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	<title>Extreme Archivi |</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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	<title>Extreme Archivi |</title>
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		<title>Il produttore intransigente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Meo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 17:52:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[dialoghi non doppiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scene al buio, dialoghi non doppiati, inseguimenti e scritte finali: ecco un breve elenco delle scelte dei registi che risultano incomprensibili agli spettatori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono un cinefilo e spesso mi trovo &#8211; come tanti &#8211; a subire scelte dei registi che trovo incomprensibili. E ho pensato di stilare un breve elenco di quegli aspetti nella realizzazione di un film su cui sarei intransigente se fossi un produttore:</p>



<h3 class="wp-block-heading">SCENE AL BUIO</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni film si sceglie di girare numerose scene al buio per rendere più realistica la vicenda o, più spesso, per creare un ambiente di suspense. È ovvio che il buio stimoli certi angoli della nostra mente collegati alla paura, probabilmente perché i residui del nostro istinto animale ricordano che molti predatori cacciano di notte, ed è quindi probabile che il regista adotti questo espediente tecnico con quel preciso obiettivo. Il problema è che un film è arte visiva e, se non si vede niente, difficilmente si potrà seguire lo sviluppo della trama e avere una qualsiasi reazione emotiva. Magari un’illuminazione artificiale potrebbe risultare poco realistica in certi contesti, ma è forse meglio che lo spettatore segua con difficoltà quello che succede? Tra l’altro, né Hitchcock né Brian De Palma, i principali maestri della suspence, ricorrevano a scene girate al buio pesto per mettere paura: se sei bravo, la tensione la crei anche in piena luce.</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="624" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=980%2C624&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1007 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=1024%2C652&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=300%2C191&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=768%2C489&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=640%2C407&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?resize=785%2C500&amp;ssl=1 785w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hitch1copia.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Hitchcock e Brian De Palma non ricorrevano a scene girate al buio pesto per mettere paura: se sei bravo, la tensione la crei anche in piena luce</p>
</blockquote>
</div></div>



<h3 class="wp-block-heading">DIALOGHI NON DOPPIATI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una pecca in particolare di alcuni film italiani alla ricerca del realismo, come ad esempio in alcune pellicole di Pupi Avati. In moltissimi film le scene con dialoghi sono doppiate in post produzione, per rendere il suono pulito e perfettamente comprensibile. Alcuni registi però ritengono che i dialoghi in presa diretta siano più naturali. Una considerazione condivisibile, a patto che nel cast ci siano Vittorio Gassman o Arnoldo Foà, attori con impostazione teatrale in grado di scandire le battute e tenere al tempo stesso il tono della voce abbastanza alto da essere perfettamente comprensibile anche per lo spettatore seduto in ultima fila. Quando la presa diretta viene adottata in film nei quali recitano attori alle prime armi, se non addirittura semi-professionisti, intere battute &#8211; magari fondamentali per lo sviluppo dei personaggi o per la comprensione della trama – potrebbero risultare del tutto incomprensibili, a meno di non disporre dei sottotitoli. &nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">INSEGUIMENTI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Chiunque abbia visto almeno un film d’azione, soprattutto made in Usa, ha dovuto assistere ad un inseguimento in auto più o meno catastrofico che può coinvolgere dalle 2 alle 500 auto (il record è di un film della serie Transformer con 532 auto danneggiate in un’unica sequenza). Solitamente, inoltre, buona parte dell’inseguimento avviene nella corsia di marcia opposta. Trattandosi di uno standard usato in centinaia di film, anche adottando le più avanzate tecnologie digitali, un inseguimento che superi i 3 minuti – a meno che non sia il primo film del genere che vedi in vita tua &#8211; diventa francamente noioso e appare un semplice pretesto per riempire tempo, senza aggiungere niente alla narrazione o all’emozione. Poco cambia che ad inseguirsi siano auto, camion, moto, slitte o astronavi, o che gli stuntman sporgano quasi interamente dai finestrini o salgano in piedi sul tetto del veicolo: al quarto minuto di inseguimento parte lo sbadiglio o si cerca il tasto per andare avanti velocemente….</p>



<div class="wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile"><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Un inseguimento che superi i 3 minuti diventa noioso. Al quarto minuto parte lo sbadiglio o si cerca il tasto per andare avanti velocemente</p>
</blockquote>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="606" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-07-14-alle-20.10.17.png?resize=980%2C606&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1915 size-full"/></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">SCRITTE FINALI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è l’aspetto più irritante di tutti, in grado di cambiare il giudizio su un film che magari era stato molto bello. In qualche caso, soprattutto quando è tratto da una storia vera, alla fine del film, poco prima che scorrano i titoli di coda, appaiono delle scritte che spiegano allo spettatore l’evoluzione della storia. In effetti, è più che lecito pretendere di sapere quale sia stato l’epilogo di una vicenda alla quale si sono dedicate quasi 2 ore della propria vita, anche quando il regista ha deciso di farcelo conoscere non con immagini in movimento ma con scritte esplicative. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero mistero, però, è perché queste scritte, decisive, siano alternativamente o contemporaneamente: troppo piccole, troppo veloci, troppo sintetiche. Si potrebbe avere almeno il buon gusto di informare lo spettatore con scritte a caratteri sufficientemente grossi da essere leggibili per una popolazione mediamente anziana e che appaiano sullo schermo per una durata sufficiente a consentirne la lettura integrale. E passi quando il film lo vediamo in tv, sul tablet o sul pc, e possiamo mettere in pausa per poter leggere su un fermo immagine, ma per il cinema non c’è nessuna scelta artistica o espediente tecnico che tenga: si tratta di incuria e mancanza di rispetto per lo spettatore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se fossi un produttore, bloccherei l’uscita di un film finché le scritte finali non fossero rese sufficientemente leggibili per tutto il tempo necessario ad un bambino di seconda elementare.</p>
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		<title>La settimana che ha smarrito l’articolo, nel Paese delle “spesse volte”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 16:06:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia della Crusca]]></category>
