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	<title>Extraterrestri Archivi |</title>
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	<title>Extraterrestri Archivi |</title>
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		<title>Una vita tra il Serio e il faceto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 14:59:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Il Nord non capisce il nostro stile di vita. Qui si vive e anche bene». Questo sostenne Michele Serio, scrittore multiforme e irregolare, tra gli autori cult del pulp italiano (morto il 24 ottobre scorso), in un'intervista che mi rilasciò esattamente 15 anni fa e che oggi vi ripropongo. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<pre class="wp-block-verse has-small-font-size"><em>Il 24 ottobre scorso è morto Michele Serio, scrittore multiforme e irregolare, tra gli autori cult del pulp italiano. Per ricordarlo, ripubblico – a seguire – un’intervista che mi ha rilasciato esattamente 15 anni fa (il 4 novembre del 2006) per il quotidiano Napolipiù. Lo spunto era una polemica nata da alcune affermazioni del giornalista Giorgio Bocca il quale sosteneva che a Napoli avesse vinto la camorra. Dalle risposte di Serio emerge il suo sguardo ironico, ma mai scontato, sulla città che amava proprio per i suoi (presunti) difetti.</em></pre>



<p class="is-style-default wp-block-paragraph">Michele Serio, scrittore partenopeo, nel suo libro “Napoli corpo a corpo”, contraddice le tesi catastrofiste di Giorgio Bocca (il quale sostiene su <em>L’Espresso</em> di ieri che a Napoli ha vinto la camorra): «La criminalità c’è sempre stata, ma noi napoletani abbiamo già trovato il sistema di combatterla, sopravvivendo, ma anche vivendo, amando. La verità è che il Nord si rifiuta di capire il nostro stile di vita».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Ma come, Serio, Napoli è sulle prime pagine di tutti i giornali per l’emergenza criminalità, Bocca su <em>L’Espresso</em> dice che ha vinto la camorra, e lei minimizza?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«A me sembra la Napoli di sempre. C’è solo un problema contingente causato dall’indulto».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=249%2C347&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1517" width="249" height="347" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=733%2C1024&amp;ssl=1 733w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=215%2C300&amp;ssl=1 215w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=768%2C1073&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=1099%2C1536&amp;ssl=1 1099w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=1466%2C2048&amp;ssl=1 1466w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=640%2C894&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=1024%2C1431&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?resize=358%2C500&amp;ssl=1 358w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/pp-bocca-serio.jpg?w=1622&amp;ssl=1 1622w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" /><figcaption><em>La pagina di Napolipiù <br>del 4 novembre 2006<br>con l&#8217;intervista a Michele Serio</em></figcaption></figure></div>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Prodi sostiene che le statistiche non confermano la tesi che sia colpa dell’indulto.</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Ma io sono una persona abituata ad ascoltare, mi fido delle mie statistiche, quelle del vicolo. Deve sapere che, in estate, alcune persone di strada mi hanno fatto presente che sarebbero tornate molto tardi dalle vacanze, almeno a fine settembre, perché, dopo l’indulto, si prevedeva un po’ di casino».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, l’emergenza Napoli esiste?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Solo in maniera contingente a causa dell’indulto. C’è stata una grave sottovalutazione di quello che poteva accadere al Sud dove esiste una grossa presenza della criminalità organizzata. E mi dispiace che a varare il provvedimento sia stato un politico campano. Forse l’avrà fatto perché si chiama Clemente. Ma, devo essere sincero, io avrei preferito che il ministro della Giustizia si chiamasse Severo».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Lei si chiama Serio, eppure scherza. Se la vuole cavare con una battuta?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«È la situazione nella quale viviamo in questi giorni a non essere seria».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, se si tratta di un fatto contingente, non è giustificato &#8211; lei sostiene &#8211; tutto questo clamore sulla stampa nazionale. Di cosa si tratta, allora, di una “recrudescenza” dei mass media?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Direi di sì. Questo tipo di “recrudescenza” è ciclica. Ma non si preoccupi, tanto di solito dura sei sette giorni, poi l’attenzione calerà perché non si tratta di un’attenzione seria. Quando c’è la notizia ci si avventa sopra, poi tutto torna in sordina e chi se ne frega!».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Ammetterà che la criminalità a Napoli esiste. Vede particolari responsabilità politiche?