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	<title>Antonio Vastarelli, Autore presso</title>
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	<title>Antonio Vastarelli, Autore presso</title>
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		<title>In onore dell&#8217;iconica Quant, Flocco ci dà un taglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 16:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ex Libris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scrittrice napoletana Federica Flocco ha condensato la vita, anzi lo spirito, dell'iconica stilista inglese Mary Quant in un libricino che parla di donne, di libertà e anche un po' della sua vita. Il risultato è... </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Con questo testo aspiro al record della recensione più corta di sempre, in onore di Mary Quant, che i vestiti li accorciava, e soprattutto di Federica Flocco, che ha condensato la vita, anzi lo spirito, dell’iconica stilista inglese (inventrice della minigonna) nel brevissimo libricino dall’insolito titolo “Mary Quant” (edito da Marotta&amp;Cafiero). La narrazione è così concentrata (sebbene esauriente), che fate prima a leggere il libro che a sorbirvi la trama rimasticata in una pallosa rubrica letteraria. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto ve lo dico io: Federica parla di donne, di libertà, e anche un po’ di sé stessa. È un libro bellissimo e appassionante. È una ventata di fresco. Ed è autentico. Se dovessi sbagliarmi, mi scuso, ma non ve ne dorrete molto, visto che il prezzo di copertina è praticamente simbolico. Non resta che ringraziare l’autrice per averci emozionato.</p>
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		<title>La settimana che ha smarrito l’articolo, nel Paese delle “spesse volte”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 16:06:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia della Crusca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”? Sempre più persone dicono: «Ci vediamo settimana prossima». Perché? Sarà una specie di virus che si diffonde inesorabilmente, e per il quale occorrerebbe un vaccino.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dovevo essere distratto, sicuramente ero intento a far altro, e ve lo giuro: non me ne sono accorto. Non riesco proprio a ricordare quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”. Ci deve essere stato un momento che ha dato l’avvio a questa abitudine, purtroppo sempre più diffusa, di eliminare quella parte variabile del discorso la quale, secondo la grammatica italiana, si colloca prima di un nome o una parola. Si tratta &#8211; suppongo &#8211;&nbsp; di una specie di virus, visto che si diffonde con una velocità preoccupante, e che agisce un po’ come il covid (solo che quello azzerava gusto e olfatto). La colpa, questa volta, non possiamo darla ai cinesi, e men che meno ai pipistrelli, che d’italiano non ne sanno un’acca. La colpa è nostra, che di prenderci cura delle cose &#8211; e in questo caso della lingua &#8211; non abbiamo proprio voglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non occorre scomodare l’Accademia della Crusca (che ovviamente ritiene corretta la forma con l’articolo) per ipotizzare che magari c’è chi, nello scopiazzare la classica espressione inglese “next week” (che non richiede l’articolo), si senta più moderno, al passo con i tempi (probabilmente questo soggetto direbbe: più smart). In fondo &#8211; sosterrebbe probabilmente costui &#8211; che “settimana” è un termine femminile lo sappiamo: che bisogno c’è di metterle accanto l’articolo? È una perdita di tempo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è per questo che la moda si è sviluppata prima a Milano, dove la gente lavora ininterrottamente e, quando stacca, va di corsa in barca o a sciare per il weekend. Con questi ritmi non è possibile sprecare nemmeno un centesimo di secondo per costruire una frase correttamente. Quello che mi stupisce, però, è sentire sempre più napoletani salutarti con un: «Ci vediamo settimana prossima». Lo sanno tutti che noi napoletani non abbiamo questo assillo del lavoro (per chi ce l’ha) e passiamo la giornata a bere caffè, a cantare, a mangiare pizze piegate a libretto davanti al murales di Maradona. Allora mi chiedo: che senso ha risparmiare un attimo nel pronunciare un’espressione che, privata dell’articolo, diventa davvero brutta?</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:34% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="980" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=980%2C980&#038;ssl=1" alt="Open Italian dictionary with torn pages on wooden desk" class="wp-image-1728 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=640%2C640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=500%2C500&amp;ssl=1 500w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<h2 class="wp-block-heading">Quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”? Si tratta di una specie di virus, visto che si diffonde con una velocità preoccupante. Servirebbe subito un vaccino</h2>
</blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">E passi per i politici, sui quali non mi dilungo perché abbiamo tutti perso le speranze che possano essere &#8211; o quanto meno apparire &#8211; migliori degli elettori. Che dire dei numerosi giornalisti e scrittori contagiati da questo virus? Loro con le parole ci lavorano: andrebbero curati subito con un vaccino obbligatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma che le cose sarebbero andate così avrei dovuto capirlo qualche decennio fa, quando l’allora direttore del più grande quotidiano nazionale, ad ogni pie’ sospinto, ci regalava l’espressione “spesse volte”, oggi diventata di dominio pubblico. Eppure si dà il caso che il termine “spesso”, quando è avverbio, cioè quando lo usiamo per indicare una cosa che succede di frequente, non può essere declinato al plurale e non ha una sua forma femminile. È “spesso”, punto e basta. Altrimenti, è aggettivo. Ma, a quel punto, significa tutt’altro: e cioè, si fa riferimento allo spessore di una cosa. Quindi, l’espressione “spesse volte” potrebbe riferirsi ad un elemento architettonico di una chiesa o di un’antica costruzione avente volte molto consistenti: appunto, “spesse”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà l’età che avanza inesorabilmente ma, nel corso del tempo, ho sviluppato una crescente allergia a queste espressioni urticanti, che vi prego di non utilizzare, soprattutto combinate: fatelo per il mio bene. Ormai vivo nel terrore di morire per shock anafilattico se qualcuno un giorno dovesse dirmi: «Amico mio, ci vediamo a Capri settimana prossima, io ci vado spesse volte».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Guardo la guerra da un oblò, mi annoio un po&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 22:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vivo da troppo tempo in apnea, come se non volessi respirare l’aria che tira. Il mio problema è che, quando ho di fronte una persona, penso che sia una persona, anche se mi sta antipatica, mi odia e dice cose che mi fanno rabbrividire.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono due anni che non scrivo (né ospito) un post sul mio blog. Mi sono chiesto il perché. Un po’ è nella natura stessa di ExPost, che ha come sottotitolo “meglio tardi che mai”, a immortalare la mia tendenza all’inerzia di cui mi sono fatto vanto nell’editoriale di avvio del maggio 2020, significativamente intitolato “Benvenuti in ExPost, il primo blog per veri pigri”. Un po’ perché, probabilmente, in questo mondo, nel suo modo di ragionare, proprio non mi ci ritrovo. Osservo, a volte anche con colpevole indifferenza, le immagini di guerra che trasmettono le televisioni, leggo i resoconti giornalistici, ammiro la sapienza dei numerosi esperti di geopolitica e strategia militare che si alternano nei talk show per regalarci informazioni e analisi sulle sorti dell’Ucraina e del Medio Oriente con una sicurezza che, sinceramente, invidio. Mi accorgo solo ora di vivere da troppo tempo in apnea, come se non volessi respirare l’aria che tira. Ma, per quanto mi sforzi di non inalarla, sono costretto a farlo, come tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che io non capisco. Mi rendo conto di essere fuori dal mondo, in maniera ostinatamente inconsapevole. Fuori da quel mondo in cui gli Stati si fanno ancora guerra per un pezzo di terra, o per un credo religioso, o per un’ideologia (se ancora ne esiste una). Un mondo in cui, in maniera stanca, si confrontano eserciti che sembrano ignorare che a morire per queste zolle di terreno, per questi dei, per l’affermazione di astruse teorie politiche, siano persone, in carne ed ossa. E c’è una cosa che mi ha sempre colpito nel racconto che si fa delle guerre: è quando si dice che le vittime dei conflitti sono i più deboli, cioè le donne, i bambini e gli anziani. Come se dessimo per scontato che gli uomini, invece, possono morire, anzi che è giusto che muoiano, carne da macello dei governi. Come se non fossero anche loro padri, nonni o figli di qualcuno. Come se non fossero proprio loro le prime vittime, mandate al fronte a combattere, in tanti senza nemmeno sapere perché, magari senza odiare il proprio nemico, che però ammazzeranno senza pensarci due volte, temendo di essere ammazzati. Noi li chiamiamo uomini al fronte, con un’espressione che tradisce un’epica cinica e polverosa, ma spesso sono poco più che bambini. Come bambini sono quelli sotto le bombe di Gaza. Come lo sono stati, bambini, anche quelli che, una volta cresciuti e diventati terroristi, hanno progettato e messo in atto il pogrom del 7 ottobre 2023.