		<category><![CDATA[ci vediamo settimana prossima]]></category>
		<category><![CDATA[expost.blog]]></category>
		<category><![CDATA[next week]]></category>
		<category><![CDATA[settimana prossima o la settimana prossima?]]></category>
		<category><![CDATA[spesso o spesse volte?]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”? Sempre più persone dicono: «Ci vediamo settimana prossima». Perché? Sarà una specie di virus che si diffonde inesorabilmente, e per il quale occorrerebbe un vaccino.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dovevo essere distratto, sicuramente ero intento a far altro, e ve lo giuro: non me ne sono accorto. Non riesco proprio a ricordare quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”. Ci deve essere stato un momento che ha dato l’avvio a questa abitudine, purtroppo sempre più diffusa, di eliminare quella parte variabile del discorso la quale, secondo la grammatica italiana, si colloca prima di un nome o una parola. Si tratta &#8211; suppongo &#8211;&nbsp; di una specie di virus, visto che si diffonde con una velocità preoccupante, e che agisce un po’ come il covid (solo che quello azzerava gusto e olfatto). La colpa, questa volta, non possiamo darla ai cinesi, e men che meno ai pipistrelli, che d’italiano non ne sanno un’acca. La colpa è nostra, che di prenderci cura delle cose &#8211; e in questo caso della lingua &#8211; non abbiamo proprio voglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non occorre scomodare l’Accademia della Crusca (che ovviamente ritiene corretta la forma con l’articolo) per ipotizzare che magari c’è chi, nello scopiazzare la classica espressione inglese “next week” (che non richiede l’articolo), si senta più moderno, al passo con i tempi (probabilmente questo soggetto direbbe: più smart). In fondo &#8211; sosterrebbe probabilmente costui &#8211; che “settimana” è un termine femminile lo sappiamo: che bisogno c’è di metterle accanto l’articolo? È una perdita di tempo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è per questo che la moda si è sviluppata prima a Milano, dove la gente lavora ininterrottamente e, quando stacca, va di corsa in barca o a sciare per il weekend. Con questi ritmi non è possibile sprecare nemmeno un centesimo di secondo per costruire una frase correttamente. Quello che mi stupisce, però, è sentire sempre più napoletani salutarti con un: «Ci vediamo settimana prossima». Lo sanno tutti che noi napoletani non abbiamo questo assillo del lavoro (per chi ce l’ha) e passiamo la giornata a bere caffè, a cantare, a mangiare pizze piegate a libretto davanti al murales di Maradona. Allora mi chiedo: che senso ha risparmiare un attimo nel pronunciare un’espressione che, privata dell’articolo, diventa davvero brutta?</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:34% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="980" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=980%2C980&#038;ssl=1" alt="Open Italian dictionary with torn pages on wooden desk" class="wp-image-1728 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=640%2C640&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/image-6a1d4607d13e7.png?resize=500%2C500&amp;ssl=1 500w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<h2 class="wp-block-heading">Quand’è che in Italia il termine “settimana” ha perso l’articolo “la”? Si tratta di una specie di virus, visto che si diffonde con una velocità preoccupante. Servirebbe subito un vaccino</h2>
</blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">E passi per i politici, sui quali non mi dilungo perché abbiamo tutti perso le speranze che possano essere &#8211; o quanto meno apparire &#8211; migliori degli elettori. Che dire dei numerosi giornalisti e scrittori contagiati da questo virus? Loro con le parole ci lavorano: andrebbero curati subito con un vaccino obbligatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma che le cose sarebbero andate così avrei dovuto capirlo qualche decennio fa, quando l’allora direttore del più grande quotidiano nazionale, ad ogni pie’ sospinto, ci regalava l’espressione “spesse volte”, oggi diventata di dominio pubblico. Eppure si dà il caso che il termine “spesso”, quando è avverbio, cioè quando lo usiamo per indicare una cosa che succede di frequente, non può essere declinato al plurale e non ha una sua forma femminile. È “spesso”, punto e basta. Altrimenti, è aggettivo. Ma, a quel punto, significa tutt’altro: e cioè, si fa riferimento allo spessore di una cosa. Quindi, l’espressione “spesse volte” potrebbe riferirsi ad un elemento architettonico di una chiesa o di un’antica costruzione avente volte molto consistenti: appunto, “spesse”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà l’età che avanza inesorabilmente ma, nel corso del tempo, ho sviluppato una crescente allergia a queste espressioni urticanti, che vi prego di non utilizzare, soprattutto combinate: fatelo per il mio bene. Ormai vivo nel terrore di morire per shock anafilattico se qualcuno un giorno dovesse dirmi: «Amico mio, ci vediamo a Capri settimana prossima, io ci vado spesse volte».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Alla ricerca di un senso nel Kaos di Cacciari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Aitan Moon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 19:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
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		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Kaos]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimo Cacciari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ed eccomi qua, ci sono cascato: ho comprato “Kaos”, il libro di Massimo Cacciari e Roberto Esposito. Speravo in una lettura che si aggrappasse a qualche elemento concreto. Invece...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ed eccomi qua, ci sono cascato: ho comprato “Kaos”, il libro di Massimo Cacciari e Roberto Esposito. Non parlo di quest’ultimo, più ferrato e incisivo in ambito politico, ma dei fuochi d’artificio linguistico-filosofici che il filosofo veneziano spara dando nuove vesti al suo protagonismo di pensatore in Tv. Il mondo è nel Kaos, ma non vi spaventate, la chiave di lettura la troverete ripercorrendo i sentieri del mito. Ripassate Esiodo, comprate le metamorfosi di Ovidio e se non capite sono cavoli vostri! L’informazione parte da lontano, con il chiaro intento di riempire pagine. Il tutto per dimostrare la centralità dello “spazio da conquistare” come motore dell’agire di dominio. E così si parte da Poseidone che è costretto a conquistare il mare diventando sposo di Gaia, che però con il tridente conserva i suoi strumenti terranei, e mira sempre alla conquista della terra. Poi si passa ad Omero che chiama l’Oceano ἀψόρροος, con tutto l’apparato mitologico che ne segue fino ad Odisseo, il tutto per dimostrare che chi “voglia dominare sul Globo deve saper navigare l’Oceano”.</p>