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Del governo sicuramente. L’indulto è stato un provvedimento superficiale e stupido. Per quanto riguarda le istituzioni locali, sinceramente, quelle attuali non mi sembrano né peggio, né meglio di quelle che le hanno precedute. E non faccio un discorso politico, ma di risultati».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Eppure, alle elezioni, il centrosinistra ha sempre stravinto a Napoli e in Campania, negli ultimi tredici anni. Come se lo spiega?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Con il fatto che l’opposizione non esiste e la gente vota sempre gli stessi perché non ha una reale alternativa. Infatti, io dividerei equamente le colpe, al cinquanta per cento, tra governo e opposizione».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, ha ragione <em>L’Espresso</em>, Napoli è perduta?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Napoli è così da un’eternità. È da sempre che viviamo in questa situazione fatta di politici che non sono l’ideale e di intellettuali fumosi. Ma, in fondo, si vive bene».</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top" style="grid-template-columns:35% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="827" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio.jpg?resize=980%2C827&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1519 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=1024%2C864&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=300%2C253&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=768%2C648&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=1536%2C1295&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=2048%2C1727&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=640%2C540&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?resize=593%2C500&amp;ssl=1 593w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/Michele_Serio-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="wp-block-heading">«La verità sa qual è? Al Nord non vogliono capire, anzi, diciamo che non capiscono il nostro stile di vita. Vengono qui, ci giudicano e poi se ne vanno.»</h3>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div></div>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Se la sente Bocca, si arrabbia.</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Non so a Milano, ma a Napoli i ristoranti sono sempre pieni. Abbiamo uno sportello bancario ogni quattro metri, tremila società finanziarie. A me non sembra affatto che la gente si stia per suicidare. Io vedo gente che vive, sopravvive, ama. Mi sembra di vedere anche un sacco di gente gioiosa. Come da secoli a questa parte».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, tutto bene?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Tutto come al solito. Sono secoli che campiamo così, nel bene e nel male, sfornando camorra, ma anche generazioni di comici, scrittori, musicisti, cantanti. La verità sa qual è?»</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quale?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Che al Nord non vogliono capire, anzi, diciamo che non capiscono il nostro stile di vita. Vengono qui, ci giudicano e poi se ne vanno. Io e lei, che siamo persone civili, se andiamo in Uganda e vediamo persone che ballano seminude non pensiamo che sono sporcaccioni ma, da Occidentali intelligenti, rispettiamo i loro costumi. O no?».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Quindi, si tratta solo di stili di vita?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Stiamo parlando dell’Italia. Una nazione che ha una storia lunghissima, con città antiche che hanno abitudini molto diverse tra loro e tutte consolidate. Lei ha presente il <em>way of life</em> americano?».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>Prego?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Parlo dello stile di vita statunitense, quello che si è affermato in tutto il mondo perché era vincente. Ecco: ognuno ha il suo stile e Napoli ha il suo».</p>



<h3 class="has-normal-font-size wp-block-heading"><strong>E il Nord teme di essere colonizzato dal nostro <em>way of life</em>?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">«Non so, ma se dovesse succedere, vuol dire che le nostre abitudini sono vincenti».</p>
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		<title>L&#8217;ultimo dribbling di DIegO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 18:28:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Sorpreso?»<br />
Il tipo con la barba lunga davanti al portone l’invitava ad entrare, ma Maradona lo guardava interdetto, uscendo dall’ascensore che lo aveva trasportato tra le nuvole.<br />
«Ma tu sei...?»<br />