</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:62% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="561" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=980%2C561&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1642 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=1024%2C586&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=300%2C172&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=768%2C439&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=640%2C366&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=874%2C500&amp;ssl=1 874w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h4 class="wp-block-heading">Ci raccontiamo che le vittime dei conflitti sono sempre i più deboli, cioè le donne, i bambini e gli anziani. Come se dessimo per scontato che gli uomini, invece, possono morire, anzi che è giusto che muoiano, carne da macello dei governi. Come se non fossero anche loro padri, nonni o figli di qualcuno. </h4>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso si dice che nasciamo buoni ma il mondo ci incattivisce. Non lo so se è vero. Forse, invece, nasciamo cattivi, perché quando siamo bambini agiamo secondo i nostri istinti e diciamo sempre io, io, io, mio, mio, mio. Se i nostri genitori non ci educano alla socialità, quella cattiveria, crescendo, la trasformiamo in violenza. Nel corso dei secoli, fortunatamente, abbiamo imparato a regolare i rapporti con gli altri in maniera più civile. Sappiamo che è possibile convivere anche con persone che la pensano diversamente da noi, che magari odiamo, se utilizziamo la parola al posto delle armi, se rinunciamo a scannarci esercitando il convincimento e il dialogo. La cultura ci ha fatto diventare adulti, tolleranti e democratici.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Si dice che nasciamo buoni ma il mondo ci incattivisce. Forse, invece, nasciamo cattivi, perché quando siamo bambini diciamo sempre io, io, io, mio, mio, mio.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Dove la cultura manca, invece, impera la sopraffazione di bambini diventati vecchi ma mai cresciuti, che comandano eserciti come stessero giocando alla playstation, che organizzano attentati come fossero feste di paese, che decidono che le donne non devono studiare, guidare, far vedere la faccia, che si sentono padroni della terra in cui sono nati per puro caso e, quindi, in diritto di non far entrare quelli che gli stanno antipatici. Impera la follia di chi ritiene giusto, addirittura, rubare la terra degli altri in virtù di storielle mitologiche che si perdono nella notte dei tempi o presunte supremazie morali. E i nemici di questi despoti non hanno fucili e cannoni, non hanno missili e portaerei, hanno la penna, gli occhi, un obiettivo. I veri nemici sono l’informazione e, soprattutto, i libri, che spesso vengono messi al bando perché i tiranni sanno bene che lì è nascosta la formula segreta che farà diventare adulti i propri sudditi, i quali non saranno più disposti a seguirli quando gli sarà ordinato di andare in guerra nel nome di un falso dio, di un’ideologia sballata o per la conquista di una terra abitata da altra povera gente. Gli amici di questi oppressori, invece, sono i tifosi, dell’una e dell’altra parte, che sostengono le ragioni di chi combatte, inventando favolette per bambini in cui il mondo è popolato da buoni (i nostri) e cattivi (i loro). E può ben essere che uno dei contendenti abbia ragione e l’altro torto, oppure che abbia almeno più ragione dell’altro. Ma che importanza può avere per chi ha perso una figlia, un padre, un amico, un’intera famiglia? Che importanza può avere un pezzettino di terra per chi ha visto crollare il mondo che lo circonda?</p>



<div class="wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center"><div class="wp-block-media-text__content">
<h4 class="wp-block-heading has-text-align-right">Ma che importanza può avere per chi ha perso una figlia, un padre, un amico, un’intera famiglia? Che importanza può avere un pezzettino di terra per chi ha visto crollare il mondo che lo circonda?</h4>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1650 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco qual è il mio problema: ho letto troppi libri e, quando ho di fronte una persona, penso che sia una persona, anche se mi sta antipatica, anche se mi odia, anche se non ha il colore della mia pelle, anche se dice cose che mi fanno rabbrividire. Seppure, per qualche secondo, mi viene voglia di strozzarla, cedendo a un istinto da bambino, mi ricordo di attaccare il cervello e ragionare, provo a dialogare, alzo la voce se non riesco a trattenermi e, se proprio non riesco a spiegarmi, taccio e me ne vado.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ammetto che è facile parlare per chi sta seduto su un divano, annoiato, davanti alla tv. Cosa farei, mi chiedo, se bombardassero la mia casa? Forse anch’io imbraccerei un fucile e andrei ad ammazzare qualcuno per vendetta, per disperazione. Ma non vedo come eliminare un uomo possa rimettere in piedi la mia casa, restituirmi i miei cari, regalarni la serenità. Allora sto lì, davanti alla tv, indifferente perché spero, senza crederci, che si tratti di fiction. Mi convinco che al mondo non esistano sul serio persone che pensano ancora che sia possibile risolvere i problemi mandando il prossimo all’altro mondo, che in fin dei conti, per chi soffre davvero, potrebbe rivelarsi migliore di questo.</p>
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		<title>Da Beslan a Kiev, gli occhi chiusi del mondo su Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:00:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 3 settembre del 2004, Vladimir Putin dà l'ordine di effettuare un blitz per liberare 1.200 persone (in prevalenza bambini) tenuti in ostaggio da 32 terroristi in una scuola di Beslan. È stato appena rieletto presidente della Federazione Russa con un plebiscito e fornisce una tragica prova di determinazone e cinismo, che l'Occidente ha poi sottovalutato per quasi vent'anni. [...]  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.expost.blog/da-beslan-a-kiev-gli-occhi-chiusi-del-mondo-su-putin/">Da Beslan a Kiev, gli occhi chiusi del mondo su Putin</a> proviene da <a href="https://www.expost.blog"></a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«<em>Corpi straziati, bambini che urlano e fuggono nudi senza nemmeno sapere che direzione prendere, madri che portano al collo bimbi senza vita o con il corpo devastato da esplosioni, pallottole, dal crollo del tetto di un edificio o da chissà cos’altro. Il terrore è nei loro occhi che si specchiano con quelli dei padri, pieni di rabbia, disperazione e impotenza. Queste le immagini di un massacro al quale, ieri, il mondo ha assistito con orrore, e per il quale nessuno riesce a trovare una giustificazione possibile</em>.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è la cronaca di quello che è successo ieri in Ucraina, ma l’incipit di un articolo che scrissi in occasione della strage di Beslan del 3 settembre 2004. Ovviamente io non ero in Ossezia del Nord ma, pur seguendo la vicenda da Napoli attraverso le agenzie (ero caposervizio del quotidiano Napolipiù), quei fatti mi segnarono profondamente e non riesco a dimenticarli: per me hanno rappresentato la dimostrazione pratica dell’assurdità della “guerra”, mirabilmente descritta da Voltaire nel Dizionario filosofico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="572" height="88" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?resize=572%2C88&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1566" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?w=572&amp;ssl=1 572w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?resize=300%2C46&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 572px) 100vw, 572px" /><figcaption>Titolo di Napolipiù del 4 settembre 2004, con bilancio provvisoro delle vttime </figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’episodio mi è tornato alla mente guardando le immagini dell’invasione russa dell’Ucraina. Ed è tornata alla mente anche a chi, come me, in quei giorni dovette decidere cosa pubblicare e cosa non pubblicare, il caporedattore del giornale, Enzo Colimoro, che stamattina mi ha telefonato per sapere se avevo ancora in archivio quelle pagine. Ed in effetti le conservo. In quei giorni, insieme al direttore Giorgio Gradogna, agli altri colleghi della redazione (in particolare al caposervizio di cronaca, Antonio Di Costanzo), discutemmo a lungo sull’opportunità, o meno, di pubblicare le foto dei bambini che piangevano terrorizzati, mentre scappavano nudi, feriti, morti dentro. Erano dei minori, è vero, e la deontologia ci diceva