<p class="is-style-default wp-block-paragraph">Ma non basta, bisogna andare oltre, l’acqua è avvolta nell’aria: il potere politico dovrà affrontare questa terza navigazione, perché il radicamento spaziale deve essere completo. E così si va avanti mentre il lettore attende chiarimenti su questo Kaos. Pensava di aver acquistato il libro con la speranza di una lettura che si aggrappasse a qualche elemento concreto. Invece la narrazione va in tutt’altra direzione Che la politica si stia esaurendo nell’economico, per Cacciari è solo una profezia che si rimanda sine die.</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:36% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="887" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=980%2C887&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1701 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=1024%2C927&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=300%2C272&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=768%2C695&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=640%2C579&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?resize=552%2C500&amp;ssl=1 552w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6213.jpg?w=1170&amp;ssl=1 1170w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-left is-style-lead wp-block-paragraph">Che la politica si stia esaurendo nell’economico, per Cacciari è solo una profezia che si rimanda sine die. forse non compra nulla da Amazon, non usa Pay Pal, non sa che Trump e i suoi amici hanno visto aumentare in modo esponenziale i loro patrimoni </p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
</blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Chissà, forse non compra nulla da Amazon, non usa Pay Pal, forse non sa che Trump e i suoi amici hanno visto aumentare in modo esponenziale i loro patrimoni, senza aver bisogno di conquiste spaziali (tra l’altro solo minacciate, vedi Groenlandia). Più che dello spazio fisico bisognerebbe rivolgersi allo spazio virtuale: è qui che l’elemento economico si salda con il dominio sugli esseri concreti. Siamo diventati dei dati che camminano, con il corpo sostituito da algoritmi funzionali ai pochi dominatori delle reti digitali. Questo spazio è direttamente dipendente dal tempo, che non può essere messo in secondo piano. È nelle frazioni di secondo che le grandi transazioni economiche, le speculazioni, l’insider trading si salda con il potere dove gli stati nazione esistono, in alcuni casi, come sala da pranzo del dominio politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il testo, nella sua scontata pretenziosità, si infrange sugli scogli dell’astrattezza metafisica. Lo sfoggio di complessità serve solo a nascondere un vuoto, ovvero una non chiara visione dei concreti fattori che potrebbero generare questo ipotetico Kaos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Illuminante questa parte della recensione di Alfonso Berardinelli pubblicata su Il Foglio: «Nella premessa viene promesso tutto il vuoto in cui il libro consiste fino all’esasperazione, benché Esposito poi si farà capire un po’ meglio di Cacciari. Ma i due sono complici nel non saper cosa dire.»&nbsp; Non vi aspettate, quindi, analisi che vi aiutino ad orientarvi nell’odierno Kaos mondiale. Più semplicemente vi informa, il filosofo della laguna, che siamo nel Kaos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aitan Moon</p>
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		<title>Guardo la guerra da un oblò, mi annoio un po&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 22:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[7 ottobre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vivo da troppo tempo in apnea, come se non volessi respirare l’aria che tira. Il mio problema è che, quando ho di fronte una persona, penso che sia una persona, anche se mi sta antipatica, mi odia e dice cose che mi fanno rabbrividire.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono due anni che non scrivo (né ospito) un post sul mio blog. Mi sono chiesto il perché. Un po’ è nella natura stessa di ExPost, che ha come sottotitolo “meglio tardi che mai”, a immortalare la mia tendenza all’inerzia di cui mi sono fatto vanto nell’editoriale di avvio del maggio 2020, significativamente intitolato “Benvenuti in ExPost, il primo blog per veri pigri”. Un po’ perché, probabilmente, in questo mondo, nel suo modo di ragionare, proprio non mi ci ritrovo. Osservo, a volte anche con colpevole indifferenza, le immagini di guerra che trasmettono le televisioni, leggo i resoconti giornalistici, ammiro la sapienza dei numerosi esperti di geopolitica e strategia militare che si alternano nei talk show per regalarci informazioni e analisi sulle sorti dell’Ucraina e del Medio Oriente con una sicurezza che, sinceramente, invidio. Mi accorgo solo ora di vivere da troppo tempo in apnea, come se non volessi respirare l’aria che tira. Ma, per quanto mi sforzi di non inalarla, sono costretto a farlo, come tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che io non capisco. Mi rendo conto di essere fuori dal mondo, in maniera ostinatamente inconsapevole. Fuori da quel mondo in cui gli Stati si fanno ancora guerra per un pezzo di terra, o per un credo religioso, o per un’ideologia (se ancora ne esiste una). Un mondo in cui, in maniera stanca, si confrontano eserciti che sembrano ignorare che a morire per queste zolle di terreno, per questi dei, per l’affermazione di astruse teorie politiche, siano persone, in carne ed ossa. E c’è una cosa che mi ha sempre colpito nel racconto che si fa delle guerre: è quando si dice che le vittime dei conflitti sono i più deboli, cioè le donne, i bambini e gli anziani. Come se dessimo per scontato che gli uomini, invece, possono morire, anzi che è giusto che muoiano, carne da macello dei governi. Come se non fossero anche loro padri, nonni o figli di qualcuno. Come se non fossero proprio loro le prime vittime, mandate al fronte a combattere, in tanti senza nemmeno sapere perché, magari senza odiare il proprio nemico, che però ammazzeranno senza pensarci due volte, temendo di essere ammazzati. Noi li chiamiamo uomini al fronte, con un’espressione che tradisce un’epica cinica e polverosa, ma spesso sono poco più che bambini. Come bambini sono quelli sotto le bombe di Gaza. Come lo sono stati, bambini, anche quelli che, una volta cresciuti e diventati terroristi, hanno progettato e messo in atto il pogrom del 7 ottobre 2023.</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:62% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="561" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=980%2C561&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1642 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=1024%2C586&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=300%2C172&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=768%2C439&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=640%2C366&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?resize=874%2C500&amp;ssl=1 874w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/future-1799923_1280.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h4 class="wp-block-heading">Ci raccontiamo che le vittime dei conflitti sono sempre i più deboli, cioè le donne, i bambini e gli anziani. Come se dessimo per scontato che gli uomini, invece, possono morire, anzi che è giusto che muoiano, carne da macello dei governi. Come se non fossero anche loro padri, nonni o figli di qualcuno. </h4>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso si dice che nasciamo buoni ma il mondo ci incattivisce. Non lo so se è vero. Forse, invece, nasciamo cattivi, perché quando siamo bambini agiamo secondo i nostri istinti e diciamo sempre io, io, io, mio, mio, mio. Se i nostri genitori non ci educano alla socialità, quella cattiveria, crescendo, la trasformiamo in violenza. Nel corso dei secoli, fortunatamente, abbiamo imparato a regolare i rapporti con gli altri in maniera più civile. Sappiamo che è possibile convivere anche con persone che la pensano diversamente da noi, che magari odiamo, se utilizziamo la parola al posto delle armi, se rinunciamo a scannarci esercitando il convincimento e il dialogo. La cultura ci ha fatto diventare adulti, tolleranti e democratici.