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	<title>Arianna Avondola, Autore presso</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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	<title>Arianna Avondola, Autore presso</title>
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		<title>Se sei di sinistra sei buono…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 16:53:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Essere di sinistra ti fa credere di essere “migliore” di altri, e questo nessun “sinistrorso” lo dice apertamente (anche se in cuor suo lo pensa). Ma questo stigma indimostrabile può diventare una gabbia. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra sei buono. Se sei di destra sei cattivo. No, non sto intraprendendo una riscrittura di Giorgio Gaber e, soprattutto, continuo a pensare che c’è una profonda differenza tra destra e sinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta di fatto, però, che essere di sinistra ti fa credere di essere “migliore”, o semplicemente “più buono” di altri, e questo nessun “sinistrorso” lo dice apertamente (anche se in cuor suo lo pensa). Una sorta di assioma inconfessabile che lega il pensiero politico ad uno status etico. Sarà perché sei per la piena attuazione dei diritti civili; perché pensi alla tutela dei più deboli; perché sei stato educato ed educhi sulla base dei principi costituzionali; perché rispetti la diversità in qualsiasi forma; perché credi in un ideale di libertà ed uguaglianza; perché ti senti parte di un tutto che si chiama Società. E per altri mille motivi che ti fanno sentire tra i “buoni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo stigma, aleatorio quanto indimostrabile, diventa alcune volte una sorta di gabbia, che ti può spingere fino all’ipocrisia del comune benpensante, impedendoti di esprimere un pensiero un po’ più “audace”, solo per la paura di essere immediatamente apostrofato come di destra e, quindi, come cattivo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi spiego. Uno di sinistra, uno veramente di sinistra, deve votare per forza PD, anche se nel collegio gli hanno imposto un candidato improponibile. Perché, se sei di sinistra, sei votato al sacrificio dalla nascita e, se il partito chiama, tu rispondi sempre e ingoi il peggio del peggio. Anche perché, se per una volta ti ribelli, vuol dire che “ormai sei diventato di destra e hai favorito l’avvento del nuovo fascismo”.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Essere di sinistra ti fa credere di essere migliore, ma questo stigma, aleatorio e indimostrabile, diventa alcune volte una sorta di gabbia</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra devi fare finta che la parità dei sessi, in cui credi, esista davvero. Se poi però il PD è l’unico partito che non mette una sola donna nella squadra di Governo, non fa niente: è un caso. Ed è meglio glissare sul fatto che le donne del PD alle ultime elezioni erano piazzate nelle liste per la gran parte in posizioni di certa ineleggibilità. Se poi pensiamo al fatto che la prima donna premier sarà la Meloni… No, va be’, a questo non pensiamoci e basta!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra (con l’aggravante di insegnare diritto del lavoro) devi parlare per forza, sempre e comunque a favore dei lavoratori. Poco importa se oggi imprenditori e lavoratori sono sulla stessa barca e se, tutelando un imprenditore che rischia personalmente, si salvano anche tutte le famiglie dei suoi dipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra devi pensare al sindacato come l’ultimo, imprescindibile baluardo dei diritti quesiti. Ma quando il sindacato fa ostruzionismo a qualunque cambiamento che possa promuovere l’economia aziendale, per principio e a prescindere da possibili futuri progressi, qualcosa di diverso si potrà pur dire? No, questo non si può proprio dire. No, questo è proprio un argomento di destra e filoimprenditoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma. È da un po’ che ci penso e non riesco a risolvere il mio “dilemma” senza infrangere l’assioma consolidato. Perciò, ho capito che la soluzione è una sola: dato che mi sento ancora profondamente di sinistra, penso proprio di essere diventata “cattiva”!</p>
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		<title>Guerra, quel “voi” di Primo Levi che incolpa noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 17:42:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È da giorni che ripenso alle parole di Primo Levi: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…». Ci penso e ci ripenso e, parlando con Mariya, mi sento in colpa! [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">È da giorni che ripenso alle parole di Primo Levi: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…». Ci penso e ci ripenso e mi sento in colpa!