di non pubblicare. Ma, guardando quelle orribili immagini, ebbi l’impressione che difficilmente la loro pubblicazione in una città lontanissima come Napoli avrebbe potuto procurare a quei bimbi un danno ulteriore. Quindi insistei molto, e alla fine le mettemmo in pagina. Fu una scelta dolorosa, ma indispensabile. Non avrei saputo inventare nessuna parola più efficace di quegli occhi smarriti, di quei corpi martoriati per raccontare l’assurdità alla quale stavamo assistendo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=315%2C450&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1571" width="315" height="450" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?w=566&amp;ssl=1 566w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=350%2C500&amp;ssl=1 350w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /><figcaption>Una delle pagine di Napolipiù del 5 settembre 2004</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Immagini che conservo non solo in archivio, ma precise nella mente. Immagini che oggi non pubblicherò, se non in piccola parte, garantendo che quelle che ometto sono molto peggiori. Non avrebbero senso oggi. Ma forse potrebbe aver senso, purtroppo, nei prossimi giorni, mostrare al mondo che cos’è davvero la guerra, quali ne sono gli effetti reali sulle persone: le cartine con i carrarmati servono per giocare al Risiko non per scuotere coscienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa successe in quei giorni? Il primo settembre, 32 terroristi (ceceni e islamici) sequestrarono circa 1.200 persone, soprattutto bambini, in una scuola di Beslan (città della regione del Caucaso appartenente alla Federazione Russa). Dopo trattative andate a vuoto, il 3 settembre, i russi entrano nella scuola con un’azione di forza: il bilancio fu di circa 330 morti, 186 dei quali bambini, ed oltre 700 feriti. Sul motivo per il quale i russi decisero il tragico blitz ci sono molte versioni contrastanti (un errore, un’esplosione improvvisa che fece temere per la vita degli ostaggi (provocata da chi?), informazioni sbagliate su quello che stava succedendo nella scuola). Sappiamo però chi diede l’ordine di entrare: fu Vladimir Putin, appena rieletto per la seconda volta presidente della Federazione russa con il 71% dei voti, un plebiscito.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="250" height="227" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan5-1.png?resize=250%2C227&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1570 size-full"/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>32 terroristi ceceni e islamici sequestrarono 1.200 persone in una scuola, quasi tutti bambini. Dopo due giorni Putin ordinò il blitz: fu una strage</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è dubbio che la responsabilità principale di quelle morti fu dei terroristi, tanto che a Putin e al popolo russo arrivarono le dovute condoglianze di tutti i capi di Stato e di Governo del mondo, ma possiamo affermare con altrettanta certezza (e la stampa internazionale lo fece all’epoca) che in nessuno stato democratico, ed in particolare in Italia, sarebbe mai stata accettata dall’opinione pubblica l’idea di un blitz in una scuola piena zeppa di bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’episodio mostrò al mondo la feroce e cinica determinazione di un autocrate che, negli anni seguenti, è stato quanto meno tollerato dall’Occidente e, da alcuni leader politici (da Trump in giù), addirittura additato come esempio di efficienza da seguire. Molti adulatori li ha avuti anche in Italia: è inutile farne i nomi, perché li conoscono tutti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="561" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=980%2C561&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1567" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=1024%2C586&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=300%2C172&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=768%2C440&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=640%2C366&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=874%2C500&amp;ssl=1 874w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?w=1347&amp;ssl=1 1347w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption>Sezione di pagina da Napolipiù del 5 settembre 2004</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Questa sottovalutazione del &#8220;pericolo Putin&#8221; è figlia di una realpolitik di corto respiro che ha fatto dimenticare a tanti che l’interesse maggiore dell’Europa, la sua ragione fondativa, è la pace basata sull’unità dei popoli, quella pace e quell’unità che l’invasione dell’Ucraina rischia di far andare in frantumi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vincere la guerra contro le autocrazie, quindi, più che i soldi e le armi (a volte, purtroppo, indispensabili) servono valori saldi, serve ricordarsi che le democrazie occidentali non sono un incidente della storia ma faticose conquiste che vanno difese innanzitutto da noi stessi, dai nostri troppi compromessi, dalla nostra cecità. L’antidoto al terrore è aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà, che già prorompeva dagli occhi di quei bambini di Beslan sui quali, invece, abbiamo abbassato lo sguardo.</p>
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		<title>Una vita tra il Serio e il faceto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 14:59:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Il Nord non capisce il nostro stile di vita. Qui si vive e anche bene». Questo sostenne Michele Serio, scrittore multiforme e irregolare, tra gli autori cult del pulp italiano (morto il 24 ottobre scorso), in un'intervista che mi rilasciò esattamente 15 anni fa e che oggi vi ripropongo. [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<pre class="wp-block-verse has-small-font-size"><em>Il 24 ottobre scorso è morto Michele Serio, scrittore multiforme e irregolare, tra gli autori cult del pulp italiano. Per ricordarlo, ripubblico – a seguire – un’intervista che mi ha rilasciato esattamente 15 anni fa (il 4 novembre del 2006) per il quotidiano Napolipiù. Lo spunto era una polemica nata da alcune affermazioni del giornalista Giorgio Bocca il quale sosteneva che a Napoli avesse vinto la camorra. Dalle risposte di Serio emerge il suo sguardo ironico, ma mai scontato, sulla città che amava proprio per i suoi (presunti) difetti.</em></pre>



<p class="is-style-default wp-block-paragraph">Michele Serio, scrittore partenopeo, nel suo libro “Napoli corpo a corpo”, contraddice le tesi catastrofiste di Giorgio Bocca (il quale sostiene su <em>L’Espresso</em> di ieri che a Napoli ha vinto la camorra): «La criminalità c’è sempre stata, ma noi napoletani abbiamo già trovato il sistema di combatterla, sopravvivendo, ma anche vivendo, amando. La verità è che il Nord si rifiuta di capire il nostro stile di vita».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Ma come, Serio, Napoli è sulle prime pagine di tutti i giornali per l’emergenza criminalità, Bocca su <em>L’Espresso</em> dice che ha vinto la camorra, e lei minimizza?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«A me sembra la Napoli di sempre. C’è solo un problema contingente causato dall’indulto».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=249%2C347&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1517" width="249" height="347" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=733%2C1024&amp;ssl=1 733w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=215%2C300&amp;ssl=1 215w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=768%2C1073&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=1099%2C1536&amp;ssl=1 1099w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=1466%2C2048&amp;ssl=1 1466w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=640%2C894&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=1024%2C1431&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=358%2C500&amp;ssl=1 358w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?w=1622&amp;ssl=1 1622w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" /><figcaption><em>La pagina di Napolipiù <br>del 4 novembre 2006<br>con l&#8217;intervista a Michele Serio</em></figcaption></figure></div>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Prodi sostiene che le statistiche non confermano la tesi che sia colpa dell’indulto.</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Ma io sono una persona abituata ad ascoltare, mi fido delle mie statistiche, quelle del vicolo. Deve sapere che, in estate, alcune persone di strada mi hanno fatto presente che sarebbero tornate molto tardi dalle vacanze, almeno a fine settembre, perché, dopo l’indulto, si prevedeva un po’ di casino».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, l’emergenza Napoli esiste?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Solo in maniera contingente a causa dell’indulto. C’è stata una grave sottovalutazione di quello che poteva accadere al Sud dove esiste una grossa presenza della criminalità organizzata. E mi dispiace che a varare il provvedimento sia stato un politico campano. Forse l’avrà fatto perché si chiama Clemente. Ma, devo essere sincero, io avrei preferito che il ministro della Giustizia si chiamasse Severo».