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	<title>Explicit Archivi |</title>
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	<description>ExPost / Meglio tardi che mai</description>
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	<title>Explicit Archivi |</title>
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		<title>Passata la paura si torna al nucleare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 16:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[Cernobyl]]></category>
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		<category><![CDATA[referentum 1987]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
		<category><![CDATA[Ulrich Beck]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l’esplosione della centrale di Cernobyl, gli italiani, nel 1987, dissero no al nucleare, che oggi si vorrebbe reintrodurre. Come mai? La paura di quei giorni si è estinta? La risposta la diede il sociologo Beck 40 anni fa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Era l’aprile del 1986 quando l’esplosione di un reattore a Cernobyl causò il più grave disastro legato all’energia nucleare per scopi civili. Chi ha vissuto quel periodo ricorda bene cosa significa dover sfuggire ad un nemico assolutamente impercettibile ai sensi. Ansia e frustrazione accompagnavano le nostre giornate in attesa dei dati ufficiali sulla radioattività. Nel 1987, con un referendum, sull’onda della paura, gli italiani dissero no al nucleare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era il 1986 quando Ulrich Beck diede alle stampe un testo fondamentale di analisi sociale “La società del rischio”. Fin dalle prime righe l’autore mette a fuoco un tema fondamentale: «Nella società avanzata la produzione sociale di ricchezza va di pari passo con la produzione sociale di rischi.» Rischio e crescita economica sono indissolubilmente legati, tanto da fargli avanzare l’ipotesi che si sarebbe passati da una società classista ad una “società del rischio”.<br></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained"><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="627" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6571.jpg?resize=627%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1839" style="aspect-ratio:0.6123111045586062;width:166px;height:auto"/></figure>
</div></div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi è inattuale appellarsi al problema della distribuzione della ricchezza perché, in parallelo, si estende la consapevolezza che le sorgenti della ricchezza sono inquinate. «Nel processo di modernizzazione si sprigionano sempre più forze distruttive.» Non si può fare appello alla “razionalizzazione” per comprendere la realtà. Calcolabilità, efficienza e prevedibilità non sono più possibili: nella società del rischio il danno collaterale allo sviluppo non è prevedibile, e riguarda intere generazioni a venire.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">I rischi della radioattività sono invisibili e sono soggetti a interpretazione secondo i periodi. Su di essi il dibattito pubblico, la politica e i media possono ridurli, cambiarli, ingrandirli, minimizzarli. Quindi, chi è deputato alla definizione dei rischi assume posizioni chiave in termini sociali e politici.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre si aspira alla ricchezza della società (beni di consumo, reddito, accesso all’istruzione sono beni desiderabili), «al contrario, i rischi sono un prodotto secondario della modernizzazione» una «indesiderabile abbondanza che va eliminata, o negata, o reinterpretata», sottolinea Beck. I pericoli subiscono il filtro delle interpretazioni, hanno bisogno di mediatori attraverso teorie, esperimenti, strumenti di misurazione, ecc. E anche il rischio nucleare si sottrae alla capacità umana di percezione. «Nella definizione del rischio il monopolio della razionalità della scienza viene infranto» aggiunge il sociologo tedesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, se la razionalità della scienza si muove su criteri probabilistici, bisogna prendere atto che non è orientata ai valori, ma tratta i dati in modo asettico e in maniera tale da minimizzare i rischi con presunta razionalità. Ma, afferma Beck: «Quando basta un solo incidente (nucleare) per essere annientati, anche una probabilità minima è pur sempre troppo alta.» Nel tentativo da parte del potere politico di far accettare il rischio rientra anche l’argomento della relativizzazione del rischio stesso: un prodotto pericoloso può essere difeso drammatizzando i rischi di un altro prodotto (ad esempio: gli idrocarburi sono molto più dannosi, in termini di riscaldamento globale, rispetto al nucleare). Questo è uno dei falsi argomenti che proprio adesso vengono riproposti.<br></p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-bottom" style="grid-template-columns:23% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="390" height="498" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6572.png?resize=390%2C498&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1840 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6572.png?w=390&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/IMG_6572.png?resize=235%2C300&amp;ssl=1 235w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Quando basta un solo incidente (nucleare) per essere annientati, anche una probabilità minima è pur sempre troppo alta.»</p>
</blockquote>
</blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti, la sintesi proposta dal sociologo tedesco 40 anni fa è ancora di una attualità sorprendente: la ricchezza a cui tendere è tangibile, i rischi sono irreali perché il centro della coscienza del rischio non è nel presente ma nel futuro.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui ritorniamo alla paura che, nel 1987, in Italia fece assumere una determinante coscienza del rischio, ovvero del passaggio dalla società classista a quella del rischio. Si passa dall’«ho fame», all’«ho paura». Quindi, «al posto della comunanza indotta dalla penuria subentra la comunanza indotta dalla paura. (…) la solidarietà della paura nasce e diventa una forza della politica» (…)» afferma Beck, che poi si chiede: «Ma non sarà questa comunanza una base troppo incerta per i movimenti politici? Le comunanze per paura non si prestano forse ad essere spazzate via già dal tenue venticello della controinformazione?»<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura del 1986 si è estinta, divorata dalla lontananza nel tempo e dalla manipolazione del potere politico e scientifico. E così, con capacità profetiche, ritroviamo gli argomenti che annunciano il ritorno al nucleare qui in Italia.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Bacone, il labirinto e l’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:05:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