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Si dice che nasciamo buoni ma il mondo ci incattivisce. Forse, invece, nasciamo cattivi, perché quando siamo bambini diciamo sempre io, io, io, mio, mio, mio.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Dove la cultura manca, invece, impera la sopraffazione di bambini diventati vecchi ma mai cresciuti, che comandano eserciti come stessero giocando alla playstation, che organizzano attentati come fossero feste di paese, che decidono che le donne non devono studiare, guidare, far vedere la faccia, che si sentono padroni della terra in cui sono nati per puro caso e, quindi, in diritto di non far entrare quelli che gli stanno antipatici. Impera la follia di chi ritiene giusto, addirittura, rubare la terra degli altri in virtù di storielle mitologiche che si perdono nella notte dei tempi o presunte supremazie morali. E i nemici di questi despoti non hanno fucili e cannoni, non hanno missili e portaerei, hanno la penna, gli occhi, un obiettivo. I veri nemici sono l’informazione e, soprattutto, i libri, che spesso vengono messi al bando perché i tiranni sanno bene che lì è nascosta la formula segreta che farà diventare adulti i propri sudditi, i quali non saranno più disposti a seguirli quando gli sarà ordinato di andare in guerra nel nome di un falso dio, di un’ideologia sballata o per la conquista di una terra abitata da altra povera gente. Gli amici di questi oppressori, invece, sono i tifosi, dell’una e dell’altra parte, che sostengono le ragioni di chi combatte, inventando favolette per bambini in cui il mondo è popolato da buoni (i nostri) e cattivi (i loro). E può ben essere che uno dei contendenti abbia ragione e l’altro torto, oppure che abbia almeno più ragione dell’altro. Ma che importanza può avere per chi ha perso una figlia, un padre, un amico, un’intera famiglia? Che importanza può avere un pezzettino di terra per chi ha visto crollare il mondo che lo circonda?</p>



<div class="wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center"><div class="wp-block-media-text__content">
<h4 class="wp-block-heading has-text-align-right">Ma che importanza può avere per chi ha perso una figlia, un padre, un amico, un’intera famiglia? Che importanza può avere un pezzettino di terra per chi ha visto crollare il mondo che lo circonda?</h4>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1650 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2024/11/palestine-8012394_1280.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco qual è il mio problema: ho letto troppi libri e, quando ho di fronte una persona, penso che sia una persona, anche se mi sta antipatica, anche se mi odia, anche se non ha il colore della mia pelle, anche se dice cose che mi fanno rabbrividire. Seppure, per qualche secondo, mi viene voglia di strozzarla, cedendo a un istinto da bambino, mi ricordo di attaccare il cervello e ragionare, provo a dialogare, alzo la voce se non riesco a trattenermi e, se proprio non riesco a spiegarmi, taccio e me ne vado.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ammetto che è facile parlare per chi sta seduto su un divano, annoiato, davanti alla tv. Cosa farei, mi chiedo, se bombardassero la mia casa? Forse anch’io imbraccerei un fucile e andrei ad ammazzare qualcuno per vendetta, per disperazione. Ma non vedo come eliminare un uomo possa rimettere in piedi la mia casa, restituirmi i miei cari, regalarni la serenità. Allora sto lì, davanti alla tv, indifferente perché spero, senza crederci, che si tratti di fiction. Mi convinco che al mondo non esistano sul serio persone che pensano ancora che sia possibile risolvere i problemi mandando il prossimo all’altro mondo, che in fin dei conti, per chi soffre davvero, potrebbe rivelarsi migliore di questo.</p>
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		<title>Se sei di sinistra sei buono…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 16:53:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Essere di sinistra ti fa credere di essere “migliore” di altri, e questo nessun “sinistrorso” lo dice apertamente (anche se in cuor suo lo pensa). Ma questo stigma indimostrabile può diventare una gabbia. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra sei buono. Se sei di destra sei cattivo. No, non sto intraprendendo una riscrittura di Giorgio Gaber e, soprattutto, continuo a pensare che c’è una profonda differenza tra destra e sinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta di fatto, però, che essere di sinistra ti fa credere di essere “migliore”, o semplicemente “più buono” di altri, e questo nessun “sinistrorso” lo dice apertamente (anche se in cuor suo lo pensa). Una sorta di assioma inconfessabile che lega il pensiero politico ad uno status etico. Sarà perché sei per la piena attuazione dei diritti civili; perché pensi alla tutela dei più deboli; perché sei stato educato ed educhi sulla base dei principi costituzionali; perché rispetti la diversità in qualsiasi forma; perché credi in un ideale di libertà ed uguaglianza; perché ti senti parte di un tutto che si chiama Società. E per altri mille motivi che ti fanno sentire tra i “buoni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo stigma, aleatorio quanto indimostrabile, diventa alcune volte una sorta di gabbia, che ti può spingere fino all’ipocrisia del comune benpensante, impedendoti di esprimere un pensiero un po’ più “audace”, solo per la paura di essere immediatamente apostrofato come di destra e, quindi, come cattivo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi spiego. Uno di sinistra, uno veramente di sinistra, deve votare per forza PD, anche se nel collegio gli hanno imposto un candidato improponibile. Perché, se sei di sinistra, sei votato al sacrificio dalla nascita e, se il partito chiama, tu rispondi sempre e ingoi il peggio del peggio. Anche perché, se per una volta ti ribelli, vuol dire che “ormai sei diventato di destra e hai favorito l’avvento del nuovo fascismo”.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Essere di sinistra ti fa credere di essere migliore, ma questo stigma, aleatorio e indimostrabile, diventa alcune volte una sorta di gabbia</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra devi fare finta che la parità dei sessi, in cui credi, esista davvero. Se poi però il PD è l’unico partito che non mette una sola donna nella squadra di Governo, non fa niente: è un caso. Ed è meglio glissare sul fatto che le donne del PD alle ultime elezioni erano piazzate nelle liste per la gran parte in posizioni di certa ineleggibilità. Se poi pensiamo al fatto che la prima donna premier sarà la Meloni… No, va be’, a questo non pensiamoci e basta!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra (con l’aggravante di insegnare diritto del lavoro) devi parlare per forza, sempre e comunque a favore dei lavoratori. Poco importa se oggi imprenditori e lavoratori sono sulla stessa barca e se, tutelando un imprenditore che rischia personalmente, si salvano anche tutte le famiglie dei suoi dipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei di sinistra devi pensare al sindacato come l’ultimo, imprescindibile baluardo dei diritti quesiti. Ma quando il sindacato fa ostruzionismo a qualunque cambiamento che possa promuovere l’economia aziendale, per principio e a prescindere da possibili futuri progressi, qualcosa di diverso si potrà pur dire? No, questo non si può proprio dire. No, questo è proprio un argomento di destra e filoimprenditoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma. È da un po’ che ci penso e non riesco a risolvere il mio “dilemma” senza infrangere l’assioma consolidato. Perciò, ho capito che la soluzione è una sola: dato che mi sento ancora profondamente di sinistra, penso proprio di essere diventata “cattiva”!</p>