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sí, mi sento colpevole di non aver capito veramente e profondamente quelle parole fino ad oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti abbiamo studiato gli orrori della seconda guerra mondiale, tutti abbiamo assimilato le immagini spaventose dei campi di concentramento, la crudeltà impensabile a cui può arrivare un essere umano. Abbiamo visto film, documentari. Abbiamo partecipato a incontri culturali. Abbiamo letto libri. Alcuni, come me, hanno sentito racconti reali di una vita vissuta in quei tempi: mia nonna aveva una cicatrice sulla fronte, essendo rimasta ferita sotto i bombardamenti. Credevo (credo) di essere sensibile, di “conoscere” quelle tragedie, pur se solo tramite dei racconti. E invece non è così. E la cosa che più mi spaventa e la domanda che continuo a farmi è questa: allora i racconti non bastano a capire veramente cosa sia la guerra?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente non bastano ad insegnare agli uomini a non ricadere negli stessi errori. Forse bastano solo a dare per scontata una pace che scontata non lo è per niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi devo spiegare meglio, perché so che così sono solo pensieri confusi e poco chiari. Soprattutto scontati e retorici.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=462%2C308&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1592" width="462" height="308" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 462px) 100vw, 462px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sono almeno dieci anni che una signora (simpatica, intelligente, curiosa, cocciutissima e infaticabile) lavora per un paio di giorni a settimana a casa mia. Mariya. Una donna tenace, che ha messo da parte i suoi soldi, veramente faticati, per comprare la casa a due figlie, ormai sposate con bambini piccoli. È ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una quindicina di giorni fa, sentendo le narrazioni di escalation militare nei telegiornali, le ho chiesto cosa ne pensasse. Lei mi ha risposto: «Sono otto anni che da noi è così, voi ora ve ne state accorgendo?» Non sembrava preoccupata, come se avere i carrarmati alle porte fosse ordinaria amministrazione. Poi, la mattina dello scoppio della guerra, mi ha detto che la casa che aveva comprato con i soldi di una vita era proprio in uno dei primi paesini bombardati da Putin e che le figlie stavano decidendo se scappare o restare. Dopo due giorni mi ha detto che sono fuggiti e ora sono al confine. Sono scappati di notte, prendendo solo uno zaino. Tutti insieme, in un’unica macchina. I bambini piccoli incappottati alla meglio per affrontare il gelo. Gli uomini, però, ormai non possono più varcare il confine, perché c’è la chiamata alle armi. Le sue figlie non riescono a decidere se abbandonare i mariti, anche perché i figli vogliono restare con i loro papà. Sono bloccati nel nulla, tra i boschi, al freddo. Le due donne sono dilaniate tra la scelta di lasciare tutta la loro vita e una parte dei loro amori e quella di salvare se stesse e gli “altri” amori, i figli.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il giorno dello scoppio della guerra in Ucraina, Mariya mi ha detto che la casa che aveva comprato con i soldi di una vita sorge in uno dei primi paesini bombardati da Putin e che le figlie non sanno se restare in ucraina con i mariti o scappare per mettere in salvo i bambini</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Mariya li aspetta, tormentata. Aspetta le loro decisioni, senza aprire bocca: dice che sono loro a dover decidere. Più di una volta, in questi giorni, mi ha detto: «Voi non potete capire!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo che mi fa sentire in colpa: lei ha ragione, noi non possiamo capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io posso partecipare. Posso mettere da parte i vestiti di mio figlio, giochi, lenzuola, materassi, medicine. È tutto pronto e a disposizione se dovessero servire. Mando sms di beneficenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sono qui, nella mia casa, calda e accogliente, in una parte di mondo che non immagina cosa sia la guerra e che pensa che non esista più. Vivo in quella parte di mondo in cui ci sono persone che ammiccano a Putin, o che essendo sempre state di sinistra proprio non ce la fanno ad esprimere un giudizio negativo sulla Russia. Sono in quella parte del mondo dove ci si può permettere di “fare filosofia”; dove si continua a viaggiare per andare in vacanza; dove si può fare shopping; dove i bambini fanno sport e vanno a scuola normalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi siamo quelli che si sentono tranquilli e addirittura migliori solo perché più sensibili di altri, perché abbiamo sempre fatto lotte per i diritti civili, perché abbiamo insegnato il rispetto per tutti gli esseri umani senza distinzioni, o perché aborriamo la guerra, tramandando il ricordo del dolore, delle sofferenze, della crudeltà altrui. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare e va bene così, ma la verità è che quel “Voi” di Primo Levi, come quello usato da Mariya, è riferito a “Noi”. E noi non possiamo capire!</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sono in quella parte di mondo in cui ci si può permettere di &#8220;fare filosofia&#8221;, e perfino di ammiccare a Putin. La verità è che hanno ragione Levi e Mariya: «Noi non possiamo capire»</p></blockquote></figure>