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		<category><![CDATA[Dedalo]]></category>
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		<category><![CDATA[Papa Leone XIV]]></category>
		<category><![CDATA[Pasifae]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'umanità è minacciata dall'intelligenza artificiale, che può diventare strumento di dominio in mano a pochi, come sostiene Papa Leone? O dovremmo dare retta al filosofo Bacone, il quale riteneva che la tecnica offre congiuntamente sia il male che il rimedio al male?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Intelligenza artificiale, nuova sfida sul cammino dell’uomo. Questo il senso e l’allarme della enciclica “Magnifica humanitas”, che invoca la «custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale», umanità minacciata da uno strumento che condiziona le esistenze, che prende decisioni e che diventa utensile di dominio in mano a pochi.<br>Papa Leone XIV chiede di liberare l’IA da logiche che la trasformino in dispositivo di supremazia, esclusione o morte e invoca il «disarmo» delle tecnologie perché si pongano al servizio del «bene comune».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ripresenta un antico problema, vecchio quanto l’avvento di quelle che un tempo si chiamavano “arti meccaniche”, ora tecnologie, e che per la filosofia del novecento diventa “La questione della tecnica”. Quello che il filosofo Paolo Rossi, parlando di Bacone, definisce il «rischio che si corre, per ogni tentativo che l’uomo fa per migliorare la sua condizione di vita». La consapevolezza di questo rischio è già ben presente nel filosofo inglese, da sempre definito il precursore della rivoluzione industriale, fautore di quel progresso che avrebbe dovuto far acquisire all’umanità delle condizioni di vita migliori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è proprio qui il punto, Bacone non è così sprovveduto da non comprendere i rischi insiti in ogni progresso tecnologico. C’è un testo, tra quelli meno celebrati, Il <em>De sapientia veterum</em> (Sulla sapienza degli antichi), che si rivolge all’analisi del mito e che rivela quante verità filosofiche e scientifiche contenessero quelle narrazioni. Il filosofo sembra quasi voler dimostrare come il progresso si muova sempre nell’ambito di questi racconti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui diventa chiarificatrice la figura di Dedalo, il personaggio mitico dalle grandi capacità tecniche. La storia è nota, Dedalo «costruì infatti per la libidine di Pasifae una macchina che le permettesse di unirsi ad un toro: in tal modo dalla scellerata industria e dal pericoloso ingegno di quest’uomo trasse la sua infelice ed infame origine il mostruoso Minotauro che divorava la nobile gioventù.» Ma Dedalo fece una seconda cosa, costruì il labirinto che serviva a nascondere il Minotauro. Ma non volle rimanere nella memoria degli uomini per queste cose nefande e costruì anche il filo che consentiva ai giovani di uscire dal labirinto. Quindi per Bacone la tecnica crea strumenti pericolosi ma offre congiuntamente il male e il rimedio al male. In Bacone è profondo il senso dell’ambiguità della tecnica.</p>



<div class="wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:auto 46%"><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-right">Dedalo costruì una macchina che permettesse a Pasifae di unirsi ad un toro: così nacque il Minotauro che divorava la gioventù. Ma costruì anche il labirinto per nasconderlo e il filo che consentiva ai giovani di uscire dal labirinto. Quindi per Bacone la tecnica offre sia il male che il rimedio al male.</h3>
</div><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="387" height="425" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/Dedalo.pasifae.jpg?resize=387%2C425&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1774 size-full" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/Dedalo.pasifae.jpg?w=387&amp;ssl=1 387w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2026/06/Dedalo.pasifae.jpg?resize=273%2C300&amp;ssl=1 273w" sizes="(max-width: 387px) 100vw, 387px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">In lui si evidenzia la consapevolezza che ogni impresa è un’impresa rischiosa, perché ogni tentativo che gli uomini fanno per migliorare la loro condizione di vita presenta delle incognite. Se si vogliono evitare rischi bisogna rinunciare all’impresa. Ma il genere umano non ci rinuncerà mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora la domanda che ci poniamo è la seguente: possono delle esortazioni che fanno riferimento a delle forti convinzioni religiose, che implicano sicuri riferimenti etici, sortire un qualche effetto? Avranno il potere di limitare o far cambiare direzione alle pericolose trasformazioni che minacciano l’umanità in seguito all’affermarsi dell’IA?</p>