«San Pietro» annuì sorridendo il vecchio. [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Sorpreso?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">Il tipo con la barba lunga davanti al portone l’invitava ad entrare, ma Maradona lo guardava interdetto, uscendo dall’ascensore che lo aveva trasportato tra le nuvole.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma tu sei…?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«San Pietro» annuì sorridendo il vecchio.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«E questo è…?» chiese guardandosi attorno.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Il Paradiso.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma non capisco. Non me l’aspettavo» disse, sorpreso.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Lo so, lo so. Ne hai fatte di cavolate. Ma il Padre Eterno ti ha perdonato.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma mi drogavo, tradivo mia moglie, ho anche picchiato qualche poveretto…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Acqua passata, ora sei qui» lo rassicurò Pietro, poggiandogli un braccio sulla spalla e guidandolo oltre il portone.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ho anche detto che quel gol l’aveva segnato la mano di Dio: si sarà arrabbiato!»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Non è che gli abbia fatto piacere, ma poi ci ha riso su.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Quindi, è come pensavo: gli ultimi saranno i primi. Nostro Signore perdona tutti, anche le pecorelle smarrite» si compiacque Diego.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Non proprio tutti» si schermì il Santo.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«In che senso?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Per te ha fatto un’eccezione» chiarì.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Un’eccezione?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Diavolo! Sei Maradona!» esclamò.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Lo so chi sono.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Sei il più forte di sempre!»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«So anche questo: non c’è bisogno che me lo dici tu!» iniziò a spazientirsi.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«E allora: che pensavi che ti avrebbe lasciato a Satana?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Per la verità, lo temevo» ammise, grattandosi la testa per l’imbarazzo.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma che dici? Così quello vinceva il campionato tutti gli anni fino alla fine dei tempi, sai che incubo!» sbottò.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Quale campionato?» chiese stupito Diego.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Quello dell’Aldilà! A volte vinciamo noi e altre l’Inferno ma, se fossi andato lì giù, avrebbero vinto sempre loro.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«E ora, invece?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Vinceremo sempre noi, che ne sappiamo una più del Diavolo.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«In che senso?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Lui ti ha corteggiato per tutta la vita, tentandoti, per poterti schierare nella sua squadra, una volta morto. Ma il Signore Dio Nostro, nella sua immensa bontà, ha deciso di perdonarti, così puoi stare qui con noi, che abbiamo anche spogliatoi molto più belli, campi con l’erba soffice, divise con lo sponsor migliore…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Scusa Pietro, fammi capire: ma organizzate un campionato con due sole squadre?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«In realtà, sono tre: c’è anche il Purgatorio, ma loro non vincono mai, sono proprio scarsi» disse con un ghigno di sufficienza.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Quindi, sono obbligato a stare qui su?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Che domande! Nessuno è obbligato, ma tutti vogliono venire qui su da noi: è ovvio.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Allora, in teoria potrei decidere anche di andare sotto?»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«La regola è che nessuno può chiedere di andare da giù a su, ma se uno vuole scendere, può farlo, lì c’è l’ascensore. Da millenni però non è mai successo, ovviamente. Qui si sta da Dio, c’è aria pura e fresca, lì si muore di caldo, c’è puzza, si vive uno sull’altro…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Capisco, ma preferirei scendere.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma come osi! Preferisci Satana al Signore Dio tuo?» tuonò, ma poi cercò di controllarsi e diventò accomodante, per convincerlo: «Qui abbiamo i calciatori più bravi e, soprattutto, abbiamo una mentalità vincente. Non posso credere che preferisci giocare nell’Inferno.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Infatti, non voglio giocare con loro» lo rassicurò Maradona.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ah… bene, mi avevi fatto prendere uno spavento. Stavi scherzando&#8230;»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«No, non scherzavo: non giocherò né con loro né con voi» spiegò.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma che dici: un talento come te non può smettere di giocare: sarebbe un peccato mortale!» lo lusingò Pietro.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma non intendo smettere: giocherò con il Purgatorio.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Questa è bella! Quelle sono delle pippe, non vincono mai. Se esistesse la serie B, retrocederebbero tutti gli anni. È ridicolo!» balbettò il Santo, facendo tintinnare le chiavi che aveva in mano per il nervosismo.