se sei di sinistra sei buono…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 16:53:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Essere di sinistra ti fa credere di essere “migliore” di altri, e questo nessun “sinistrorso” lo dice apertamente (anche se in cuor suo lo pensa). Ma questo stigma indimostrabile può diventare una gabbia. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra sei buono. Se sei di destra sei cattivo. No, non sto intraprendendo una riscrittura di Giorgio Gaber e, soprattutto, continuo a pensare che c’è una profonda differenza tra destra e sinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta di fatto, però, che essere di sinistra ti fa credere di essere “migliore”, o semplicemente “più buono” di altri, e questo nessun “sinistrorso” lo dice apertamente (anche se in cuor suo lo pensa). Una sorta di assioma inconfessabile che lega il pensiero politico ad uno status etico. Sarà perché sei per la piena attuazione dei diritti civili; perché pensi alla tutela dei più deboli; perché sei stato educato ed educhi sulla base dei principi costituzionali; perché rispetti la diversità in qualsiasi forma; perché credi in un ideale di libertà ed uguaglianza; perché ti senti parte di un tutto che si chiama Società. E per altri mille motivi che ti fanno sentire tra i “buoni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo stigma, aleatorio quanto indimostrabile, diventa alcune volte una sorta di gabbia, che ti può spingere fino all’ipocrisia del comune benpensante, impedendoti di esprimere un pensiero un po’ più “audace”, solo per la paura di essere immediatamente apostrofato come di destra e, quindi, come cattivo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi spiego. Uno di sinistra, uno veramente di sinistra, deve votare per forza PD, anche se nel collegio gli hanno imposto un candidato improponibile. Perché, se sei di sinistra, sei votato al sacrificio dalla nascita e, se il partito chiama, tu rispondi sempre e ingoi il peggio del peggio. Anche perché, se per una volta ti ribelli, vuol dire che “ormai sei diventato di destra e hai favorito l’avvento del nuovo fascismo”.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Essere di sinistra ti fa credere di essere migliore, ma questo stigma, aleatorio e indimostrabile, diventa alcune volte una sorta di gabbia</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra devi fare finta che la parità dei sessi, in cui credi, esista davvero. Se poi però il PD è l’unico partito che non mette una sola donna nella squadra di Governo, non fa niente: è un caso. Ed è meglio glissare sul fatto che le donne del PD alle ultime elezioni erano piazzate nelle liste per la gran parte in posizioni di certa ineleggibilità. Se poi pensiamo al fatto che la prima donna premier sarà la Meloni… No, va be’, a questo non pensiamoci e basta!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra (con l’aggravante di insegnare diritto del lavoro) devi parlare per forza, sempre e comunque a favore dei lavoratori. Poco importa se oggi imprenditori e lavoratori sono sulla stessa barca e se, tutelando un imprenditore che rischia personalmente, si salvano anche tutte le famiglie dei suoi dipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra devi pensare al sindacato come l’ultimo, imprescindibile baluardo dei diritti quesiti. Ma quando il sindacato fa ostruzionismo a qualunque cambiamento che possa promuovere l’economia aziendale, per principio e a prescindere da possibili futuri progressi, qualcosa di diverso si potrà pur dire? No, questo non si può proprio dire. No, questo è proprio un argomento di destra e filoimprenditoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma. È da un po’ che ci penso e non riesco a risolvere il mio “dilemma” senza infrangere l’assioma consolidato. Perciò, ho capito che la soluzione è una sola: dato che mi sento ancora profondamente di sinistra, penso proprio di essere diventata “cattiva”!</p>
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		<title>Guerra, quel “voi” di Primo Levi che incolpa noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 17:42:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[colpa]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È da giorni che ripenso alle parole di Primo Levi: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…». Ci penso e ci ripenso e, parlando con Mariya, mi sento in colpa! [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">È da giorni che ripenso alle parole di Primo Levi: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…». Ci penso e ci ripenso e mi sento in colpa!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sí, mi sento colpevole di non aver capito veramente e profondamente quelle parole fino ad oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti abbiamo studiato gli orrori della seconda guerra mondiale, tutti abbiamo assimilato le immagini spaventose dei campi di concentramento, la crudeltà impensabile a cui può arrivare un essere umano. Abbiamo visto film, documentari. Abbiamo partecipato a incontri culturali. Abbiamo letto libri. Alcuni, come me, hanno sentito racconti reali di una vita vissuta in quei tempi: mia nonna aveva una cicatrice sulla fronte, essendo rimasta ferita sotto i bombardamenti. Credevo (credo) di essere sensibile, di “conoscere” quelle tragedie, pur se solo tramite dei racconti. E invece non è così. E la cosa che più mi spaventa e la domanda che continuo a farmi è questa: allora i racconti non bastano a capire veramente cosa sia la guerra?