<p class="wp-block-paragraph">O dovremo attendere, come ci suggerisce Bacone, che emerga in modo spontaneo il “rimedio al male”? E, inoltre, questa nuova frontiera del progresso umano giustifica i diffusi timori?<br>Non è casuale aver rimesso in gioco Bacone in questo discorso. Nei suoi confronti, piuttosto che in Cartesio, la critica della Chiesa, e nello specifico del filosofo e teologo Ratzinger, ha dimostrato la sua attenzione. Come precisa Riccardo Campa in un suo saggio: «Questo accade perché Bacone, collegando la scienza alla prassi secondo il ben noto motto “sapere è potere”, offre anche una speranza terrena che è assente nella filosofia cartesiana. Non lascia gli individui soli a se stessi, in questa valle di lacrime, ma propone anche un degno sostituto della provvidenza e dei miracoli: la tecnologia. Qui sta la forza di questo pensiero: offre all’uomo una nuova via di redenzione, una nuova speranza.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi anche nel caso dell’intervento della Chiesa ci troviamo di fronte all’antico timore?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’enciclica invoca una minaccia e il suo pronunciamento ha il valore di un monito: c’è un limite che non deve essere oltrepassato. Su questo la Chiesa non ha dubbi. Anche Bacone di dubbi non ne ha, il divieto difficilmente funziona perché: «Se la tecnologia è un imbroglio, essa cadrà in disuso per causa propria, punita dalle leggi naturali.» (<em>Ratzinger contra Bacone &#8211; articolo di Riccardo Campa sulla rivista Mondoperaio del marzo-aprile 2008</em>).<br><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Guerra, quel “voi” di Primo Levi che incolpa noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 17:42:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È da giorni che ripenso alle parole di Primo Levi: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…». Ci penso e ci ripenso e, parlando con Mariya, mi sento in colpa! [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È da giorni che ripenso alle parole di Primo Levi: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…». Ci penso e ci ripenso e mi sento in colpa!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sí, mi sento colpevole di non aver capito veramente e profondamente quelle parole fino ad oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti abbiamo studiato gli orrori della seconda guerra mondiale, tutti abbiamo assimilato le immagini spaventose dei campi di concentramento, la crudeltà impensabile a cui può arrivare un essere umano. Abbiamo visto film, documentari. Abbiamo partecipato a incontri culturali. Abbiamo letto libri. Alcuni, come me, hanno sentito racconti reali di una vita vissuta in quei tempi: mia nonna aveva una cicatrice sulla fronte, essendo rimasta ferita sotto i bombardamenti. Credevo (credo) di essere sensibile, di “conoscere” quelle tragedie, pur se solo tramite dei racconti. E invece non è così. E la cosa che più mi spaventa e la domanda che continuo a farmi è questa: allora i racconti non bastano a capire veramente cosa sia la guerra?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente non bastano ad insegnare agli uomini a non ricadere negli stessi errori. Forse bastano solo a dare per scontata una pace che scontata non lo è per niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi devo spiegare meglio, perché so che così sono solo pensieri confusi e poco chiari. Soprattutto scontati e retorici.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=462%2C308&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1592" width="462" height="308" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=640%2C427&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2022/02/bridge-g6845a2b18_1920.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 462px) 100vw, 462px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sono almeno dieci anni che una signora (simpatica, intelligente, curiosa, cocciutissima e infaticabile) lavora per un paio di giorni a settimana a casa mia. Mariya. Una donna tenace, che ha messo da parte i suoi soldi, veramente faticati, per comprare la casa a due figlie, ormai sposate con bambini piccoli. È ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una quindicina di giorni fa, sentendo le narrazioni di escalation militare nei telegiornali, le ho chiesto cosa ne pensasse. Lei mi ha risposto: «Sono otto anni che da noi è così, voi ora ve ne state accorgendo?» Non sembrava preoccupata, come se avere i carrarmati alle porte fosse ordinaria amministrazione. Poi, la mattina dello scoppio della guerra, mi ha detto che la casa che aveva comprato con i soldi di una vita era proprio in uno dei primi paesini bombardati da Putin e che le figlie stavano decidendo se scappare o restare. Dopo due giorni mi ha detto che sono fuggiti e ora sono al confine. Sono scappati di notte, prendendo solo uno zaino. Tutti insieme, in un’unica macchina. I bambini piccoli incappottati alla meglio per affrontare il gelo. Gli uomini, però, ormai non possono più varcare il confine, perché c’è la chiamata alle armi. Le sue figlie non riescono a decidere se abbandonare i mariti, anche perché i figli vogliono restare con i loro papà. Sono bloccati nel nulla, tra i boschi, al freddo. Le due donne sono dilaniate tra la scelta di lasciare tutta la loro vita e una parte dei loro amori e quella di salvare se stesse e gli “altri” amori, i figli.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il giorno dello scoppio della guerra in Ucraina, Mariya mi ha detto che la casa che aveva comprato con i soldi di una vita sorge in uno dei primi paesini bombardati da Putin e che le figlie non sanno se restare in ucraina con i mariti o scappare per mettere in salvo i bambini</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Mariya li aspetta, tormentata. Aspetta le loro decisioni, senza aprire bocca: dice che sono loro a dover decidere. Più di una volta, in questi giorni, mi ha detto: «Voi non potete capire!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo che mi fa sentire in colpa: lei ha ragione, noi non possiamo capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io posso partecipare. Posso mettere da parte i vestiti di mio figlio, giochi, lenzuola, materassi, medicine. È tutto pronto e a disposizione se dovessero servire. Mando sms di beneficenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sono qui, nella mia casa, calda e accogliente, in una parte di mondo che non immagina cosa sia la guerra e che pensa che non esista più. Vivo in quella parte di mondo in cui ci sono persone che ammiccano a Putin, o che essendo sempre state di sinistra proprio non ce la fanno ad esprimere un giudizio negativo sulla Russia. Sono in quella parte del mondo dove ci si può permettere di “fare filosofia”; dove si continua a viaggiare per andare in vacanza; dove si può fare shopping; dove i bambini fanno sport e vanno a scuola normalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi siamo quelli che si sentono tranquilli e addirittura migliori solo perché più sensibili di altri, perché abbiamo sempre fatto lotte per i diritti civili, perché abbiamo insegnato il rispetto per tutti gli esseri umani senza distinzioni, o perché aborriamo la guerra, tramandando il ricordo del dolore, delle sofferenze, della crudeltà altrui. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare e va bene così, ma la verità è che quel “Voi” di Primo Levi, come quello usato da Mariya, è riferito a “Noi”. E noi non possiamo capire!</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sono in quella parte di mondo in cui ci si può permettere di &#8220;fare filosofia&#8221;, e perfino di ammiccare a Putin. La verità è che hanno ragione Levi e Mariya: «Noi non possiamo capire»</p></blockquote></figure>