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Non hanno mai vinto… fino ad oggi…» fece Diego, voltandosi e camminando verso l’ascensore.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ma chi ti credi di essere?» avvampò Pietro.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Lo hai detto tu: sono Maradona.»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Sì, ma…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Hai detto che sono il migliore…» aggiunse entrando nella cabina e premendo un tasto per scendere.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Certo, ma…»</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">«Ci vediamo in campo!» ridacchiò, facendo ciao-ciao con la mano, mentre le porte dell’ascensore si chiudevano.</p>



<p class="is-style-lead wp-block-paragraph">Pietro, con la testa incassata tra le spalle, tornò sui suoi passi. Era disperato: non sapeva come dare la tragica notizia a Dio. Mentre chiudeva a mandate il portone del Paradiso, sentì un coro salire dal Purgatorio. Gli sembrò che cantassero: «Alè, alè, alè, alè, Diegooo, Diegooo.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;immagine in pagina è stata realizzata da Anna De Luca</em></p>
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		<title>Salvate il soldato Milik</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 10:54:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Milik chi?» dicevano un po’ tutti in città il giorno in cui uscì la notizia che il Napoli stava pensando di acquistare il 22enne attaccante dell’Aiax per sostituire Higuain, pronto a correre in soccorso della Juventus vincitrice. Una perplessità che si è prolungata nel tempo, fino ad oggi. Tanto che il Napoli vuole venderlo. Eppure, i numeri dicono che Arek è l'attaccante della serie A con la migliore media gol su azione degli ultimi 4 anni. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>«Milik chi?» dicevano un po’ tutti in città il giorno in cui uscì la notizia che il Napoli stava pensando di acquistare il 22enne attaccante dell’Aiax per sostituire Higuain, pronto a correre in soccorso della Juventus vincitrice, dopo aver conquistato con 36 reti stagionali in maglia azzurra il podio di capocannoniere più prolifico della storia della Serie A.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Chi è? Mai sentito» ripetevano molti amici. «Ma come – rispondevo, &#8211; non lo avete visto agli Europei con la Polonia? È fortissimo». Parole inutili: non riuscivo ad essere convincente. E quella perplessità iniziale dei miei amici, e dei tifosi napoletani in genere, si è prolungata nel tempo, fino ad oggi. Inspiegabilmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri relativi a tutte le competizioni (che per realizzare questo articolo ho tratto da Transfermarkt, Lega Serie A e Whoscored) dicono che Arkadius Milik, Arek per gli amici, è uno dei migliori attaccanti degli ultimi anni, tra quelli che giocano in Italia, sicuramente il più sottovalutato. Questo nonostante un doppio infortunio consecutivo ai legamenti crociati che avrebbe potuto far chiudere definitivamente una carriera promettente.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La magia dei numeri che se ne fregano delle opinioni</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Da quando è al Napoli, cioè da 3 campionati e mezzo (stagione 2016/2017), Arek ha collezionato ben 46 gol in 110 partite. Come tutti sanno, però, in moltissimi casi l’attaccante polacco è subentrato dalla panchina, spesso negli ultimissimi minuti. Per la precisione, ha segnato un gol ogni 133 minuti in campo, cioè un gol ogni partita e mezza giocata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>L&#8217;attaccante polacco non è molto amato dai tifosi, inspiegabilmente, perché i numeri smentiscono l&#8217;opinione ricorrente che sia soltanto un buon giocatore</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Confrontando la sua media gol/minuti giocati con quella dei principali bomber delle squadre italiane, le sorprese sono tante. E fanno a pugni con il giudizio di troppi opinionisti che considerano Milik, quando va bene, solo un buon giocatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dzeko, capocannoniere della Serie A nella stagione 2016/2017, negli stessi 4 anni scarsi, ha tenuto una media di un gol ogni 152 minuti. Quagliarella, capocannoniere l’anno scorso, ha segnato un gol ogni 167 minuti. Higuain, dal 2016 (anno di arrivo di Milik in Italia), con la maglia di Juve e Milan, ha tenuto una media di un gol ogni 174 minuti. E anche il fenomeno Dybala segna con minor frequenza: ogni 172 minuti. Così come quello che alcuni telecronisti indicano come l’astro nascente del calcio mondiale, Lautaro Martinez, che realizza “soltanto” un gol ogni 164 minuti in campo. Mentre quello che era stato indicato nello scorso campionato come astro nascente, Duvan Zapata, si ferma a un gol ogni 167 minuti in campo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Tutti sotto Milik, quindi? Non proprio.