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		<title>Il paradosso del Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2022 10:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Excursus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il covid è una malattia che divide non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Guardandolo da un altro punto di vista, però, il virus ha anche avvicinato profondamente chi la pensa allo stesso modo. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In tanti, in questi due anni di pandemia, abbiamo vissuto (direttamente o indirettamente) la faccia disumana del covid: il distanziamento forzoso, la lontananza fisica, il dover evitare gli abbracci e i baci, o (ipotesi più dolorosa di tutte, perché inesorabile) la negazione dell’ultimo saluto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, tutta questa esperienza di dolore ha un risvolto, se così si può dire, positivo: io lo chiamerei “il paradosso del covid”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una valutazione ottimistica che proprio non appartiene alla mia natura, ciò nonostante è scattata come una molla nella mia mente grazie alle telefonate, casualmente in successione, di tre delle mie amiche più care, che sembrano essersi sincronizzate negli ultimi due giorni inconsapevolmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco il paradosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il covid è una malattia che divide non solo fisicamente, ma anche mentalmente. È una malattia che separa le persone in categorie: vaccinati e non vaccinati, fragili e “forti”, rigorosi ed elastici, paurosi e impavidi, casalinghi e mondani…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Differenze che sono sempre esistite, ma che il covid ha improvvisamente accentuato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa strana (e paradossale, appunto) è che, a voler guardare queste differenze da un altro punto di vista, il virus, al contrario, ha avvicinato profondamente chi la pensa allo stesso modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, confrontarsi solo con persone che la pensano come te non è un bene: è solo grazie al confronto con ciò che è diverso che si riesce a costruire un pensiero critico personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, però, i simili si sono riconosciuti tra loro e per molti è stata un’esperienza rassicurante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quasi cinquant’anni mi sono ritrovata a condividere i medesimi pensieri con gli amici che da sempre considero i più cari e questa cosa mi ha confortato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non nel senso che così credo di aver ragione io e che tutto il resto del mondo sia nel torto. Semplicemente mi conforta l’essermi ritrovata tra miei simili, forse perché mi sono sentita fortunata per aver scelto bene le persone da amare. E parlare con loro, riconoscermi nei loro pensieri, mi ha profondamente consolato e sostenuto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Grazie al virus, i simili si sono riconosciuti tra loro e per molti è stata un&#8217;esperienza rassicurante condividere le idee con gli amici più cari</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Intendiamoci, non sto parlando di un “pensiero unico”, perché le differenze tra noi (per fortuna) resistono, ma sono quelle caratteriali. I massimi sistemi, invece, che rispecchiano i principi etici e morali, il rispetto per le regole e per il sociale, il senso della comunità, ecco, quelli sono identici e totalmente condivisi. Questo è confortante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, perciò, spero che il covid sparisca al più presto anche per un altro motivo: vorrei tanto che mio figlio possa conoscere più mondi possibili, i pensieri più diversi e le persone più strane e lontane da lui, per potersi ritrovare un giorno con pochi, carissimi, suoi simili!</p>
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		<title>Occhi specchio dell&#8217;anima, con il Covid non più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 09:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[occhi specchio dell&#039;anima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono delle “perle di saggezza” con cui si cresce e che consideriamo delle verità inconfutabili. Ma poi arriva la pandemia e le fa crollare. Gli occhi sono ancora lo specchio dell'anima? [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Esistono delle “perle di saggezza” con cui si cresce e che consideriamo delle verità inconfutabili e unanimemente acquisite. Punti di riferimento certi e inviolabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di frasi come: «la fretta è cattiva consigliera», «le bugie hanno le gambe corte», «gli occhi sono lo