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		<title>Scuola, ecco come l&#8217;Invalsi scopre ogni anno la stessa cosa dell&#8217;anno prima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Aitan Moon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 09:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[expost.blog]]></category>
		<category><![CDATA[invalsi]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[test]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto VALE l'INVALSI? Le sue misurazioni sono utili o è solo un “carrozzone”? Ogni anno scopriamo - udite, udite! - che, anche nella scuola, il Sud è più arretrato rispetto al Nord. Ma nessun intervento concreto viene poi messo in atto per correggere le storture del sistema.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">INVALSI o non INVALSI? Valsi o non valsi? Valida(re) o non validare? Sono validi o non sono validi? Ma che cosa è l’INVALSI? </p>



<p class="wp-block-paragraph">I critici più feroci lo definiscono un “carrozzone” che pratica misurazioni senza alcun valore, anzi con un valore altamente negativo perché, pur ammettendo l’attendibilità della misurazione, nessun intervento concreto viene poi messo in atto per correggere le presunte storture del sistema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un po’ come misurare la pressione di una ruota sgonfia, ma che non può essere gonfiata semplicemente perché non c’è il gonfiatore, e non ci sono soldi per comprarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro dato molto poco interessante sta nel ripetere ogni anno la litania dell’arretratezza del sud rispetto al nord. Elemento standard fornito al senso comune, al sud si studia meno che al nord. Per noi suddisti (con due d) la cosa non presenta alcuna novità, ne siamo a conoscenza dalla fine dell’Ottocento. Il nord è avanzato il sud è arretrato, il nord è la locomotiva d’Italia, il sud viene trascinato, ecc. ecc.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ogni anno si ripete la litania dell&#8217;arretratezza del sud rispetto al nord, ma poi non seguono mai interventi correttivi concreti</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se si vogliono capire meglio i termini della questione bisogna leggere cosa scrive Max Bruschi sul suo profilo (ispettore di lungo corso, fino a poco tempo fa grande protagonista della macchina burocratica del ministero nell’era Azzolina): «Ritenevo essenziale, all’epoca, svolgere le prove, pur tra le mille difficoltà, perché rappresentano un polso della situazione, tanto più necessario a fronte della situazione pandemica e delle scelte che dovrebbero essere adottate: ero, e resto, fedele a Einaudi e al suo “conoscere per deliberare”».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per loro questa è conoscenza, questa misurazione lasciata alla buona volontà dei docenti e al genio momentaneo degli studenti ha il valore di un rilevamento. Qui siamo difronte al sovvertimento del concetto di misurazione, cioè confronto di due grandezze omogenee (ossia dello stesso tipo, ad esempio due lunghezze) una delle quali è scelta come unità di misura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Già qui la prima questione: ma cosa misuriamo con l’Invalsi? Conoscenze, abilità e competenze specifiche di ogni disciplina &#8211; ad oggi solo alcune del curricolo sono testate &#8211; e trasversali, ad esempio cittadinanza, consapevolezza ambientale, secondo i luminari dell’istituto possono essere condensate in un test.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È noto a tutti che la misurabilità di un fenomeno deve richiedere condizioni e strumenti assolutamente affidabili, che tengano conto degli errori sistematici e casuali, cosa impossibile con i test INVALSI. Quest’anno, ad esempio, per le superiori le quinte che hanno svolto le prove le hanno in gran parte vissute come un accanimento terapeutico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non erano bastati i giorni di DAD, neanche l’aleatorietà della didattica mista, la sfiancante intermittenza delle aperture/chiusure della scuola (zona rossa, gialla, gialla forte, rossa tendente al rosa), non appena si è aperto uno spiraglio di continuità nella frequenza ecco che la macchina burocratico/valutativa si è messa in moto. Nel frattempo dal ministero arrivavano raccomandazioni sul non caricare gli alunni di verifiche e di praticare un approccio tale da riequilibrare gli scompensi creati dalla DAD. I docenti non dovevano testare, l’INVALSI sì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contempo molti studenti delle medie, anche tra i più motivati, hanno mollato davanti ai questionari, poiché ininfluenti per il voto d’esame e, ugualmente ai diplomandi, hanno pensato «perché continuare a stressarsi?»</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ma cosa misura veramente l&#8217;Invalsi? Forse misura solo le sue misurazioni precedenti, per confermare che erano giuste</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">“Conoscere per deliberare”, ma deliberare cosa? Anni e anni di test non hanno modificato quasi nulla. Il tasso di abbandono scolastico continua ad essere in crescita, la forbice nord sud si allarga, il livello medio di conoscenze/competenze si abbassa. Continuiamo a misurare (in modo poco attendibile) per poter rimisurare, in modo da rilevare se le precedenti misurazioni ci hanno dato una buona misura di quello che andremo in futuro a misurare: ecco qua!</p>