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Lei si chiama Serio, eppure scherza. Se la vuole cavare con una battuta?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«È la situazione nella quale viviamo in questi giorni a non essere seria».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, se si tratta di un fatto contingente, non è giustificato &#8211; lei sostiene &#8211; tutto questo clamore sulla stampa nazionale. Di cosa si tratta, allora, di una “recrudescenza” dei mass media?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Direi di sì. Questo tipo di “recrudescenza” è ciclica. Ma non si preoccupi, tanto di solito dura sei sette giorni, poi l’attenzione calerà perché non si tratta di un’attenzione seria. Quando c’è la notizia ci si avventa sopra, poi tutto torna in sordina e chi se ne frega!».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Ammetterà che la criminalità a Napoli esiste. Vede particolari responsabilità politiche?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Del governo sicuramente. L’indulto è stato un provvedimento superficiale e stupido. Per quanto riguarda le istituzioni locali, sinceramente, quelle attuali non mi sembrano né peggio, né meglio di quelle che le hanno precedute. E non faccio un discorso politico, ma di risultati».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Eppure, alle elezioni, il centrosinistra ha sempre stravinto a Napoli e in Campania, negli ultimi tredici anni. Come se lo spiega?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Con il fatto che l’opposizione non esiste e la gente vota sempre gli stessi perché non ha una reale alternativa. Infatti, io dividerei equamente le colpe, al cinquanta per cento, tra governo e opposizione».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, ha ragione <em>L’Espresso</em>, Napoli è perduta?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Napoli è così da un’eternità. È da sempre che viviamo in questa situazione fatta di politici che non sono l’ideale e di intellettuali fumosi. Ma, in fondo, si vive bene».</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top" style="grid-template-columns:35% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="827" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio.jpg?resize=980%2C827&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1519 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=1024%2C864&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=300%2C253&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=768%2C648&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=1536%2C1295&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=2048%2C1727&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=640%2C540&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=593%2C500&amp;ssl=1 593w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="wp-block-heading">«La verità sa qual è? Al Nord non vogliono capire, anzi, diciamo che non capiscono il nostro stile di vita. Vengono qui, ci giudicano e poi se ne vanno.»</h3>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div></div>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Se la sente Bocca, si arrabbia.</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Non so a Milano, ma a Napoli i ristoranti sono sempre pieni. Abbiamo uno sportello bancario ogni quattro metri, tremila società finanziarie. A me non sembra affatto che la gente si stia per suicidare. Io vedo gente che vive, sopravvive, ama. Mi sembra di vedere anche un sacco di gente gioiosa. Come da secoli a questa parte».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, tutto bene?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Tutto come al solito. Sono secoli che campiamo così, nel bene e nel male, sfornando camorra, ma anche generazioni di comici, scrittori, musicisti, cantanti. La verità sa qual è?»</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quale?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Che al Nord non vogliono capire, anzi, diciamo che non capiscono il nostro stile di vita. Vengono qui, ci giudicano e poi se ne vanno. Io e lei, che siamo persone civili, se andiamo in Uganda e vediamo persone che ballano seminude non pensiamo che sono sporcaccioni ma, da Occidentali intelligenti, rispettiamo i loro costumi. O no?».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, si tratta solo di stili di vita?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Stiamo parlando dell’Italia. Una nazione che ha una storia lunghissima, con città antiche che hanno abitudini molto diverse tra loro e tutte consolidate. Lei ha presente il <em>way of life</em> americano?».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Prego?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Parlo dello stile di vita statunitense, quello che si è affermato in tutto il mondo perché era vincente. Ecco: ognuno ha il suo stile e Napoli ha il suo».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>E il Nord teme di essere colonizzato dal nostro <em>way of life</em>?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Non so, ma se dovesse succedere, vuol dire che le nostre abitudini sono vincenti».</p>
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		<title>Meno male che c’è Zagor, in questo mondo di finti Tex</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 09:42:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Zagor]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quest'anno Zagor ha compiuto 60 anni, da ragazzo compravo tutti i suoi fumetti, era il mio personaggio preferito. A differenza di Tex Willer, il bravo ragazzo che fa sempre la cosa giusta (che noia!), Zagor se ne frega delle convenzioni e, con il suo buffo amico Cico, continua a darci la sensazione di poter evadere dal conformismo imperante del pensiero unico. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni si festeggia il 60esimo anniversario della nascita di Zagor, il mitico personaggio dei fumetti ideato da Gallieno Ferri e Guido Nolitta nel 1961 che, fin dal suo esordio, è protagonista di un dualismo epico con l’altra creatura di successo della Sergio Bonelli Editore, Tex Willer, lanciato nel 1948.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo degli appassionati di fumetti è letteralmente spaccato in due tra i fan dello <em>Spirito con la scure</em> e quelli dell’<em>Aquila della notte</em>. E io sono schieratissimo con il primo gruppo perché da ragazzo, tra gli anni Settanta e Ottanta, ho acquistato tutti i fumetti di Zagor, nessuno escluso. In questa sezione del blog parlo delle mie ex passioni, e quella per Zagor è stata una delle più grandi. Ancora soffro al ricordo di quel giorno in cui mia madre mi comunicò di aver regalato quasi tutti i miei fumetti (che non leggevo più da anni) ad un mio cugino piccolo (che poi li distrusse) perché occupavano un paio di mobili e non c’era più spazio per metterci niente. Oggi avrei potuto possedere una collezione completa dei numeri originali di quei due decenni, me ne restano purtroppo solo poche copie malandate, ma sono sufficienti a suscitare alcuni dei sentimenti che provavo da ragazzo nell’immergermi in quelle storie.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>ancora soffro ricordando il giorno in cui mia madre mi comunicò di aver regalato la mia collezione di zagor a mio cugino, perché non c&#8217;era più posto nei mobili.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Da lettore compulsivo, acquistavo anche altri fumetti, dal Corriere dei piccoli a Geppo, da Blek Macigno ad Alan Ford, da Diabolik a Cattivik, da Topolino a Tiramolla, eccetera eccetera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche volta, leggevo anche Tex. Ma non mi ha mai soddisfatto fino in fondo. Sempre troppo giusto, troppo buono, di quella bontà dura e inflessibile di un tempo, da uomo d’onore. Prevedibile nelle sue scelte. Un bianco texano che sposa una navajo e, contemporaneamente, diventa leader tra i bianchi e tra i pellerossa. Che gli vuoi dire? Bravo, applauso. È certamente la figura che più può rappresentare la filosofia del politicamente corretto che si è affermata nel mondo occidentale negli ultimi vent’anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti, Tex, da bianco, tratta bene i pellerossa, ma sempre da una posizione di supremazia. È lui che concede la sua benevolenza, è lui che accogliendo i “diversi” li integra nel suo mondo. Un atteggiamento nobile che parte, però, dall’assunto che i bianchi siano il modello e che i pellerossa debbano sforzarsi di assomigliare a quel modello, che lui ha bene in mente, che è fatto di valori profondi di giustizia, ma condizionati dal suo essere un bianco. Questo forse è dovuto anche all’età del personaggio Tex, nato nel dopoguerra, quando trattare bene un “negro” era già un segno di grande progressismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Zagor, invece, non gliene frega niente dei modelli. I suoi genitori sono stati massacrati dai pellerossa, quindi passa una parte della sua vita ad odiarli e a meditare vendetta, fino a quando scopre che suo padre, ufficiale dell’esercito, era un massacratore di pellerossa, e quindi passa un’altra parte della sua vita ad odiare il padre bianco. Dopo la morte dei genitori, inoltre, Zagor viene allevato da una specie di strambo eremita che vive nei boschi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, lo <em>Spirito con la scure</em> non appartiene a nessuno, non vive in gruppo, come Tex, non ha una famiglia da difendere, sa fin da piccolo che le apparenze possono ingannare. E ha imparato che non esiste una realtà oggettiva, ma un punto di vista sulle cose che dipende dal contesto in cui ti trovi. E lui si trova spesso in contesti molto strani perché, a differenza del ranger texano, le cui storie hanno ambientazioni verosimili, non di rado Zagor si trova proiettato nel fantasy e nell’horror, tra fantasmi, zombie ed alieni.