specchio dell’anima», che diventano assiomi che mai penseremmo di mettere in discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma poi arriva la pandemia e fa crollare, una alla volta, tutte le certezze che si hanno. Anche le più radicate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi riferisco in particolare agli occhi come specchio dell’anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quante volte abbiamo comunicato un sentimento attraverso un semplice sguardo: la comprensione rivolta ad un amico che ti confida una difficoltà, l’interesse intrigante verso un uomo che ti attrae, la complicità con il partner, un bonario rimprovero per la marachella di un figlio. Ma anche l’approvazione per un comportamento che condividiamo, la rabbia che non si può esprimere, il compiacimento per un lavoro di gruppo portato a termine in tempo. Mille e mille volte abbiamo effettivamente detto tanto solo attraverso un’occhiata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a un anno fa ero fermamente convinta che fossero gli occhi, e soltanto gli occhi, a parlare. Mi ero sbagliata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avete provato a esprimere compiacimento con la mascherina? Bisogna stendere gli occhi così tanto da diventare cinesi! (Ovviamente so che questo paragone oggi è politicamente scorretto, ma faccio parte di una generazione per la quale questa similitudine era consentita, per fortuna).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E per disapprovare qualcuno o qualcosa dietro una FFP2? Bisogna aggrottare la fronte fino alla paralisi per farsi capire!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare dello stupore… Fino a che grado di altitudine riuscite ad arcuare le sopracciglia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, in barba alle perle di saggezza, gli occhi senza il resto del viso non riescono a fare granché, questo è sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qualche giorno ho fatto la seconda dose di vaccino. Ancora non so quando avrò il coraggio di togliere la mascherina in pubblico. So per certo, però, che non vedo l’ora che i miei occhi ricomincino a parlare, a viso scoperto!</p>
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		<title>Vorrei&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 11:43:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto pesa la pandemia? Tanto, tantissimo. Ma quanto pesa dover spiegare ad un figlio al tempo della pandemia che bisogna seguire le regole e che la legge è uguale per tutti e vale per tutti? Questo non è calcolabile. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">«Mamma, lo sai che Marco ieri è andato a casa di Alessio? Ma si può fare in zona rossa?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«No, tesoro, non si può.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mamma, Franco ha organizzato la sua festa di compleanno: partita di calcetto con tutta la classe! Ma si può fare in zona arancione?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«No, amore, mi dispiace non si può fare, perciò non ti mando.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mamma, lo sai, Alfredo e Fabiana sono andati nella casa delle vacanze. Perché non andiamo anche noi?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Purtroppo non si può: è vietato andare in un’altra regione…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto pesa la pandemia? Tanto, tantissimo. Ma quanto pesa dover spiegare ad un figlio al tempo della pandemia che bisogna seguire le regole e che la legge è uguale per tutti e vale per tutti? Questo non è calcolabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se mentre fai la spesa entra qualcuno e si attacca a te (senza mantenere le distanze) e glielo fai notare, dai fastidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se tutti i condomini del palazzo entrano ed escono dall’ascensore senza mascherina e lo fai presente, sei un cretino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non mandi tuo figlio ad una festa di compagni di classe, sei una «fissata» che dovrebbe «stare un po’ tranquillina!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se stai chiuso dentro casa e segui le regole, ti dicono: «Che esagerata che sei! Si campa una volta sola!».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, io vorrei campare! E vorrei tanto che mio figlio non dovesse sentirsi parte di una minoranza irrisa, per il solo fatto che i suoi genitori gli hanno insegnato a seguire le regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei che si sentisse parte di una comunità che rinuncia (temporaneamente) ad un piacere personale ed egoistico per un fine comune: liberarci tutti da questo virus maledetto, che ci sta rovinando la vita!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non giudico gli altri, ma non vorrei essere giudicata da loro. E soprattutto vorrei non dovermi più giustificare perché mi attengo alla legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei che mio figlio non dovesse sentirsi uno stupido perché è ligio. Perché la serietà e la correttezza, il rispetto dell’altro e la tutela dei più deboli sono pregi e non difetti, soprattutto se si hanno solo 12 anni!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei…</p>