</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Icardi, che il Napoli ha sognato per sostituire Higuain (viste le perplessità su Milik), pur avendo vinto il titolo di capocannoniere nella stagione 2017/2018 (in condominio con Immobile), ci mette solo un minuto meno di Milik per segnare un gol: 132.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E l’osannatissimo Lukaku quanto ci impiega? Presto detto: 130 minuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A staccare Arek sono soltanto Ronaldo (un gol ogni 124 minuti) e, soprattutto, Immobile (che, negli ultimi 3 anni e mezzo, ha segnato un gol ogni 117 minuti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni di questi giocatori non hanno disputato tutti e quattro i campionati ai quali faccio riferimento, ma i dati sono confrontabili perché, per infortuni e scelte degli allenatori, Milik ha giocato davvero poco: solo 6.129 minuti in totale da quando è a Napoli, mentre Ronaldo ne ha giocati 6.573 in un anno e mezzo, Icardi 9.528 in tre anni (prima di andare al Psg in questa stagione) e Lukaku ben 2.994 in poco più di mezza stagione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La partita si decide ai rigori</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, c’è da tener presente che tutti i suoi avversari che hanno ottenuto una media migliore tirano molti rigori. Il re incontrastato è Immobile che, in 3 stagioni e mezzo, ha realizzato ben 30 reti dal dischetto: un record. Ma gli altri non sono da meno: in un anno e mezzo, Ronaldo ne ha segnati ben 14 e Icardi 16 negli ultimi tre anni italiani. È partito a razzo anche Lukaku, che ne ha realizzati 5 in meno di un anno, mentre Milik è fermo solo a 3 rigori segnati in 4 anni. E non per incapacità (la freddezza con cui ieri ha tirato quello decisivo per la vittoria della Coppa Italia lo dimostra), ma perché in questi anni di rigori il Napoli ne ha avuti pochi, e quei pochi li ha tirati qualcun altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se considerassimo soltanto i gol su azione, quindi, Milik avrebbe la miglior media realizzativa degli ultimi 4 anni: un gol ogni 142 minuti. Staccati tutti gli altri: Immobile si ferma a 158, Lukaku a 166, Ronaldo a 168 e chiude la top five Icardi con un gol ogni 170 minuti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il ballottaggio sbagliato</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Allora è giusto che giochi lui al posto di Mertens? In realtà, nei 3 anni e mezzo presi in considerazione, nei quali si è dovuto reinventare prima punta, “Ciro” ha tenuto la media fenomenale di un gol ogni 130 minuti, di poco migliore rispetto a quella di Milik, raggiungendo la vetta di miglior marcatore della storia del Napoli. Se consideriamo solo i gol su azione, però, sottraendo i 9 rigori siglati dal belga, Mertens scende ad un gol ogni 145 minuti, la media più alta in assoluto in Italia dopo quella di Arek. Il Napoli avrebbe in rosa, quindi, i due attaccanti più prolifici del campionato su azione (di sicuro la coppia più forte, secondo i numeri), ma non li fa quasi mai giocare insieme. Perché?</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top" style="grid-template-columns:37% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="805" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=805%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1140" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=805%2C1024&amp;ssl=1 805w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=236%2C300&amp;ssl=1 236w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=768%2C977&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=640%2C814&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?resize=393%2C500&amp;ssl=1 393w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/milik-3.jpg?w=887&amp;ssl=1 887w" sizes="(max-width: 805px) 100vw, 805px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In 4 anni, è Arek il primo in serie A nella media gol/minuti giocati su azione, seguito da Mertens. Staccati immobile, ronaldo, lukaku e icardi</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Forse perché l’ideologia del 4-3-3 ne esclude uno, mentre in un modulo con due punte potrebbero tranquillamente convivere, completandosi. Ancelotti ci ha provato ma, oltre alla resistenza di alcuni elementi della squadra al cambio di modulo (ad esempio Insigne, che veniva impiegato poco anche nelle nazionali di Conte e Ventura che giocavano con due attaccanti), ha avuto raramente entrambi in condizioni fisiche ottimali nello stesso momento. Un peccato!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>E passa la palla!</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i numeri svelano anche qualche altro segreto. Nella scorsa stagione, il giocatore che ha tirato più volte in porta in assoluto in Serie A è stato Ronaldo, con la media di 5,7 tiri a partita. Il secondo, però, è una sorpresa: non è un centravanti, infatti. È Insigne, che ha fatto registrare una media di 4,3 tiri a partita contro una media di 3,2 di Milik, solo dodicesimo. Eppure, Lorenzo ha segnato soltanto 10 gol e Milik 17 (più 7 pali, record stagionale assoluto nella speciale classifica della sfiga).