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:auto 29%"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="608" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=608%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1474 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=608%2C1024&amp;ssl=1 608w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=178%2C300&amp;ssl=1 178w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=640%2C1078&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?resize=297%2C500&amp;ssl=1 297w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Tex-willer-1.jpg?w=768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 608px) 100vw, 608px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Tex willer non mi ha mai soddisfatto. Sempre troppo giusto, troppo buono, Prevedibile nelle sue scelte. Che gli vuoi dire? Bravo, applauso! Ma che noia!</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Tex vive in un contesto di società, sia quando gira da ranger con il suo gruppetto di amici, sia quando torna alla tribù Navajo da capo. E da questi contesti, da queste comunità, dal loro senso di giustizia, viene influenzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zagor, invece, se ne tira fuori. Si è abituato a vivere nella sua foresta immaginaria di Darkwood tra paludi e sabbie mobili e, passando da un albero all’altro appeso ad una liana, come un Tarzan a stelle e strisce, vede le cose dall’alto, dall’esterno, e le giudica con terzietà, secondo un codice morale che ha assemblato da solo, che non tiene conto delle convenienze ma di quello che gli sembra giusto o sbagliato. È come se Zagor, buttato fuori dal mondo da piccolo, suo malgrado, si sia trovato in una situazione di stato di natura ed abbia dovuto darsi delle regole per orientarsi. È come se avesse stipulato un contratto sociale con se stesso e lo rispettasse infischiandosene del giudizio degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questi motivi, Zagor, a differenza di Tex, non è amato, né dai bianchi né dai pellerossa. L’unico che gli vuole veramente bene, e che lui accetta come compagno di viaggio, è Cico, un messicano (quindi, mezzo bianco e mezzo nero) pieno di difetti: basso, ciccione, imbranato, imbroglione, vanaglorioso, fifone, sfigato e prevalentemente dedito a procurarsi da bere e da mangiare, possibilmente a scrocco. Ma simpatico. L’esatto opposto dei compagni di viaggio di Tex (Kit Carson, il figlio Kit Willer, la moglie navajo Lilyth e il fratello di sangue pellerossa Tiger Jack), tutti belli, con i completini appena stirati e i fucili Winchester scintillanti.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:26% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="200" height="368" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/cico-1.gif?resize=200%2C368&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1473 size-full"/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;unico suo vero amico è Cico, un messicano basso e ciccione, imbroglione, vanaglorioso, mangiatore a scrocco. Ma simpatico.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non è amato Zagor, ma è temuto e rispettato da tutti. Non è amato perché non appartiene a nessuno e non vuole appartenere a nessuno. È temuto perché, quando si incazza e fa ruotare il suo strano tomahawk, è una furia, al punto da apparire un essere dotato quasi di poteri soprannaturali. Ed è rispettato perché, nonostante agisca secondo un suo codice morale, lo fa sempre per difendere la pace tra i popoli, proteggere i deboli e combattere i criminali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è dubbio che, in una società ordinata e civile, il modello di Tex sia più funzionale ed utile. Politicamente più accettabile perché rispettoso delle leggi e del contesto sociale. Zagor, calato nel terzo millennio, forse sarebbe un disadattato a cui nessuno dà retta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, Tex mi annoiava quarant’anni fa, come mi annoiano i tanti finti Tex che circolano oggi nella politica e nel mondo della comunicazione, che parlano bene, benissimo, ma che, a differenza del ranger, razzolano male. Finti Tex perché sanno che recitare la parte del bianco buono che vuole la pace nel mondo, la società multietnica e un ambiente pulito è necessario per darsi un profilo da progressisti. Peccato che, al dunque, questi propositi restino sempre sulla carta. Perché Tex agisce nel mondo reale, dove le utopie cedono sempre il passo ai compromessi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/06/Zagor-liana.jpg?resize=467%2C326&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1476" width="467" height="326"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Meno male che c’è Zagor, anche se solo in un fumetto, così possiamo sognare che, se un giorno dovessimo essere noi gli indifesi, dall’alto arriverà a salvarci lo <em>Spirito con la scure</em>, con la sua sfavillante blusa rossa smanicata, fottendosene se siamo immigrati su un barcone, capitalisti disperati, bambini che hanno perso la palla o dissidenti rinchiusi, senza motivo, in una prigione. Fottendosene se quello che sta per fare gli conviene, perché nella foresta di Darkwood non conviene mai fare quel che conviene fare.</p>
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		<title>Buon compleanno ExPost</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 08:48:08 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">A mezzanotte ExPost compie un anno. Nelle intenzioni doveva essere un blog per pigri ed ha mantenuto la promessa. Gli articoli, scritti con molta calma rispetto agli avvenimenti quotidiani, sono stati 30 in 12 mesi, con la media di 2,5 articoli al mese. Una produzione per la quale devo ringraziare anche gli amici Amianto, Arianna Avondola, Umberto Gargiulo, Giancarlo Meo, Gaetano Munno e Alessandra Necco, che mi hanno inviato contributi e riflessioni molto interessanti. La “pigrizia” insita nei testi pubblicati ha fatto sì che tutti gli articoli siano ancora validi oggi, come se fossero senza tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella classifica dei più letti svetta l’articolo sul Tartufo Algida degli anni Ottanta che, oltre ad aver collezionato ben 711 visualizzazioni uniche, detiene anche il record di commenti (15) e continua a far registrare visualizzazioni quotidiane a distanza di quasi un anno dalla sua pubblicazione, grazie ai fan di quel fantastico gelato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul podio si piazzano, inoltre, due articoli su Maradona. Al secondo posto c’è il racconto della vera storia della “mano de Dios” fatto da Alessandra Necco, che ha proposto un bellissimo parallelismo tra la storia di Diego e quella del padre, il giornalista Luigi Necco, che inventò l’espressione. L’articolo ha collezionato 669 visualizzazioni. Mentre il dialogo “L’ultimo dribblig di DIegO”, scritto nel giorno della morte di Maradona, si è piazzato al terzo posto con 448 visualizzazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di ExPost continua, ovviamente, con calma…</p>
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		<title>L&#8217;ultimo dribbling di DIegO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 18:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extraterrestri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Sorpreso?»<br />
Il tipo con la barba lunga davanti al portone l’invitava ad entrare, ma Maradona lo guardava interdetto, uscendo dall’ascensore che lo aveva trasportato tra le nuvole.<br />
«Ma tu sei...?»<br />