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		<title>Da Beslan a Kiev, gli occhi chiusi del mondo su Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Extreme]]></category>
		<category><![CDATA[Beslan]]></category>
		<category><![CDATA[democrazie]]></category>
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		<category><![CDATA[terroristi]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 3 settembre del 2004, Vladimir Putin dà l'ordine di effettuare un blitz per liberare 1.200 persone (in prevalenza bambini) tenuti in ostaggio da 32 terroristi in una scuola di Beslan. È stato appena rieletto presidente della Federazione Russa con un plebiscito e fornisce una tragica prova di determinazone e cinismo, che l'Occidente ha poi sottovalutato per quasi vent'anni. [...]  </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«<em>Corpi straziati, bambini che urlano e fuggono nudi senza nemmeno sapere che direzione prendere, madri che portano al collo bimbi senza vita o con il corpo devastato da esplosioni, pallottole, dal crollo del tetto di un edificio o da chissà cos’altro. Il terrore è nei loro occhi che si specchiano con quelli dei padri, pieni di rabbia, disperazione e impotenza. Queste le immagini di un massacro al quale, ieri, il mondo ha assistito con orrore, e per il quale nessuno riesce a trovare una giustificazione possibile</em>.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è la cronaca di quello che è successo ieri in Ucraina, ma l’incipit di un articolo che scrissi in occasione della strage di Beslan del 3 settembre 2004. Ovviamente io non ero in Ossezia del Nord ma, pur seguendo la vicenda da Napoli attraverso le agenzie (ero caposervizio del quotidiano Napolipiù), quei fatti mi segnarono profondamente e non riesco a dimenticarli: per me hanno rappresentato la dimostrazione pratica dell’assurdità della “guerra”, mirabilmente descritta da Voltaire nel Dizionario filosofico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="572" height="88" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?resize=572%2C88&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1566" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?w=572&amp;ssl=1 572w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan3.png?resize=300%2C46&amp;ssl=1 300w" sizes="(max-width: 572px) 100vw, 572px" /><figcaption>Titolo di Napolipiù del 4 settembre 2004, con bilancio provvisoro delle vttime </figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’episodio mi è tornato alla mente guardando le immagini dell’invasione russa dell’Ucraina. Ed è tornata alla mente anche a chi, come me, in quei giorni dovette decidere cosa pubblicare e cosa non pubblicare, il caporedattore del giornale, Enzo Colimoro, che stamattina mi ha telefonato per sapere se avevo ancora in archivio quelle pagine. Ed in effetti le conservo. In quei giorni, insieme al direttore Giorgio Gradogna, agli altri colleghi della redazione (in particolare al caposervizio di cronaca, Antonio Di Costanzo), discutemmo a lungo sull’opportunità, o meno, di pubblicare le foto dei bambini che piangevano terrorizzati, mentre scappavano nudi, feriti, morti dentro. Erano dei minori, è vero, e la deontologia ci diceva di non pubblicare. Ma, guardando quelle orribili immagini, ebbi l’impressione che difficilmente la loro pubblicazione in una città lontanissima come Napoli avrebbe potuto procurare a quei bimbi un danno ulteriore. Quindi insistei molto, e alla fine le mettemmo in pagina. Fu una scelta dolorosa, ma indispensabile. Non avrei saputo inventare nessuna parola più efficace di quegli occhi smarriti, di quei corpi martoriati per raccontare l’assurdità alla quale stavamo assistendo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=315%2C450&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1571" width="315" height="450" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?w=566&amp;ssl=1 566w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan1-1.png?resize=350%2C500&amp;ssl=1 350w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /><figcaption>Una delle pagine di Napolipiù del 5 settembre 2004</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Immagini che conservo non solo in archivio, ma precise nella mente. Immagini che oggi non pubblicherò, se non in piccola parte, garantendo che quelle che ometto sono molto peggiori. Non avrebbero senso oggi. Ma forse potrebbe aver senso, purtroppo, nei prossimi giorni, mostrare al mondo che cos’è davvero la guerra, quali ne sono gli effetti reali sulle persone: le cartine con i carrarmati servono per giocare al Risiko non per scuotere coscienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa successe in quei giorni? Il primo settembre, 32 terroristi (ceceni e islamici) sequestrarono circa 1.200 persone, soprattutto bambini, in una scuola di Beslan (città della regione del Caucaso appartenente alla Federazione Russa). Dopo trattative andate a vuoto, il 3 settembre, i russi entrano nella scuola con un’azione di forza: il bilancio fu di circa 330 morti, 186 dei quali bambini, ed oltre 700 feriti. Sul motivo per il quale i russi decisero il tragico blitz ci sono molte versioni contrastanti (un errore, un’esplosione improvvisa che fece temere per la vita degli ostaggi (provocata da chi?), informazioni sbagliate su quello che stava succedendo nella scuola). Sappiamo però chi diede l’ordine di entrare: fu Vladimir Putin, appena rieletto per la seconda volta presidente della Federazione russa con il 71% dei voti, un plebiscito.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="250" height="227" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan5-1.png?resize=250%2C227&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1570 size-full"/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>32 terroristi ceceni e islamici sequestrarono 1.200 persone in una scuola, quasi tutti bambini. Dopo due giorni Putin ordinò il blitz: fu una strage</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è dubbio che la responsabilità principale di quelle morti fu dei terroristi, tanto che a Putin e al popolo russo arrivarono le dovute condoglianze di tutti i capi di Stato e di Governo del mondo, ma possiamo affermare con altrettanta certezza (e la stampa internazionale lo fece all’epoca) che in nessuno stato democratico, ed in particolare in Italia, sarebbe mai stata accettata dall’opinione pubblica l’idea di un blitz in una scuola piena zeppa di bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’episodio mostrò al mondo la feroce e cinica determinazione di un autocrate che, negli anni seguenti, è stato quanto meno tollerato dall’Occidente e, da alcuni leader politici (da Trump in giù), addirittura additato come esempio di efficienza da seguire. Molti adulatori li ha avuti anche in Italia: è inutile farne i nomi, perché li conoscono