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E anche quest’anno a guidare la classifica è Ronaldo, con 90 tiri scagliati verso la porta, seguito da Immobile (83) e Dzeko (76). Al quarto posto, però, c’è ancora lui, Insigne, che con 64 tiri precede addirittura Lukaku (58), così come Lautaro&nbsp; e Dybala (entrambi a 55).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Napoli, i due che hanno segnato di più, hanno tirato molte volte di meno in porta: Mertens 44 e Milik 41. Ed è qui che i numeri confermano un’impressione spiacevole, e cioè che Insigne dovrebbe passare di più la palla a chi tira in maniera più efficace, anche considerate le sue grandi qualità di assist-man (quando resiste alla tentazione di tirare).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="524" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=980%2C524&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1138" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=1024%2C548&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=300%2C160&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=768%2C411&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=640%2C342&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?resize=935%2C500&amp;ssl=1 935w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/06/Bomber.jpg?w=1206&amp;ssl=1 1206w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption>Da sinistra, Dries Mertens, Edinson Cavani e Gonzalo Higuain</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>In fin dei conti</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, i numeri sono freddi, e magari Milik non infiamma i cuori come altri giocatori che negli ultimi quindici anni hanno vestito la maglia azzurra. Campioni meno efficaci sotto porta, forse, ma molto più divertenti, dall’idolo del San Paolo Lavezzi in giù. Il calcio è passione e al cuor non si comanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, una società, prima di cedere un calciatore, dovrebbe guardare anche ai numeri che dicono ancora altro: da quando il Napoli è tornato in Serie A, con un gol ogni 133 minuti, Milik è il giocatore azzurro con la terza migliore media gol. Meglio di lui hanno fatto soltanto due top player: Higuain (un gol ogni 121 minuti, grazie al record del 2015/2016) e l’irraggiungibile Cavani che realizzava un gol ogni 111 minuti, quasi uno a partita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ai gravi infortuni che ha avuto, all’impiego a singhiozzo, al fatto di non essere molto amato dai tifosi (e forse anche da qualche compagno) aggiungiamo che Arek ha appena compiuto 26 anni, ed è il più giovane di tutti gli altri bomber del campionato italiano, ad esclusione del 23enne Lautaro Martinez, appare chiarissimo il motivo per il quale la Juventus, e Sarri che l’ha già allenato, lo vogliano a Torino. Considerato anche che costa, tra cartellino e ingaggio, molto meno di tanti altri che segnano meno di lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi chiedo, quindi: ma perché dobbiamo regalarglielo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda, lo so, è stupida. Ma temo che la risposta potrebbe esserlo ancora di più.</p>
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		<title>il nodo di Hitchcock che ancora ci stringe la gola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arturo Vargas]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2020 22:06:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Nodo alla gola” con James Stewart (1948, titolo originale “Rope”) è uno dei miei film preferiti di Alfred Hitchcock. Una pellicola che lui ha poi quasi rinnegato, definendola «un pasticcio», perché contraddice tutto il suo modo di fare cinema. Ma Hitchcock, in questo caso, o mentiva o si sbagliava.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Nodo alla gola” con James Stewart (1948, titolo originale “Rope”) è uno dei miei film preferiti di Alfred Hitchcock. Una pellicola che lui ha poi quasi rinnegato, definendola «un pasticcio», perché contraddice tutto il suo modo di fare cinema. Ma Hitchcock, in questo caso, o mentiva o si sbagliava.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È il suo primo film a colori, e anche il suo primo da produttore indipendente. In questo articolo non ci occuperemo della trama, che è certamente suggestiva, ma della tecnica con la quale l’opera è stata realizzata. Tratto da una <em>pièce</em> teatrale, il film è stato girato con una sola inquadratura continua. Gli unici stacchi (dieci) si sono resi necessari per cambiare la bobina di pellicola esaurita (ogni dieci minuti di girato), sfruttando un espediente: un attore passava con la giacca davanti all’obiettivo al termine della bobina, in modo che le riprese potessero riprendere dal nero del primo piano della giacca con il rullo seguente. Di fatto, si tratta (quasi) di un unico piano sequenza, una tecnica mai utilizzata prima per un film di un’ora e mezza, e sperimentata raramente dopo da altri registi, con risultati scarsi, nonostante la disponibilità di attrezzature più innovative.