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente non bastano ad insegnare agli uomini a non ricadere negli stessi errori. Forse bastano solo a dare per scontata una pace che scontata non lo è per niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi devo spiegare meglio, perché so che così sono solo pensieri confusi e poco chiari. Soprattutto scontati e retorici.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=462%2C308&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1592" width="462" height="308" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 462px) 100vw, 462px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sono almeno dieci anni che una signora (simpatica, intelligente, curiosa, cocciutissima e infaticabile) lavora per un paio di giorni a settimana a casa mia. Mariya. Una donna tenace, che ha messo da parte i suoi soldi, veramente faticati, per comprare la casa a due figlie, ormai sposate con bambini piccoli. È ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una quindicina di giorni fa, sentendo le narrazioni di escalation militare nei telegiornali, le ho chiesto cosa ne pensasse. Lei mi ha risposto: «Sono otto anni che da noi è così, voi ora ve ne state accorgendo?» Non sembrava preoccupata, come se avere i carrarmati alle porte fosse ordinaria amministrazione. Poi, la mattina dello scoppio della guerra, mi ha detto che la casa che aveva comprato con i soldi di una vita era proprio in uno dei primi paesini bombardati da Putin e che le figlie stavano decidendo se scappare o restare. Dopo due giorni mi ha detto che sono fuggiti e ora sono al confine. Sono scappati di notte, prendendo solo uno zaino. Tutti insieme, in un’unica macchina. I bambini piccoli incappottati alla meglio per affrontare il gelo. Gli uomini, però, ormai non possono più varcare il confine, perché c’è la chiamata alle armi. Le sue figlie non riescono a decidere se abbandonare i mariti, anche perché i figli vogliono restare con i loro papà. Sono bloccati nel nulla, tra i boschi, al freddo. Le due donne sono dilaniate tra la scelta di lasciare tutta la loro vita e una parte dei loro amori e quella di salvare se stesse e gli “altri” amori, i figli.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il giorno dello scoppio della guerra in Ucraina, Mariya mi ha detto che la casa che aveva comprato con i soldi di una vita sorge in uno dei primi paesini bombardati da Putin e che le figlie non sanno se restare in ucraina con i mariti o scappare per mettere in salvo i bambini</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Mariya li aspetta, tormentata. Aspetta le loro decisioni, senza aprire bocca: dice che sono loro a dover decidere. Più di una volta, in questi giorni, mi ha detto: «Voi non potete capire!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo che mi fa sentire in colpa: lei ha ragione, noi non possiamo capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io posso partecipare. Posso mettere da parte i vestiti di mio figlio, giochi, lenzuola, materassi, medicine. È tutto pronto e a disposizione se dovessero servire. Mando sms di beneficenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sono qui, nella mia casa, calda e accogliente, in una parte di mondo che non immagina cosa sia la guerra e che pensa che non esista più. Vivo in quella parte di mondo in cui ci sono persone che ammiccano a Putin, o che essendo sempre state di sinistra proprio non ce la fanno ad esprimere un giudizio negativo sulla Russia. Sono in quella parte del mondo dove ci si può permettere di “fare filosofia”; dove si continua a viaggiare per andare in vacanza; dove si può fare shopping; dove i bambini fanno sport e vanno a scuola normalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi siamo quelli che si sentono tranquilli e addirittura migliori solo perché più sensibili di altri, perché abbiamo sempre fatto lotte per i diritti civili, perché abbiamo insegnato il rispetto per tutti gli esseri umani senza distinzioni, o perché aborriamo la guerra, tramandando il ricordo del dolore, delle sofferenze, della crudeltà altrui. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare e va bene così, ma la verità è che quel “Voi” di Primo Levi, come quello usato da Mariya, è riferito a “Noi”. E noi non possiamo capire!</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sono in quella parte di mondo in cui ci si può permettere di &#8220;fare filosofia&#8221;, e perfino di ammiccare a Putin. La verità è che hanno ragione Levi e Mariya: «Noi non possiamo capire»</p></blockquote></figure>
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