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		<title>Occhi specchio dell&#8217;anima, con il Covid non più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 09:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[occhi specchio dell&#039;anima]]></category>
		<category><![CDATA[viso coperto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono delle “perle di saggezza” con cui si cresce e che consideriamo delle verità inconfutabili. Ma poi arriva la pandemia e le fa crollare. Gli occhi sono ancora lo specchio dell'anima? [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Esistono delle “perle di saggezza” con cui si cresce e che consideriamo delle verità inconfutabili e unanimemente acquisite. Punti di riferimento certi e inviolabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di frasi come: «la fretta è cattiva consigliera», «le bugie hanno le gambe corte», «gli occhi sono lo specchio dell’anima», che diventano assiomi che mai penseremmo di mettere in discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma poi arriva la pandemia e fa crollare, una alla volta, tutte le certezze che si hanno. Anche le più radicate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi riferisco in particolare agli occhi come specchio dell’anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quante volte abbiamo comunicato un sentimento attraverso un semplice sguardo: la comprensione rivolta ad un amico che ti confida una difficoltà, l’interesse intrigante verso un uomo che ti attrae, la complicità con il partner, un bonario rimprovero per la marachella di un figlio. Ma anche l’approvazione per un comportamento che condividiamo, la rabbia che non si può esprimere, il compiacimento per un lavoro di gruppo portato a termine in tempo. Mille e mille volte abbiamo effettivamente detto tanto solo attraverso un’occhiata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a un anno fa ero fermamente convinta che fossero gli occhi, e soltanto gli occhi, a parlare. Mi ero sbagliata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avete provato a esprimere compiacimento con la mascherina? Bisogna stendere gli occhi così tanto da diventare cinesi! (Ovviamente so che questo paragone oggi è politicamente scorretto, ma faccio parte di una generazione per la quale questa similitudine era consentita, per fortuna).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E per disapprovare qualcuno o qualcosa dietro una FFP2? Bisogna aggrottare la fronte fino alla paralisi per farsi capire!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare dello stupore… Fino a che grado di altitudine riuscite ad arcuare le sopracciglia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, in barba alle perle di saggezza, gli occhi senza il resto del viso non riescono a fare granché, questo è sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qualche giorno ho fatto la seconda dose di vaccino. Ancora non so quando avrò il coraggio di togliere la mascherina in pubblico. So per certo, però, che non vedo l’ora che i miei occhi ricomincino a parlare, a viso scoperto!</p>
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		<title>Vorrei&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Avondola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 11:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[divieti]]></category>
		<category><![CDATA[ExPost]]></category>
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		<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto pesa la pandemia? Tanto, tantissimo. Ma quanto pesa dover spiegare ad un figlio al tempo della pandemia che bisogna seguire le regole e che la legge è uguale per tutti e vale per tutti? Questo non è calcolabile. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Mamma, lo sai che Marco ieri è andato a casa di Alessio? Ma si può fare in zona rossa?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«No, tesoro, non si può.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mamma, Franco ha organizzato la sua festa di compleanno: partita di calcetto con tutta la classe! Ma si può fare in zona arancione?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«No, amore, mi dispiace non si può fare, perciò non ti mando.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mamma, lo sai, Alfredo e Fabiana sono andati nella casa delle vacanze. Perché non andiamo anche noi?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Purtroppo non si può: è vietato andare in un’altra regione…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto pesa la pandemia? Tanto, tantissimo. Ma quanto pesa dover spiegare ad un figlio al tempo della pandemia che bisogna seguire le regole e che la legge è uguale per tutti e vale per tutti? Questo non è calcolabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se mentre fai la spesa entra qualcuno e si attacca a te (senza mantenere le distanze) e glielo fai notare, dai fastidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se tutti i condomini del palazzo entrano ed escono dall’ascensore senza mascherina e lo fai presente, sei un cretino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non mandi tuo figlio ad una festa di compagni di classe, sei una «fissata» che dovrebbe «stare un po’ tranquillina!»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se stai chiuso dentro casa e segui le regole, ti dicono: «Che esagerata che sei! Si campa una volta sola!».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, io vorrei campare! E vorrei tanto che mio figlio non dovesse sentirsi parte di una minoranza irrisa, per il solo fatto che i suoi genitori gli hanno insegnato a seguire le regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei che si sentisse parte di una comunità che rinuncia (temporaneamente) ad un piacere personale ed egoistico per un fine comune: liberarci tutti da questo virus maledetto, che ci sta rovinando la vita!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non giudico gli altri, ma non vorrei essere giudicata da loro. E soprattutto vorrei non dovermi più giustificare perché mi attengo alla legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei che mio figlio non dovesse sentirsi uno stupido perché è ligio. Perché la serietà e la correttezza, il rispetto dell’altro e la tutela dei più deboli sono pregi e non difetti, soprattutto se si hanno solo 12 anni!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei…</p>