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una faticaccia &#8220;senza senso&#8221;</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">In genere, un film ha centinaia di inquadrature differenti, a volte migliaia, della durata di pochi secondi. All’epoca, soprattutto i film di Hitchcock contavano molti stacchi, perché lo spezzettamento in ripresa e la ricomposizione in montaggio erano due dei trucchi più solidi del re del brivido. Eppure, nonostante egli stesso l’abbia poi definito «un’operazione senza senso», è proprio con quel film che Hitchcock &#8211; del quale quest’anno ricorrono i 40 anni della morte, avvenuta il 29 aprile del 1980 &#8211; dimostra ancora una volta la sua genialità.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1481-430x1024.jpg?resize=311%2C742" alt="" class="wp-image-649" width="311" height="742" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1481-scaled.jpg?resize=430%2C1024&amp;ssl=1 430w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1481-scaled.jpg?resize=126%2C300&amp;ssl=1 126w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1481-scaled.jpg?resize=210%2C500&amp;ssl=1 210w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1481-scaled.jpg?zoom=2&amp;resize=311%2C742&amp;ssl=1 622w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1481-scaled.jpg?zoom=3&amp;resize=311%2C742&amp;ssl=1 933w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /><figcaption>Scene tratte dal film &#8220;Rope&#8221; (1948). In Italia uscito col titolo &#8220;Nodo alla gola&#8221;</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi non avesse dimestichezza con un set cinematografico, bisogna infatti segnalare le enormi difficoltà tecniche che il regista e la troupe dovettero risolvere per girare “<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nodo_alla_gola">Nodo alla gola</a>”. A cominciare dalla pulizia del suono, minata dai rumori di fondo, in un set nel quale le pareti venivano spostate di continuo, su rotaie silenziose, al passaggio degli attori da una stanza all’altra, così come le camere mobili. Senza parlare delle luci naturali che cambiavano con il passare delle ore, della necessità di bilanciarle con l’illuminazione artificiale e di utilizzare tecniche che valorizzassero le innovative riprese a colori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto è stato possibile grazie ad una preparazione meticolosa nella quale Hitchcock ha impiegato per le prove dei movimenti, sia degli attori che della troupe, quasi gli stessi giorni che ci sono poi voluti per le riprese, in modo da poter riprodurre, anche senza la segmentazione delle scene, quelle dinamiche drammatiche tipiche delle sue opere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in un film girato tutto di seguito, quasi come se si fosse a teatro, quindi, il regista inglese ha ribadito che il cinema, così come si insegna in tutte le scuole decenti di regia e sceneggiatura, è “immagine in movimento”. Soltanto che, nel caso di “Nodo alla gola”, i movimenti di attori e tecnici erano stati immaginati e programmati da Hitchcock e poi mandati a memoria da troupe e cast.</p>



<p class="wp-block-paragraph">D’altro canto, in ogni suo film, non esistono scene interlocutorie. Basta azionare un fermo immagine con la pausa del telecomando su un punto qualsiasi di una delle sue opere per accorgersi che la scena è costruita in maniera perfetta, nei minimi particolari, come se ogni <em>frame</em> fosse una foto a sé, con una dignità e un senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa estrema sofisticazione, che è accentuata spesso da fondali disegnati, fissi o in movimento, è la suprema magia di Hitchcock che ci fa apparire più vero del reale un mondo costruito, un mondo che continua ancora oggi a spaventare e a divertire chi guarda i suoi film. Che continuano a sprigionare una suspense che tanti film più recenti non sono in grado di esprimere, nonostante l’ampio utilizzo di mirabolanti effetti speciali e scene splatter.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Hitchcock indugia su sangue e violenza, naturalmente, ma non erano questi elementi a tenere gli spettatori incollati alla poltrona, impauriti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>A lezione di suspense</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">A spiegare in maniera efficace cos’è la suspense per il regista inglese è stato Francois Truffaut nel famosissimo “Il cinema secondo Hitchcock” (libro-intervista frutto di un lunghissimo incontro tra i due cineasti). Il regista francese porta come esempio la scena in cui un personaggio sale su un taxi e corre verso la stazione. “È una scena normale all’interno di un film medio” scrive. E poi aggiunge: “Ora, se prima di salire sul taxi quest’uomo guarda l’orologio e dice: «Mio Dio, è spaventoso non prenderò mai il treno», il suo percorso diventa una pura scena di suspense, perché ogni semaforo, ogni incrocio, ogni vigile, ogni cartello stradale, ogni frenata, ogni movimento della leva del cambio vanno ad intensificare il valore emozionale della scena”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Far credere al pubblico che sta per succedere qualcosa e che questo qualcosa potrebbe andar male è il vero innesco della suspense. Che si realizza non tanto attraverso i dialoghi, utili ma non necessari nel cinema (che alle origini era muto), ma soprattutto attraverso le tecniche di ripresa e i gesti.