«San Pietro» annuì sorridendo il vecchio. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Sorpreso?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">Il tipo con la barba lunga davanti al portone l’invitava ad entrare, ma Maradona lo guardava interdetto, uscendo dall’ascensore che lo aveva trasportato tra le nuvole.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma tu sei…?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«San Pietro» annuì sorridendo il vecchio.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«E questo è…?» chiese guardandosi attorno.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Il Paradiso.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma non capisco. Non me l’aspettavo» disse, sorpreso.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Lo so, lo so. Ne hai fatte di cavolate. Ma il Padre Eterno ti ha perdonato.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma mi drogavo, tradivo mia moglie, ho anche picchiato qualche poveretto…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Acqua passata, ora sei qui» lo rassicurò Pietro, poggiandogli un braccio sulla spalla e guidandolo oltre il portone.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ho anche detto che quel gol l’aveva segnato la mano di Dio: si sarà arrabbiato!»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Non è che gli abbia fatto piacere, ma poi ci ha riso su.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Quindi, è come pensavo: gli ultimi saranno i primi. Nostro Signore perdona tutti, anche le pecorelle smarrite» si compiacque Diego.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Non proprio tutti» si schermì il Santo.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«In che senso?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Per te ha fatto un’eccezione» chiarì.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Un’eccezione?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Diavolo! Sei Maradona!» esclamò.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Lo so chi sono.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Sei il più forte di sempre!»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«So anche questo: non c’è bisogno che me lo dici tu!» iniziò a spazientirsi.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«E allora: che pensavi che ti avrebbe lasciato a Satana?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Per la verità, lo temevo» ammise, grattandosi la testa per l’imbarazzo.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma che dici? Così quello vinceva il campionato tutti gli anni fino alla fine dei tempi, sai che incubo!» sbottò.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Quale campionato?» chiese stupito Diego.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Quello dell’Aldilà! A volte vinciamo noi e altre l’Inferno ma, se fossi andato lì giù, avrebbero vinto sempre loro.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«E ora, invece?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Vinceremo sempre noi, che ne sappiamo una più del Diavolo.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«In che senso?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Lui ti ha corteggiato per tutta la vita, tentandoti, per poterti schierare nella sua squadra, una volta morto. Ma il Signore Dio Nostro, nella sua immensa bontà, ha deciso di perdonarti, così puoi stare qui con noi, che abbiamo anche spogliatoi molto più belli, campi con l’erba soffice, divise con lo sponsor migliore…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Scusa Pietro, fammi capire: ma organizzate un campionato con due sole squadre?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«In realtà, sono tre: c’è anche il Purgatorio, ma loro non vincono mai, sono proprio scarsi» disse con un ghigno di sufficienza.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Quindi, sono obbligato a stare qui su?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Che domande! Nessuno è obbligato, ma tutti vogliono venire qui su da noi: è ovvio.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Allora, in teoria potrei decidere anche di andare sotto?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«La regola è che nessuno può chiedere di andare da giù a su, ma se uno vuole scendere, può farlo, lì c’è l’ascensore. Da millenni però non è mai successo, ovviamente. Qui si sta da Dio, c’è aria pura e fresca, lì si muore di caldo, c’è puzza, si vive uno sull’altro…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Capisco, ma preferirei scendere.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma come osi! Preferisci Satana al Signore Dio tuo?» tuonò, ma poi cercò di controllarsi e diventò accomodante, per convincerlo: «Qui abbiamo i calciatori più bravi e, soprattutto, abbiamo una mentalità vincente. Non posso credere che preferisci giocare nell’Inferno.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Infatti, non voglio giocare con loro» lo rassicurò Maradona.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ah… bene, mi avevi fatto prendere uno spavento. Stavi scherzando&#8230;»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«No, non scherzavo: non giocherò né con loro né con voi» spiegò.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma che dici: un talento come te non può smettere di giocare: sarebbe un peccato mortale!» lo lusingò Pietro.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma non intendo smettere: giocherò con il Purgatorio.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Questa è bella! Quelle sono delle pippe, non vincono mai. Se esistesse la serie B, retrocederebbero tutti gli anni. È ridicolo!» balbettò il Santo, facendo tintinnare le chiavi che aveva in mano per il nervosismo.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Non hanno mai vinto… fino ad oggi…» fece Diego, voltandosi e camminando verso l’ascensore.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma chi ti credi di essere?» avvampò Pietro.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Lo hai detto tu: sono Maradona.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Sì, ma…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Hai detto che sono il migliore…» aggiunse entrando nella cabina e premendo un tasto per scendere.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Certo, ma…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ci vediamo in campo!» ridacchiò, facendo ciao-ciao con la mano, mentre le porte dell’ascensore si chiudevano.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">Pietro, con la testa incassata tra le spalle, tornò sui suoi passi. Era disperato: non sapeva come dare la tragica notizia a Dio. Mentre chiudeva a mandate il portone del Paradiso, sentì un coro salire dal Purgatorio. Gli sembrò che cantassero: «Alè, alè, alè, alè, Diegooo, Diegooo.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;immagine in pagina è stata realizzata da Anna De Luca</em></p>
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		<title>Salvate il soldato Milik</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 10:54:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extraterrestri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Milik chi?» dicevano un po’ tutti in città il giorno in cui uscì la notizia che il Napoli stava pensando di acquistare il 22enne attaccante dell’Aiax per sostituire Higuain, pronto a correre in soccorso della Juventus vincitrice. Una perplessità che si è prolungata nel tempo, fino ad oggi. Tanto che il Napoli vuole venderlo. Eppure, i numeri dicono che Arek è l'attaccante della serie A con la migliore media gol su azione degli ultimi 4 anni. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>«Milik chi?» dicevano un po’ tutti in città il giorno in cui uscì la notizia che il Napoli stava pensando di acquistare il 22enne attaccante dell’Aiax per sostituire Higuain, pronto a correre in soccorso della Juventus vincitrice, dopo aver conquistato con 36 reti stagionali in maglia azzurra il podio di capocannoniere più prolifico della storia della Serie A.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Chi è? Mai sentito» ripetevano molti amici. «Ma come – rispondevo, &#8211; non lo avete visto agli Europei con la Polonia? È fortissimo». Parole inutili: non riuscivo ad essere convincente. E quella perplessità iniziale dei miei amici, e dei tifosi napoletani in genere, si è prolungata nel tempo, fino ad oggi. Inspiegabilmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri relativi a tutte le competizioni (che per realizzare questo articolo ho tratto da Transfermarkt, Lega Serie A e Whoscored) dicono che Arkadius Milik, Arek per gli amici, è uno dei migliori attaccanti degli ultimi anni, tra quelli che giocano in Italia, sicuramente il più sottovalutato. Questo nonostante un doppio infortunio consecutivo ai legamenti crociati che avrebbe potuto far chiudere definitivamente una carriera promettente.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La magia dei numeri che se ne fregano delle opinioni</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Da quando è al Napoli, cioè da 3 campionati e mezzo (stagione 2016/2017), Arek ha collezionato ben 46 gol in 110 partite. Come tutti sanno, però, in moltissimi casi l’attaccante polacco è subentrato dalla panchina, spesso negli ultimissimi minuti. Per la precisione, ha segnato un gol ogni 133 minuti in campo, cioè un gol ogni partita e mezza giocata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>L&#8217;attaccante polacco non è molto amato dai tifosi, inspiegabilmente, perché i numeri smentiscono l&#8217;opinione ricorrente che sia soltanto un buon giocatore</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Confrontando la sua media gol/minuti giocati con quella dei principali bomber delle squadre italiane, le sorprese sono tante. E fanno a pugni con il giudizio di troppi opinionisti che considerano Milik, quando va bene, solo un buon giocatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dzeko, capocannoniere della Serie A nella stagione 2016/2017, negli stessi 4 anni scarsi, ha tenuto una media di un gol ogni 152 minuti. Quagliarella, capocannoniere l’anno scorso, ha segnato un gol ogni 167 minuti. Higuain, dal 2016 (anno di arrivo di Milik in Italia), con la maglia di Juve e Milan, ha tenuto una media di un gol ogni 174 minuti. E anche il fenomeno Dybala segna con minor frequenza: ogni 172 minuti. Così come quello che alcuni telecronisti indicano come l’astro nascente del calcio mondiale, Lautaro Martinez, che realizza “soltanto” un gol ogni 164 minuti in campo. Mentre quello che era stato indicato nello scorso campionato come astro nascente, Duvan Zapata, si ferma a un gol ogni 167 minuti in campo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tutti sotto Milik, quindi? Non proprio.