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		<title>Lo scarafaggio scomparso nella megalibreria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Munno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2020 10:25:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[expost.blog]]></category>
		<category><![CDATA[Inversionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Kafka]]></category>
		<category><![CDATA[librerie]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Lo scarafaggio]]></category>
		<category><![CDATA[McEwan]]></category>
		<category><![CDATA[megalibreria]]></category>
		<category><![CDATA[premio Strega]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori napoletani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi ero deciso, avrei comprato l'ultimo di McEwan. Sono entrato nella megalibreria, mi sono fatto strada tra gli espositori che proponevano premi Strega e scrittori napoletani, ma il libro di McEwan non c'era, andava ordinato. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi ero deciso, avrei comprato l’ultimo di McEwan.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono sceso nella solita affollatissima via e sono entrato nella megalibreria, mi sono fatto strada tra gli espositori che proponevano premi Strega e scrittori napoletani, questi sempre presenti in prima esposizione, poiché la napoletanità va sempre promossa, il marchio va difeso e affermato, il localismo antiglobalizzazione è una scelta forte, difendere sempre pizza e mozzarella, niente prosecco ma falanghina spumante.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione il libro di McEwan non c’era, andava ordinato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho aspettato tre giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi finalmente l’ho avuto tra le mani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attacco del racconto segue la metamorfosi di Kafka al contrario, la bestia si ritrova trasformata in uomo, capo del gabinetto inglese, e le basta poco per sentirsi a suo agio in quei panni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il riferimento a Kafka finisce qui, quel che sostiene la storia è l’idea dell’assurdo che diventa realtà. Jim Sams ha come programma politico l’attuazione di una rivoluzionaria riforma economica: l’Inversionismo. Si tratta di invertire il flusso finanziario per invertire l’intero paese, uno sconvolgimento purificatore che avrebbe eliminato tutte le ingiustizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Alla conclusione della settimana di lavoro, un dipendente paga alla ditta le ore svolte» e, quando va a fare la spesa, viene pagato per ogni articolo che porta a casa, ma la legge impedisce di accumulare contante, e il denaro viene depositato in banca producendo alti interessi negativi, in conseguenza di tutto ciò, prima che i suoi risparmi finiscano, il lavoratore dovrà cercarsi un lavoro migliore e più costoso. Tutto questo stimolerà in modo incredibile l’economia.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:auto 32%"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="646" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/lo-scarafaggio-McEwan.jpg?resize=646%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1254" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/lo-scarafaggio-McEwan.jpg?resize=646%2C1024&amp;ssl=1 646w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/lo-scarafaggio-McEwan.jpg?resize=189%2C300&amp;ssl=1 189w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/lo-scarafaggio-McEwan.jpg?resize=768%2C1217&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/lo-scarafaggio-McEwan.jpg?resize=969%2C1536&amp;ssl=1 969w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/lo-scarafaggio-McEwan.jpg?resize=640%2C1014&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/lo-scarafaggio-McEwan.jpg?resize=315%2C500&amp;ssl=1 315w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/07/lo-scarafaggio-McEwan.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w" sizes="(max-width: 646px) 100vw, 646px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="has-text-align-right wp-block-heading">L’attacco del racconto segue la metamorfosi di Kafka al contrario, la bestia si ritrova trasformata in uomo, capo del gabinetto inglese, e le basta poco per sentirsi a suo agio in quei panni</h3>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che l’apparato teorico è la capacità d’imporlo con le armi della retorica che conta. Il furore populista riesce a cancellare la realtà facendo apparire come vera qualsiasi cosa in grado di preannunciare un radicale cambiamento, quel che importa, ai populisti, è uscire dallo stato esistente che sempre, e in ogni caso, viene percepito come il peggiore mai esistito. L’unico obiettivo è far scomparire il vero, ed ogni arma è legittima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché fare tutto questo? Perché sì, punto e basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo programma il leader inglese trova un ottimo alleato nel presidente americano, che ha come principale interesse la distruzione dell’UE. Ma forse anche lui, in passato, aveva sei zampe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà compito degli storici del futuro comprendere, dice McEwan nella postfazione, «il fenomeno di obnubilamento prodotto da un tipo particolare di polvere magica comune a tutti i movimenti populistici che attualmente attanagliano l’Europa, gli Stati Uniti (…) e molte altre nazioni.» Questa polvere è un mix esplosivo di «irrazionalità sfrenata, ostilità verso lo straniero, rifiuto di un’analisi seria della realtà, diffidenza nei confronti degli “esperti”, ecc.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo mostro, il populismo, assume le sembianze umane ma, una volta attuato il suo delirante progetto, rivelerà quello che realmente è: uno scarafaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appello di McEwan è un invito a vedere il mostro nelle sue vere sembianze, senza farsi ingannare dalle apparenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto sto ancora pensando agli espositori della megalibreria, piena di scrittori napoletani che parlano di Napoli e mi sento sollevato, certo: ho aspettato tre giorni ma ho letto un libro di respiro mondiale scritto da un europeo che sente le cose che sento io che mangio la pizza almeno una volta alla settimana.</p>