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="200" height="146" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Chiave.Bergman.jpg?resize=200%2C146" alt="" class="wp-image-651"/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La famosa zoomata di Notorious, dalla panoramica al dettaglio della chiave nella mano</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendete una festa da ballo inquadrata dall’alto, l’orchestra suona, una donna è al centro della sala, si guarda intorno ansiosa, la camera all’improvviso, da una ripresa panoramica, zooma stringendo sempre più verso di lei, poi scende ancora lungo il suo corpo per fermarsi in un primo piano della sua mano che, irrequieta, stringe una chiave che la donna ha sottratto al marito. Tutti gli spettatori temono, in quel momento, che la donna possa essere scoperta. È una delle scene più famose di Notorious, con Ingrid Bergman e Cary Grant.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendete, invece, una donna che guarda di traverso un uomo che si sente braccato, non possiamo non pensare che sia cattiva, mentre un uomo che abbassa lo sguardo lo riteniamo sfuggente, e chi reagisce in maniera nervosa alla curiosità di qualcuno è sospetto. In questo caso, a creare la tensione, è quella che chiamerei “tecnica degli sguardi”, che Hitchcock ha imparato ad utilizzare all’inizio della sua carriera quando, in Inghilterra, girava film muti melodrammatici nei quali “la maligna” strizzava gli occhi e guardava di traverso, e “l’invidioso” parlava piegandosi con la testa tra le spalle, come per nascondersi. Da quegli sguardi così marcati comprendiamo chiaramente la psicologia del personaggio e i suoi pensieri, senza che debba utilizzare parole superflue.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La paura è nelle cose semplici</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Hitchcock lavora quindi su concetti basilari, è semplice e chiaro sia nei dialoghi che nel procedere della storia perché vuole che tutti capiscano subito, senza troppa concentrazione, che sta per succedere qualcosa di brutto. Ricostruzioni troppo arzigogolate distrarrebbero lo spettatore, facendolo diventare un detective aggiunto, quindi facendolo uscire dalla trama. Lui, invece, preferisce tenere tutti immersi nelle vicende che narra: niente contorsioni mentali, la soluzione deve essere semplice, le persone devono capire cosa sta per succedere e, siccome immaginano che si tratti di qualcosa di brutto, hanno paura.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-563x1024.jpg?resize=274%2C498" alt="" class="wp-image-650" width="274" height="498" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?resize=563%2C1024&amp;ssl=1 563w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?resize=165%2C300&amp;ssl=1 165w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?resize=768%2C1397&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?resize=845%2C1536&amp;ssl=1 845w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?resize=1126%2C2048&amp;ssl=1 1126w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?resize=640%2C1164&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?resize=1024%2C1862&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?resize=275%2C500&amp;ssl=1 275w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/IMG_1468-copia-scaled.jpg?w=1408&amp;ssl=1 1408w" sizes="(max-width: 274px) 100vw, 274px" /><figcaption>Un giovane Hitchcock sul set. Alle sue spalle, Alma, che diventerà sua moglie</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">E “Nodo alla gola”, checché ne dica Hitchcock, è un capolavoro da questo punto di vista. Non ci sono inseguimenti della polizia, niente indagini analitiche, nessuna pericolosa passeggiata nel bosco di notte. Due ragazzi, per un futile motivo, quasi per gioco, ammazzano cinicamente un amico strangolandolo con una corda, poco prima di un ricevimento organizzato a casa loro. Nascondono il cadavere in un baule sul quale apparecchiano il buffet. La sola presenza di quella bara improvvisata al centro della sala, che stride con l’atmosfera festosa, è motivo di tensione anche a causa dei nervi poco saldi di uno dei due omicidi, che rischia di far scoprire il delitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono proprio gli sguardi ambigui, le reazioni emotive, la presenza al party del padre e della fidanzata dell’uomo assassinato, le domande inevase su quell’amico che tutti si chiedono come mai non sia venuto alla festa che fanno montare la tensione. E ancora oggi quel “nodo” preparato con cura da Hitchcock ci stringe la gola quando rivediamo per l’ennesima volta il film.</p>


<p><a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" class="img-link"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width:0" src="https://i0.wp.com/i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/80x15.png?w=980&#038;ssl=1"></a><br />Quest&#8217;opera di <a xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#" href="https://www.expost.blog" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL">https://www.expost.blog</a> è distribuita con Licenza <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/">Creative Commons Attribuzione &#8211; Non commerciale 4.0 Internazionale</a>.</p>
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