</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Icardi, che il Napoli ha sognato per sostituire Higuain (viste le perplessità su Milik), pur avendo vinto il titolo di capocannoniere nella stagione 2017/2018 (in condominio con Immobile), ci mette solo un minuto meno di Milik per segnare un gol: 132.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E l’osannatissimo Lukaku quanto ci impiega? Presto detto: 130 minuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A staccare Arek sono soltanto Ronaldo (un gol ogni 124 minuti) e, soprattutto, Immobile (che, negli ultimi 3 anni e mezzo, ha segnato un gol ogni 117 minuti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni di questi giocatori non hanno disputato tutti e quattro i campionati ai quali faccio riferimento, ma i dati sono confrontabili perché, per infortuni e scelte degli allenatori, Milik ha giocato davvero poco: solo 6.129 minuti in totale da quando è a Napoli, mentre Ronaldo ne ha giocati 6.573 in un anno e mezzo, Icardi 9.528 in tre anni (prima di andare al Psg in questa stagione) e Lukaku ben 2.994 in poco più di mezza stagione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La partita si decide ai rigori</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, c’è da tener presente che tutti i suoi avversari che hanno ottenuto una media migliore tirano molti rigori. Il re incontrastato è Immobile che, in 3 stagioni e mezzo, ha realizzato ben 30 reti dal dischetto: un record. Ma gli altri non sono da meno: in un anno e mezzo, Ronaldo ne ha segnati ben 14 e Icardi 16 negli ultimi tre anni italiani. È partito a razzo anche Lukaku, che ne ha realizzati 5 in meno di un anno, mentre Milik è fermo solo a 3 rigori segnati in 4 anni. E non per incapacità (la freddezza con cui ieri ha tirato quello decisivo per la vittoria della Coppa Italia lo dimostra), ma perché in questi anni di rigori il Napoli ne ha avuti pochi, e quei pochi li ha tirati qualcun altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se considerassimo soltanto i gol su azione, quindi, Milik avrebbe la miglior media realizzativa degli ultimi 4 anni: un gol ogni 142 minuti. Staccati tutti gli altri: Immobile si ferma a 158, Lukaku a 166, Ronaldo a 168 e chiude la top five Icardi con un gol ogni 170 minuti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il ballottaggio sbagliato</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Allora è giusto che giochi lui al posto di Mertens? In realtà, nei 3 anni e mezzo presi in considerazione, nei quali si è dovuto reinventare prima punta, “Ciro” ha tenuto la media fenomenale di un gol ogni 130 minuti, di poco migliore rispetto a quella di Milik, raggiungendo la vetta di miglior marcatore della storia del Napoli. Se consideriamo solo i gol su azione, però, sottraendo i 9 rigori siglati dal belga, Mertens scende ad un gol ogni 145 minuti, la media più alta in assoluto in Italia dopo quella di Arek. Il Napoli avrebbe in rosa, quindi, i due attaccanti più prolifici del campionato su azione (di sicuro la coppia più forte, secondo i numeri), ma non li fa quasi mai giocare insieme. Perché?</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top" style="grid-template-columns:37% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="805" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=805%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1140" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=805%2C1024&amp;ssl=1 805w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=236%2C300&amp;ssl=1 236w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=768%2C977&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=640%2C814&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=393%2C500&amp;ssl=1 393w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?w=887&amp;ssl=1 887w" sizes="(max-width: 805px) 100vw, 805px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In 4 anni, è Arek il primo in serie A nella media gol/minuti giocati su azione, seguito da Mertens. Staccati immobile, ronaldo, lukaku e icardi</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Forse perché l’ideologia del 4-3-3 ne esclude uno, mentre in un modulo con due punte potrebbero tranquillamente convivere, completandosi. Ancelotti ci ha provato ma, oltre alla resistenza di alcuni elementi della squadra al cambio di modulo (ad esempio Insigne, che veniva impiegato poco anche nelle nazionali di Conte e Ventura che giocavano con due attaccanti), ha avuto raramente entrambi in condizioni fisiche ottimali nello stesso momento. Un peccato!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>E passa la palla!</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i numeri svelano anche qualche altro segreto. Nella scorsa stagione, il giocatore che ha tirato più volte in porta in assoluto in Serie A è stato Ronaldo, con la media di 5,7 tiri a partita. Il secondo, però, è una sorpresa: non è un centravanti, infatti. È Insigne, che ha fatto registrare una media di 4,3 tiri a partita contro una media di 3,2 di Milik, solo dodicesimo. Eppure, Lorenzo ha segnato soltanto 10 gol e Milik 17 (più 7 pali, record stagionale assoluto nella speciale classifica della sfiga).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E anche quest’anno a guidare la classifica è Ronaldo, con 90 tiri scagliati verso la porta, seguito da Immobile (83) e Dzeko (76). Al quarto posto, però, c’è ancora lui, Insigne, che con 64 tiri precede addirittura Lukaku (58), così come Lautaro&nbsp; e Dybala (entrambi a 55).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Napoli, i due che hanno segnato di più, hanno tirato molte volte di meno in porta: Mertens 44 e Milik 41. Ed è qui che i numeri confermano un’impressione spiacevole, e cioè che Insigne dovrebbe passare di più la palla a chi tira in maniera più efficace, anche considerate le sue grandi qualità di assist-man (quando resiste alla tentazione di tirare).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="524" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=980%2C524&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1138" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=1024%2C548&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=300%2C160&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=768%2C411&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=640%2C342&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=935%2C500&amp;ssl=1 935w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?w=1206&amp;ssl=1 1206w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption>Da sinistra, Dries Mertens, Edinson Cavani e Gonzalo Higuain</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>In fin dei conti</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, i numeri sono freddi, e magari Milik non infiamma i cuori come altri giocatori che negli ultimi quindici anni hanno vestito la maglia azzurra. Campioni meno efficaci sotto porta, forse, ma molto più divertenti, dall’idolo del San Paolo Lavezzi in giù. Il calcio è passione e al cuor non si comanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, una società, prima di cedere un calciatore, dovrebbe guardare anche ai numeri che dicono ancora altro: da quando il Napoli è tornato in Serie A, con un gol ogni 133 minuti, Milik è il giocatore azzurro con la terza migliore media gol. Meglio di lui hanno fatto soltanto due top player: Higuain (un gol ogni 121 minuti, grazie al record del 2015/2016) e l’irraggiungibile Cavani che realizzava un gol ogni 111 minuti, quasi uno a partita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ai gravi infortuni che ha avuto, all’impiego a singhiozzo, al fatto di non essere molto amato dai tifosi (e forse anche da qualche compagno) aggiungiamo che Arek ha appena compiuto 26 anni, ed è il più giovane di tutti gli altri bomber del campionato italiano, ad esclusione del 23enne Lautaro Martinez, appare chiarissimo il motivo per il quale la Juventus, e Sarri che l’ha già allenato, lo vogliano a Torino. Considerato anche che costa, tra cartellino e ingaggio, molto meno di tanti altri che segnano meno di lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi chiedo, quindi: ma perché dobbiamo regalarglielo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda, lo so, è stupida. Ma temo che la risposta potrebbe esserlo ancora di più.</p>