tutti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="561" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=980%2C561&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1567" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=1024%2C586&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=300%2C172&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=768%2C440&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=640%2C366&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?resize=874%2C500&amp;ssl=1 874w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/Beslan7.png?w=1347&amp;ssl=1 1347w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption>Sezione di pagina da Napolipiù del 5 settembre 2004</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Questa sottovalutazione del &#8220;pericolo Putin&#8221; è figlia di una realpolitik di corto respiro che ha fatto dimenticare a tanti che l’interesse maggiore dell’Europa, la sua ragione fondativa, è la pace basata sull’unità dei popoli, quella pace e quell’unità che l’invasione dell’Ucraina rischia di far andare in frantumi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vincere la guerra contro le autocrazie, quindi, più che i soldi e le armi (a volte, purtroppo, indispensabili) servono valori saldi, serve ricordarsi che le democrazie occidentali non sono un incidente della storia ma faticose conquiste che vanno difese innanzitutto da noi stessi, dai nostri troppi compromessi, dalla nostra cecità. L’antidoto al terrore è aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà, che già prorompeva dagli occhi di quei bambini di Beslan sui quali, invece, abbiamo abbassato lo sguardo.</p>
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		<title>Cogito ergo Webbo! Cartesio, il dubbio e il Cacciari in TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Nov 2021 10:38:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono due Cacciari, il filosofo ed il personaggio televisivo. Quest’ultimo ha molto poco di filosofico ma, in compenso, ha come alter ego il Cacciari filosofo. Quando va in televisione parla come “Cacciari in TV” ma si porta dietro anche il “Cacciari prof”. I siparietti con Lilli Gruber sono ormai da antologia [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Massimo Cacciari è un noto filosofo, docente universitario. Una personalità di rilievo della filosofia italiana. Questo è quello che dicono tutti ed io ci credo, personalmente non sarei all’altezza di esprimere un giudizio sul filosofo Cacciari anche perché, lo ammetto, non ho mai letto un suo libro. Ho visto qualche sua lezione sul web e lo trovo piuttosto noioso e poco coinvolgente, mi trasmette una strana sensazione, come se ad ogni pausa pensasse «io so tutto e voi non sapete niente»: ma mi rendo conto che forse è solo una mia fisima.&nbsp; Mi ripeto, per quel poco di filosofia che mastico non mi permetterei mai di esprimere un giudizio su questo emerito professore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma esistono due Cacciari, io credo, il filosofo ed il personaggio televisivo. Quest’ultimo ha molto poco di filosofico ma, in compenso, ha come alter ego il Cacciari filosofo. Quando va in televisione parla come “Cacciari in TV” ma si porta dietro anche il “Cacciari prof”. I siparietti con Lilli Gruber sono ormai da antologia, tanti spettatori lo seguono in attesa della scena che ormai è diventata un classico, la minaccia di lasciare lo studio tentando, con fare impacciato, di liberarsi del microfono, magari dimenticando l’auricolare.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="541" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cacciari-gruber.jpg?resize=980%2C541&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1541 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cacciari-gruber.jpg?resize=1024%2C565&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cacciari-gruber.jpg?resize=300%2C166&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cacciari-gruber.jpg?resize=768%2C424&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cacciari-gruber.jpg?resize=640%2C353&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cacciari-gruber.jpg?resize=906%2C500&amp;ssl=1 906w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cacciari-gruber.jpg?w=1100&amp;ssl=1 1100w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="wp-block-heading">I siparietti con Lilli Gruber sono da antologia, gli spettatori attendono che Cacciari minacci di lasciare lo studio tentando, con fare impacciato, di liberarsi del microfono.</h3>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il “Cacciari in TV”, nell’ultimo suo intervento (parlando di vaccini e green pass), ha rivendicato il carattere costitutivo della sua professione: criticare e insinuare dubbi. Le strade della filosofia, d’altronde, sono lastricate di pensatori dubbiosi. “Se dubito esisto” diceva Sant’Agostino, per non parlare del dubbioso più famoso della storia della filosofia: Cartesio. (Meditazioni cartesiane).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cartesio.jpg?resize=138%2C184&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1539" width="138" height="184" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cartesio.jpg?w=512&amp;ssl=1 512w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cartesio.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2021/11/cartesio.jpg?resize=375%2C500&amp;ssl=1 375w" sizes="(max-width: 138px) 100vw, 138px" /><figcaption>René Descartes &#8211; Cartesio</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Cartesio meditava, ma meditava di fronte ad una stufa (così si racconta), la stufa non interagiva e la legna continuava a bruciare, lo sguardo di Cartesio verso il fulgore della fiamma, il fuoco unico ascoltatore dei dubbi di Cartesio.<br>Per Cacciari è diverso, il cogito (la meditazione, il pensiero carico di dubbi) ha un supporto, un interlocutore, non è una vera e propria meditazione solitaria, è bensì sostenuto da un fuoco elettronico: il personal computer. «I dubbi sono posti da me e da tanti altri scienziati tacitati, io mi informo, mi informo navigando sul web dalla mattina alla sera!» (M. Cacciari su La7)<br>Ecco, dalla stufa di Cartesio al computer di Cacciari.<br>Cogito ergo Webbo!</p>
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		<title>Taitichinchan, stanchi del lockdown aboliscono lo Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 18:04:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I cittadini del Taitichinchan, stufi delle privazioni imposte per la pandemia, con un referendum hanno abolito lo Stato: via libera a movida e spritz. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In un piccolo stato dell&#8217;America del Sud, il Taitichinchan, hanno fatto un esperimento molto interessante. La stampa ne ha dato poco risalto, la notizia la conoscono in pochi, in genere solo gli affezionati alle riviste di geopolitica. Afflitti dal perdurare della pandemia, stanchi delle privazioni della libertà imposte dallo Stato, una democrazia presidenziale, i cittadini, con un referendum, hanno deciso di sospendere per un lungo periodo tutti i poteri statali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gente, libera, ha dato finalmente sfogo alla propria sete di vita: movida, spritz, ristoranti pieni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inevitabilmente il virus è diventato devastante, con un numero di morti e di persone malate fuori controllo. In un primo momento dei gruppi organizzati, nella più classica delle tradizioni, hanno dato avvio alla caccia dei responsabili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i primi ad essere accusati per la diffusione del virus c&#8217;è stata la minoranza etnica degli istriemiti, un antico gruppo indigeno relegato in una riserva ai confini della foresta pre-amazzonica. La loro abitudine di nutrirsi di animali selvatici ha scatenato i sospetti che, naturalmente senza alcuna verifica, sono diventate certezze. Il gruppo è stato totalmente isolato con la costruzione di un recinto di filo spinato ad alta tensione lungo tutto il perimetro della riserva. Sono bastate due settimane per constatare che nessun caso di infezione da covid 19 si era verificata nella riserva, mentre il numero di malati e di infetti in tutto il piccolo stato continuava a crescere vertiginosamente.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura, non più mitigata dalla ricerca dei responsabili, ha preso il sopravvento e la gente si è chiusa in casa: niente parrucchiere, niente palestra, ristorante, bar, spritz, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In assenza del potere statale, esaurita la possibilità di trovare altri responsabili, a queste categorie (ristoratori, barbieri, venditori di spritz), così come alla maggior parte dei cittadini, non rimaneva che prendersela direttamente con l&#8217;invisibile virus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si racconta che per strada il popolo disperato prendeva a schiaffi l&#8217;aria, mentre altri pregavano per il ritorno di un potere centrale che facesse qualcosa.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In assenza del potere statale, il popolo disperato prendeva a schiaffi l&#8217;aria</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il capro espiatorio (lo Stato) che prima era stato soppresso ora li avrebbe dovuti salvare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fatto abbastanza insolito è che questi abitanti pregavano per il ritorno di un potere comune che ne regolasse l’esistenza, ma non capivano verso quale direzione indirizzare le loro suppliche che si disperdevano nell’aria quasi come un bisbigliato passaparola.</p>
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		<title>Liberate i negazionisti!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 09:43:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se un tizio attraversa i binari mentre sfreccia il treno ha un’alta probabilità di rimetterci la pelle, questo è un fatto, ed è immediatamente evidente. Poi si passa alle interpretazioni: si è suicidato? era ubriaco e non si è accorto del treno? ha tentato di attraversare i binari ma non ha ben calcolato i tempi? Intanto non resta che organizzare il funerale, e questo è un altro fatto. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Io non sono un negazionista, non lo sono mai stato, non ho mai negato la realtà, a differenza di altri che si accontentano di interpretarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un tizio attraversa i binari mentre sfreccia il treno ha un’alta probabilità di rimetterci la pelle, questo è un fatto, ed è immediatamente evidente. Poi si passa alle interpretazioni: si è suicidato? era ubriaco e non si è accorto del treno? ha tentato di attraversare i binari ma non ha ben calcolato i tempi? Intanto non resta che organizzare il funerale, e questo è un altro fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c’è una pandemia si rischia di morire? “Sì, ma: muoiono solo i più fragili, chi era già malato” (i più fragili è sempre un altro non identificato). “Ne muoiono di più con gli incidenti stradali!” (allora aspettiamo una più ampia diffusione del virus così finalmente potremo dire di aver raggiunto il record).</p>



<p class="wp-block-paragraph">“È l’ennesimo tentativo, segno dell’epoca, di imporre una dittatura sanitaria”. Chi sarebbe il dittatore? Il ministro della salute? Dove non si è fenomenizzata la cosiddetta dittatura sanitaria è comparsa la dittatura economica espressa in concreti indirizzi di governo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La causa finale, il fine o il disegno degli uomini (che naturalmente amano la libertà e il dominio sugli altri) nell’introdurre quella restrizione su loro stessi (in cui li vediamo vivere negli stati) è la previsione di ottenere con quel mezzo la propria preservazione e una vita più soddisfacente.</p><p><em>Thomas Hobbes, Leviatano</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Inutile negare che in Usa e in Brasile la politica minimizzatrice è tesa a salvaguardare il totem dell’economia: così si muore due volte, per il virus e per l’economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, mi chiedo per un altro verso, se la diffusione del virus corrisponde ad un piano che vuole imporre una “dittatura sanitaria”, perché non pensare che potrebbe essere un disegno di “rinascita del mercato” che, senza tragedie planetarie, potrebbe essere destinato alla stagnazione? Perché il complottista non pensa che le grandi ripartenze, in economia, sono accadute dopo le grandi tragedie? Dalle macerie dell’Italia è nato il boom economico (con il quale ancora campiamo di rendita), per non parlare della potente Germania, ecc. Quindi un serio complottista, se vuole allargare il campo del suo “delirio”, dovrebbe includere anche questo tipo di cospirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dittatura sanitaria implica perdita della libertà, questa è l’equazione del complottista: ma di quale libertà parla? Credo si tratti di una libertà immaginaria, quel volo del moscone di cui parlava Gaber.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I classici ci insegnano che la vera libertà si esprime sottomettendosi a quel potere superiore che chiamiamo Stato. Preservazione significa salvaguardia del bene più prezioso che è la vita, quello che nella Costituzione è il diritto alla salute (con tutti i limiti che si porta dietro l’idea di diritto). Lo stato moderno nasce da questa “semplice” osservazione, la libertà che si compie nel vincolo, poiché senza il vincolo la libertà non avrebbe senso (liberi da cosa?).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È così che il complottista, con la teoria della macchinazione, invoca la libertà per se stesso, ignorando il vincolo che lo rende libero: lo stato, la comunità.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In generale, il Diritto è la Libertà in quanto Idea [unità di concetto e realtà]</p><p><em>G.W.F. Hegel, Lineamenti della Filosofia del Diritto</em></p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Andando nello specifico poi, l’amante della libertà, il tenace oppositore alla dittatura sanitaria, invoca l’abuso di Dpcm del governo italiano. A nulla seve rispondere che tutte le grandi democrazie europee hanno imposto forti limitazioni della libertà con i loro strumenti legislativi: cambiati i mezzi il fine è raggiunto allo stesso modo, anche nella nazione dei “freedom lovers”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione: liberate i negazionisti che, privi di vincoli, si renderanno consapevoli di quanto li rende schiavi la libertà immaginaria.</p>