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		<title>Dall&#8217;Ottocento ai social, andata e ritorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 10:08:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Excursus]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[cuoricini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre avuto un rapporto difficile con la tecnologia. Un’ostilità innata. Mi definivo “ottocentesca”, con un misto di snobismo e superiorità. Il computer, per me, è poco più di una macchina da scrivere. Poi è arrivato il Covid con il lockdown e ho dovuto fare un salto nell’iperspazio, sono piombata nel 2020 (per me 2220) [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ho sempre avuto un rapporto difficile con la tecnologia. Un’ostilità innata. Una diffidenza. Mi definivo “ottocentesca”, con un misto di snobismo e superiorità. Mi piacciono i libri di carta e non il Kindle. Amo prendere un caffè con un’amica, invece di fare una videochiamata. Preferisco mille volte una telefonata di tre secondi, piuttosto che dire le stesse cose perdendo mezz’ora per scrivere un messaggio Whatsapp. Il computer, per me, è poco più di una macchina da scrivere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è arrivato il Covid con il lockdown e, nel giro di una settimana, ho dovuto fare un salto nell’iperspazio, sono piombata nel 2020 (per me 2220) e ho imparato in pochi giorni a fare videochiamate, a utilizzare il programma per la dad (didattica a distanza); ho persino creato un test per i miei studenti direttamente on line. Insomma, mi sono dovuta adeguare al mondo che mi circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento è avvenuto così repentinamente che, un giorno (sciagurato) di due mesi fa, mi sono fatta convincere da mio figlio di 11 anni ad entrare nel magico mondo dei social…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intendiamoci, mio figlio, che mi conosce bene, mi ha detto: «Mamma, penso che Instagram sia adatto a te: devi solo mettere qualche foto, se vuoi, e poi puoi guardare il mio profilo».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=319%2C239&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1243" width="319" height="239" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=640%2C480&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?resize=667%2C500&amp;ssl=1 667w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/like.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è sembrato un buon compromesso: niente “pipponi” chilometrici da leggere, postati da qualcuno che ha sempre qualcosa su cui pontificare; niente litigi o battibecchi da dover sopportare (mi basta per questo la chat delle mamme); niente cinguettii da seguire, imbrigliati in un numero limitato di caratteri… solo foto. «Ok, facciamolo!» ho detto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risultato? Ho postato timidamente qualche immagine. Prima paesaggi. Poi qualche foto personale (mio figlio quando era più piccolo, un compleanno, il mare in movimento intorno a me). Ho 23 follower. Tutti amici (molti sono vecchi amici). E non ho nessuna voglia di cercarne altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scorro le foto e spesso mi emoziono. A volte ho nostalgia per l’amica che non vedo da venti anni e che è ancora bellissima e senza una ruga. A volte ho un po’ di invidia guardando l’immagine di un luogo che magari non riuscirò a vedere mai per la mia paura di volare. In altri momenti mi intenerisco davanti alle foto degli amici di mio figlio, che mi sembrano improvvisamente grandissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ci sono i cuoricini… Questa storia dei cuoricini non l’ho presa bene: mica è cosa di poco conto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se metti il cuoricino, stai dicendo a qualcuno che ti piace quello che ti sta facendo vedere di sé. Perciò, se non metti il “tuo cuore”, quel qualcuno potrebbe dispiacersi, oppure offendersi. Ma, se metti il cuore a ciò che non ti piace, stai mentendo e stai mentendo a un tuo amico!</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Questa storia dei cuoricini non l&#8217;ho presa bene. Se li metti a ciò che non ti piace, stai mentendo a un tuo amico</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, vedo mio figlio che mette cuoricini a raffica. Vedo amici che distribuiscono “mi piace” come se piovesse, mentre chiacchierano amenamente a tavola con me un sabato sera al ristorante. Come fanno? Mi domando. E poi capisco l’unica e sola verità. Non c’è niente da fare: nonostante l’impegno, l’alfabetizzazione digitale a tappe forzate per il Covid e l’incoraggiamento di mio figlio, non sono riuscita a sconfiggere l’Ottocento che è in me.</p>
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