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		<title>Sliding doors, un articolo su commissione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 11:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Zanardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doverosa premessa per i lettori: questo è un articolo su commissione. Non a pagamento, come qualcuno avrà malignamente pensato, ma su esplicito invito, come una hit sollecitata “a gentile richiesta" dal pubblico ad un cantante di pianobar. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Doverosa premessa per i lettori: questo è un articolo su commissione. Non a pagamento, come qualcuno avrà malignamente pensato, ma su esplicito invito, come una <em>hit</em> sollecitata “a gentile richiesta&#8221; dal pubblico ad un cantante di pianobar. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, la richiesta è arrivata, inattesa, da un’amica che, commentando un articolo pubblicato su ExPost, mi ha chiesto se potessi scriverle una recensione su un film. Incuriosito, le ho domandato a quale film si riferisse. E il bello è che non lo sapeva. Ci ha pensato su e, il giorno dopo, mi ha comunicato che la scelta era caduta su <em>Sliding doors</em>, film del 1998 diretto da Peter Howitt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun giornalista serio si sarebbe mai abbassato a tanto ma, visto che ExPost è un blog per pigri che non rincorrono la notizia del giorno, l’idea di recensire un film di oltre 20 anni fa mi è sembrata sensata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una convinzione rafforzata da un’altra amica che, intromettendosi nella chat, ha aggiunto che nell’articolo avrei dovuto anche raccontare quale è stata la mia <em>sliding door</em>. Come poter resistere…</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le due Helen</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Raccontare la trama del film in poche parole è quasi impossibile perché vi sono due storie parallele con gli stessi personaggi che narrano le due diverse direzioni che la vita di una donna, Helen (interpretata da Gwyneth Paltrow), avrebbe potuto prendere a seconda che fosse riuscita o meno a salire in tempo su un treno della metro, dopo essere stata licenziata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che riesce a prendere il treno, attraversando le porte in chiusura, parte malissimo perché trova il fidanzato a letto con un’altra, lo lascia, ma poi scopre di essere incinta. Questi avvenimenti però la scuotono, tanto che riesce a trovare un bel lavoro e un uomo che ama, un tipo conosciuto per caso, grazie ad un orecchino che le era caduto a terra.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sliding-locandina.jpg?resize=247%2C329&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1074" width="247" height="329" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sliding-locandina.jpg?w=334&amp;ssl=1 334w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sliding-locandina.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che non riesce a prendere la metro, invece, non tornerà a casa in tempo per scoprire che il fidanzato la tradisce, anche se alcuni indizi la rendono sospettosa. Avrà un percorso travagliato, dovrà accettare un lavoro che non le piace, porterà avanti la gravidanza senza trovare mai il coraggio di rivelarla al fidanzato, che alla fine comunque sarà irretito dall’amante, anch’ella incita del suo uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto delle loro storie, entrambe hanno un incidente grave, saranno portate in ospedale, ed entrambe perderanno il bambino. Ovviamente, quella con la vita che si era messa per il meglio morirà, mentre la sfigata riuscirà a rimettersi. Uscendo dall’ospedale, poi, incontrerà l’uomo del destino della prima storia, che le raccoglierà un orecchino caduto, come in un <em>déjà-vu</em> che farà ricollegare le due Helen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordata per sommi capi la trama di questo dramma-commedia, a beneficio dei pochi che non avessero visto questo bel film al cinema o nelle decine di repliche televisive, non saprei cos’altro aggiungere alle migliaia di recensioni che hanno ricollegato la pellicola a <em>Destino cieco</em> di Kieslowski per le variazioni sulla tematica del “caso”.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il treno passa una volta sola?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, obbligato a dover dichiarare qual è stata la mia <em>sliding door</em> (porta scorrevole), cioè l’avvenimento che ha deviato (o che avrebbe potuto deviare) il corso della mia vita, non posso che contestare la capacità di un singolo avvenimento di cambiare il destino di un uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso film di Howitt, in fondo, le cose essenziali restano immutate nelle due storie parallele: Helen perde il bambino, lascia il fidanzato traditore e trova l’uomo dei sogni. Certo, in una storia muore e nell’altra no, ma questo era necessario affinché la narrazione funzionasse: non potevano vivere entrambe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se passiamo alla vita reale, ognuno di noi potrebbe individuare decine di episodi, forse centinaia, se non addirittura migliaia che avrebbero potuto cambiare il corso della propria vita. Quella frenata improvvisa che ci ha evitato un incidente in autostrada, il primo bacio alla donna della vita, la nascita di un figlio, la morte di una madre; l’aver conosciuto questo o quello o il non averli conosciuti, l’aver fatto tardi ad un appuntamento importante, l’aver mandato a quel paese il capo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ognuno di noi potrebbe individuare migliaia di episodi che avrebbero potuto cambiare il corso della propria vita. Quindi, non è vero che il treno passi una sola volta</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un vecchio detto sostiene che il treno passi una sola volta nella vita, quindi bisogna prenderlo al volo. Io invece ritengo che i treni passino in continuazione, e che bisogna aspettare quello giusto, salirci quando siamo convinti della direzione che segue, oppure scendere quando ci accorgiamo che vorremmo andare da un’altra parte. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il destino, a mio avviso, non è composto da un singolo avvenimento che ne cambia la direzione in maniera definitiva, ma di due componenti: una arbitraria, il caso, e l’altra che dipende da noi, le nostre scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se state pensando che esistono drammi assoluti che ti cambiano per sempre, io potrei fare tantissimi esempi per smentire questa tesi. Ne faccio solo uno: Alex Zanardi. È vero, ha perso le gambe. Questo avvenimento avrebbe dovuto cambiarne il destino, ma lui era un campione, quello era il suo destino, e ha deciso di ignorare il suo handicap. Oggi, pur non essendo fisicamente la stessa persona, è addirittura più forte e più popolare di prima.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Porte scorrevoli o porte girevoli </strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Perciò direi che la vita reale più che da <em>Sliding doors</em> o da <em>Destino cieco</em> sia meglio rappresentata da <em>Zadig (o il destino)</em>, racconto filosofico di Voltaire che segue le vicende di un giovane ricco che viaggia per il mondo subendo una serie infinita di disavventure. </p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:auto 31%"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="717" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=717%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1073" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=717%2C1024&amp;ssl=1 717w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=768%2C1097&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=640%2C914&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=350%2C500&amp;ssl=1 350w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?w=801&amp;ssl=1 801w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="has-text-align-right wp-block-heading">In Zadig di Voltaire, il protagonista, nonostante le numerose avversità, non riuscirà a sfuggire al suo destino, e alla fine troverà la felicità</h3>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un percorso in cui le porte non sono scorrevoli, ma girevoli, perché tornano ciclicamente allo stesso punto, come se al destino non si potesse sfuggire. Nonostante tutto, infatti, Zadig alla fine otterrà ciò che cerca, la felicità, grazie a due componenti: la sua determinazione ad andare comunque avanti, superando gli inciampi, e l’accettazione dell’esistenza della Provvidenza (che sarebbe come dire il caso).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, anche il presente articolo è frutto di questi due elementi: la richiesta inattesa e arbitraria di due amiche (il caso) e la mia scelta di accettare la sfida. Potrebbe essere una porta scorrevole che ha inaugurato la mia nuova professione di giornalista “a gentile richiesta del pubblico”, oppure una porta girevole che si è già chiusa su questa possibilità.</p>
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