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		<title>Diego come Prometeo, portatore di luce punito dagli dei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Meo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 18:03:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In molti hanno sempre considerato Maradona alla stregua di una divinità. Ma quale? Probabilmente, quella che ha più punti di contatto con Diego è il Titano Prometeo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In molti hanno sempre considerato Diego Maradona alla stregua di una divinità, a maggior ragione dopo la sua morte: in Argentina c’è la Chiesa Maradoniana, a Napoli si trovano vari tabernacoli a lui dedicati nelle strade del centro, in tutto il mondo semplicemente si trasforma il soprannome “El Diez” in “D10S”.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma che tipo di divinità può essere uno che faceva indubbiamente dei miracoli in campo, ma senza mai rinunciare al proprio lato umano? Probabilmente la divinità che ha più punti di contatto con Diego è il Titano Prometeo, figura della mitologia greca, un dio che avrebbe potuto godere tranquillamente del suo status, ma preferisce invece lottare a favore degli uomini finendo per inimicarsi gli dei. Il primo punto di contatto è la dualità del Titano rispetto al suo gemello Epimeteo, con gli stessi nomi a rilevare le qualità dei due fratelli: Prometeo è “colui che riflette prima”, il gemello è “colui che riflette dopo”, cioè agisce con avventatezza. Nel film di Kapadia è ben spiegato il dualismo tra Diego, un giovane ragazzo povero che trova nel calcio la possibilità di comprare una casa ai genitori e mettere su famiglia e il suo alter ego Maradona, il divo mondiale conteso da tutti e da cui tutti vogliono ottenere qualcosa, finendo per rovinargli la vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo episodio in cui Prometeo si schiera dalla parte degli uomini è un banchetto a cui l’umanità è invitata a partecipare insieme agli dei: in questa occasione Prometeo nasconde le parti migliori di un bue nella pelle avvizzita e copre le ossa con grasso lucente, per trarre in inganno Zeus, che infatti sceglie le ossa e lascia inconsapevolmente la carne agli uomini. Come non vedere un’analogia di questo episodio con la famosa “mano de dios”, che irride il potente Impero Britannico che ha occupato le Malvinas e vendica i caduti argentini con l’unica arma a disposizione di una nazione più debole, l’astuzia? È proprio in seguito a questo episodio che Zeus infuriato decide di punire gli uomini togliendo loro il fuoco e condannandoli a una vita al buio e al freddo. Prometeo, ancora una volta incurante delle conseguenze delle sue azioni, si reca di nascosto nell’antro di Efesto (il dio Vulcano della mitologia romana che rimanda naturalmente al Vesuvio) per rubare una scintilla e portarla agli uomini, donando loro l’accesso al fuoco. Quando Zeus si accorge del furto e dell’affronto che gli è stato fatto punisce Prometeo facendolo incatenare ad una roccia, mentre un’aquila gli divora il fegato che ricresce di notte per prolungare il supplizio in eterno.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:auto 46%"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="344" height="463" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/12/Maradona-BN.jpg?resize=344%2C463&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1354" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/12/Maradona-BN.jpg?w=344&amp;ssl=1 344w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/12/Maradona-BN.jpg?resize=223%2C300&amp;ssl=1 223w" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Come Prometeo, che ruba una scintilla ad Efesto per donare il fuoco agli uomini, Maradona ruba agli dei la scintilla della sua abilità restituendo all&#8217;umanità il fuoco del divertimento</p></blockquote>
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<p class="wp-block-paragraph">Le analogie con Maradona sono davvero molte: la divinità del calcio che ruba agli dei la scintilla della sua abilità sublime e restituisce all’umanità il fuoco del divertimento, ma anche l’orgoglio agli argentini dopo la sconfitta delle Malvinas e ai napoletani la voglia di rivincita dopo gli anni bui del post terremoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma come in tutte le tragedie greche l’eroe è vittima del fato e delle proprie scelte. E così come per Prometeo, nonostante le migliori intenzioni, la vita professionale e umana di Maradona è stata una continua serie di cadute seguite da incredibili risalite, proprio come un fegato divorato che miracolosamente ricresce, in un supplizio senza fine. Il passaggio celebrato al Barcellona, una delle squadre più forti d’Europa, seguito da una serie di interruzioni, prima per un’epatite virale e poi con la caviglia magica, la sinistra, devastata da un fallo criminale di un difensore dell’Athletic Bilbao. Il recupero a tempi record e poi la definitiva rottura con l’ambiente catalano nel quale non si era mai sentito a proprio agio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso degli anni nel Napoli e nella Nazionale argentina le grandi vittorie costellate da mille piccoli infortuni, sempre rattoppati con infiltrazioni di antidolorifici, perché doveva sempre essere in campo, anche azzoppato, per far paura agli avversari e regalare magie anche da fermo. La lotta contro il proprio metabolismo e le proprie dipendenze ed i continui recuperi di forma, ogni volta che si avvicinava un mondiale, con un’incredibile forza di volontà che prevaleva sulla natura e la debolezza del corpo.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Diego Maradona è il più grande ed il più amato degli eroi epici moderni perché ha vinto sempre “nonostante”</p></blockquote></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il ritiro mille cadute, l’obesità, un infarto, l’artrosi, un edema subdurale e ogni volta la forza di rinascere, di rialzarsi e ripartire da una nuova sfida. Diego Maradona è il più grande ed il più amato degli eroi epici moderni perché ha vinto sempre “nonostante”: nonostante non giocasse nelle squadre più forti, nonostante gli infortuni, nonostante le dipendenze, nonostante i limiti del proprio corpo. E come i miti greci è amato proprio perché unisce divinità a umanità, virtù a vizio, vittoria a sconfitta, con la capacità di rialzarsi da tutte le cadute, tranne dall’ultima del 25 novembre 2020.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il mito di Prometeo è ripreso anche da Leopardi nell’operetta morale “La scommessa di Prometeo”, in cui il Titano scommette con il suo amico Momo, sostenendo che il genere umano sia la migliore opera mai realizzata dagli dei e per provarlo si reca in cinque luoghi del mondo abitato alla ricerca delle prove che l’uomo è la più perfetta creatura dell’universo. Purtroppo, dopo aver visitato solo tre dei cinque luoghi stabiliti, Prometeo paga la scommessa all’amico, di fronte all’evidenza della pochezza del genere umano. È un po’ come se Maradona avesse avuto la possibilità di leggere in questi giorni certi vigliacchi commenti sulla sua vita da parte di molti che neanche lo hanno mai conosciuto, ma si arrogano comunque il diritto di emettere sentenze senza appello, dal loro rancoroso e misero pulpito, solo per dare un minuto di notorietà alle loro squallide vite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie Diego, Titano del calcio, per aver rubato per noi la scintilla, grazie per averci donato il fuoco e perdonaci per non aver mai capito fino in fondo il terribile supplizio a cui sei stato condannato da divinità ingiuste, infuriate perché eri sempre dalla parte dei più umani degli uomini.</p>
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