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		<title>Sliding doors, un articolo su commissione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 11:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Zanardi]]></category>
		<category><![CDATA[articolo su commissione]]></category>
		<category><![CDATA[ExPost]]></category>
		<category><![CDATA[expost.blog]]></category>
		<category><![CDATA[Paltrow]]></category>
		<category><![CDATA[porte girevoli]]></category>
		<category><![CDATA[porte scorrevoli]]></category>
		<category><![CDATA[Sliding doors]]></category>
		<category><![CDATA[Voltaire]]></category>
		<category><![CDATA[Zadig]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doverosa premessa per i lettori: questo è un articolo su commissione. Non a pagamento, come qualcuno avrà malignamente pensato, ma su esplicito invito, come una hit sollecitata “a gentile richiesta" dal pubblico ad un cantante di pianobar. [...]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Doverosa premessa per i lettori: questo è un articolo su commissione. Non a pagamento, come qualcuno avrà malignamente pensato, ma su esplicito invito, come una <em>hit</em> sollecitata “a gentile richiesta&#8221; dal pubblico ad un cantante di pianobar. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, la richiesta è arrivata, inattesa, da un’amica che, commentando un articolo pubblicato su ExPost, mi ha chiesto se potessi scriverle una recensione su un film. Incuriosito, le ho domandato a quale film si riferisse. E il bello è che non lo sapeva. Ci ha pensato su e, il giorno dopo, mi ha comunicato che la scelta era caduta su <em>Sliding doors</em>, film del 1998 diretto da Peter Howitt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun giornalista serio si sarebbe mai abbassato a tanto ma, visto che ExPost è un blog per pigri che non rincorrono la notizia del giorno, l’idea di recensire un film di oltre 20 anni fa mi è sembrata sensata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una convinzione rafforzata da un’altra amica che, intromettendosi nella chat, ha aggiunto che nell’articolo avrei dovuto anche raccontare quale è stata la mia <em>sliding door</em>. Come poter resistere…</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le due Helen</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Raccontare la trama del film in poche parole è quasi impossibile perché vi sono due storie parallele con gli stessi personaggi che narrano le due diverse direzioni che la vita di una donna, Helen (interpretata da Gwyneth Paltrow), avrebbe potuto prendere a seconda che fosse riuscita o meno a salire in tempo su un treno della metro, dopo essere stata licenziata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che riesce a prendere il treno, attraversando le porte in chiusura, parte malissimo perché trova il fidanzato a letto con un’altra, lo lascia, ma poi scopre di essere incinta. Questi avvenimenti però la scuotono, tanto che riesce a trovare un bel lavoro e un uomo che ama, un tipo conosciuto per caso, grazie ad un orecchino che le era caduto a terra.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sliding-locandina.jpg?resize=247%2C329&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1074" width="247" height="329" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sliding-locandina.jpg?w=334&amp;ssl=1 334w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Sliding-locandina.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che non riesce a prendere la metro, invece, non tornerà a casa in tempo per scoprire che il fidanzato la tradisce, anche se alcuni indizi la rendono sospettosa. Avrà un percorso travagliato, dovrà accettare un lavoro che non le piace, porterà avanti la gravidanza senza trovare mai il coraggio di rivelarla al fidanzato, che alla fine comunque sarà irretito dall’amante, anch’ella incita del suo uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto delle loro storie, entrambe hanno un incidente grave, saranno portate in ospedale, ed entrambe perderanno il bambino. Ovviamente, quella con la vita che si era messa per il meglio morirà, mentre la sfigata riuscirà a rimettersi. Uscendo dall’ospedale, poi, incontrerà l’uomo del destino della prima storia, che le raccoglierà un orecchino caduto, come in un <em>déjà-vu</em> che farà ricollegare le due Helen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordata per sommi capi la trama di questo dramma-commedia, a beneficio dei pochi che non avessero visto questo bel film al cinema o nelle decine di repliche televisive, non saprei cos’altro aggiungere alle migliaia di recensioni che hanno ricollegato la pellicola a <em>Destino cieco</em> di Kieslowski per le variazioni sulla tematica del “caso”.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il treno passa una volta sola?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, obbligato a dover dichiarare qual è stata la mia <em>sliding door</em> (porta scorrevole), cioè l’avvenimento che ha deviato (o che avrebbe potuto deviare) il corso della mia vita, non posso che contestare la capacità di un singolo avvenimento di cambiare il destino di un uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso film di Howitt, in fondo, le cose essenziali restano immutate nelle due storie parallele: Helen perde il bambino, lascia il fidanzato traditore e trova l’uomo dei sogni. Certo, in una storia muore e nell’altra no, ma questo era necessario affinché la narrazione funzionasse: non potevano vivere entrambe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se passiamo alla vita reale, ognuno di noi potrebbe individuare decine di episodi, forse centinaia, se non addirittura migliaia che avrebbero potuto cambiare il corso della propria vita. Quella frenata improvvisa che ci ha evitato un incidente in autostrada, il primo bacio alla donna della vita, la nascita di un figlio, la morte di una madre; l’aver conosciuto questo o quello o il non averli conosciuti, l’aver fatto tardi ad un appuntamento importante, l’aver mandato a quel paese il capo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ognuno di noi potrebbe individuare migliaia di episodi che avrebbero potuto cambiare il corso della propria vita. Quindi, non è vero che il treno passi una sola volta</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un vecchio detto sostiene che il treno passi una sola volta nella vita, quindi bisogna prenderlo al volo. Io invece ritengo che i treni passino in continuazione, e che bisogna aspettare quello giusto, salirci quando siamo convinti della direzione che segue, oppure scendere quando ci accorgiamo che vorremmo andare da un’altra parte. