Intelligenza artificiale, nuova sfida sul cammino dell’uomo. Questo il senso e l’allarme della enciclica “Magnifica humanitas”, che invoca la «custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale», umanità minacciata da uno strumento che condiziona le esistenze, che prende decisioni e che diventa utensile di dominio in mano a pochi.
Papa Leone XIV chiede di liberare l’IA da logiche che la trasformino in dispositivo di supremazia, esclusione o morte e invoca il «disarmo» delle tecnologie perché si pongano al servizio del «bene comune».
Si ripresenta un antico problema, vecchio quanto l’avvento di quelle che un tempo si chiamavano “arti meccaniche”, ora tecnologie, e che per la filosofia del novecento diventa “La questione della tecnica”. Quello che il filosofo Paolo Rossi, parlando di Bacone, definisce il «rischio che si corre, per ogni tentativo che l’uomo fa per migliorare la sua condizione di vita». La consapevolezza di questo rischio è già ben presente nel filosofo inglese, da sempre definito il precursore della rivoluzione industriale, fautore di quel progresso che avrebbe dovuto far acquisire all’umanità delle condizioni di vita migliori.
Ma è proprio qui il punto, Bacone non è così sprovveduto da non comprendere i rischi insiti in ogni progresso tecnologico. C’è un testo, tra quelli meno celebrati, Il De sapientia veterum (Sulla sapienza degli antichi), che si rivolge all’analisi del mito e che rivela quante verità filosofiche e scientifiche contenessero quelle narrazioni. Il filosofo sembra quasi voler dimostrare come il progresso si muova sempre nell’ambito di questi racconti.
E qui diventa chiarificatrice la figura di Dedalo, il personaggio mitico dalle grandi capacità tecniche. La storia è nota, Dedalo «costruì infatti per la libidine di Pasifae una macchina che le permettesse di unirsi ad un toro: in tal modo dalla scellerata industria e dal pericoloso ingegno di quest’uomo trasse la sua infelice ed infame origine il mostruoso Minotauro che divorava la nobile gioventù.» Ma Dedalo fece una seconda cosa, costruì il labirinto che serviva a nascondere il Minotauro. Ma non volle rimanere nella memoria degli uomini per queste cose nefande e costruì anche il filo che consentiva ai giovani di uscire dal labirinto. Quindi per Bacone la tecnica crea strumenti pericolosi ma offre congiuntamente il male e il rimedio al male. In Bacone è profondo il senso dell’ambiguità della tecnica.
Dedalo costruì una macchina che permettesse a Pasifae di unirsi ad un toro: così nacque il Minotauro che divorava la gioventù. Ma costruì anche il labirinto per nasconderlo e il filo che consentiva ai giovani di uscire dal labirinto. Quindi per Bacone la tecnica offre sia il male che il rimedio al male.

In lui si evidenzia la consapevolezza che ogni impresa è un’impresa rischiosa, perché ogni tentativo che gli uomini fanno per migliorare la loro condizione di vita presenta delle incognite. Se si vogliono evitare rischi bisogna rinunciare all’impresa. Ma il genere umano non ci rinuncerà mai.
Ora la domanda che ci poniamo è la seguente: possono delle esortazioni che fanno riferimento a delle forti convinzioni religiose, che implicano sicuri riferimenti etici, sortire un qualche effetto? Avranno il potere di limitare o far cambiare direzione alle pericolose trasformazioni che minacciano l’umanità in seguito all’affermarsi dell’IA?
O dovremo attendere, come ci suggerisce Bacone, che emerga in modo spontaneo il “rimedio al male”? E, inoltre, questa nuova frontiera del progresso umano giustifica i diffusi timori?
Non è casuale aver rimesso in gioco Bacone in questo discorso. Nei suoi confronti, piuttosto che in Cartesio, la critica della Chiesa, e nello specifico del filosofo e teologo Ratzinger, ha dimostrato la sua attenzione. Come precisa Riccardo Campa in un suo saggio: «Questo accade perché Bacone, collegando la scienza alla prassi secondo il ben noto motto “sapere è potere”, offre anche una speranza terrena che è assente nella filosofia cartesiana. Non lascia gli individui soli a se stessi, in questa valle di lacrime, ma propone anche un degno sostituto della provvidenza e dei miracoli: la tecnologia. Qui sta la forza di questo pensiero: offre all’uomo una nuova via di redenzione, una nuova speranza.»
Quindi anche nel caso dell’intervento della Chiesa ci troviamo di fronte all’antico timore?
L’enciclica invoca una minaccia e il suo pronunciamento ha il valore di un monito: c’è un limite che non deve essere oltrepassato. Su questo la Chiesa non ha dubbi. Anche Bacone di dubbi non ne ha, il divieto difficilmente funziona perché: «Se la tecnologia è un imbroglio, essa cadrà in disuso per causa propria, punita dalle leggi naturali.» (Ratzinger contra Bacone – articolo di Riccardo Campa sulla rivista Mondoperaio del marzo-aprile 2008).