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il destino, a mio avviso, non è composto da un singolo avvenimento che ne cambia la direzione in maniera definitiva, ma di due componenti: una arbitraria, il caso, e l’altra che dipende da noi, le nostre scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se state pensando che esistono drammi assoluti che ti cambiano per sempre, io potrei fare tantissimi esempi per smentire questa tesi. Ne faccio solo uno: Alex Zanardi. È vero, ha perso le gambe. Questo avvenimento avrebbe dovuto cambiarne il destino, ma lui era un campione, quello era il suo destino, e ha deciso di ignorare il suo handicap. Oggi, pur non essendo fisicamente la stessa persona, è addirittura più forte e più popolare di prima.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Porte scorrevoli o porte girevoli </strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Perciò direi che la vita reale più che da <em>Sliding doors</em> o da <em>Destino cieco</em> sia meglio rappresentata da <em>Zadig (o il destino)</em>, racconto filosofico di Voltaire che segue le vicende di un giovane ricco che viaggia per il mondo subendo una serie infinita di disavventure. </p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:auto 31%"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="717" height="1024" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=717%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-1073" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=717%2C1024&amp;ssl=1 717w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=768%2C1097&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=640%2C914&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?resize=350%2C500&amp;ssl=1 350w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Voltaire.jpg?w=801&amp;ssl=1 801w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="has-text-align-right wp-block-heading">In Zadig di Voltaire, il protagonista, nonostante le numerose avversità, non riuscirà a sfuggire al suo destino, e alla fine troverà la felicità</h3>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un percorso in cui le porte non sono scorrevoli, ma girevoli, perché tornano ciclicamente allo stesso punto, come se al destino non si potesse sfuggire. Nonostante tutto, infatti, Zadig alla fine otterrà ciò che cerca, la felicità, grazie a due componenti: la sua determinazione ad andare comunque avanti, superando gli inciampi, e l’accettazione dell’esistenza della Provvidenza (che sarebbe come dire il caso).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, anche il presente articolo è frutto di questi due elementi: la richiesta inattesa e arbitraria di due amiche (il caso) e la mia scelta di accettare la sfida. Potrebbe essere una porta scorrevole che ha inaugurato la mia nuova professione di giornalista “a gentile richiesta del pubblico”, oppure una porta girevole che si è già chiusa su questa possibilità.</p>
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		<title>Senza Hermione, Harry Potter sarebbe morto al primo episodio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Vastarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2020 22:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Explicit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho un figlio undicenne e, da alcuni anni, mi tocca sorbirmi in Tv, ciclicamente, tutta la saga di Harry Potter. Almeno tre volte all’anno. E devo confessarvi che, più vedo le repliche, e più si rafforza in me un'impressione […]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ho un figlio undicenne e, da alcuni anni, mi tocca sorbirmi in Tv, ciclicamente, tutta la saga di Harry Potter. Almeno tre volte all’anno. E devo confessarvi che, più vedo le repliche, e più si rafforza in me un’impressione che ho avuto fin dalla prima volta, e cioè che, senza Hermione Granger, Harry Potter sarebbe morto nel primo episodio, seguito a ruota dal suo amico Ron Weasley. Come mai, allora, vorrei chiedere a J. K. Rowling, non è la streghetta la protagonista della storia?</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Alcuni esempi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Impossibile elencare tutte le volte (sono davvero tante) in cui, nel corso della saga, Hermione salva i suoi amici Harry e Ron (spaesati o increduli), oppure trova la soluzione ad enigmi e situazioni ingarbugliate. In genere, intuendo per prima e con chiarezza le situazioni. Ricorderò, quindi, solo qualche episodio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel primo anno, ad esempio, fu lei ad accorgersi che un enorme cane a tre teste era seduto su una botola segreta e a risolvere l’indovinello delle pozioni che permise ad Harry di proseguire verso la soluzione; nel secondo, invece, capì per prima che il Basilisco si muoveva attraverso le tubature e che non bisognava guardarlo dritto negli occhi. Fu sempre Hermione a trovare la formula della pozione polisucco e a realizzarla più volte in maniera fruttuosa, nel corso degli anni. E, grazie al suo Giratempo, lei e Harry riuscirono a tornare indietro nel tempo e a salvare Sirius e Fierobecco, nel terzo anno. In seguito, Hermione fondò l’Esercito di Silente per proteggere Hogwarts dalle interferenze del Ministero della Magia. E fu sempre lei, con una bugia, a sottrarre Harry alla maledizione Cruciatus inflittagli dalla Umbridge e, qualche anno dopo, a salvarlo dall’attacco mortale di Nagini. Nel settimo anno, fu lei a smaterializzare se stessa, Harry e Ron in più occasioni, per sfuggire ai mangiamorte. Così come a nasconderli a Voldemort, nella ricerca degli Horcrux, con potenti incantesimi.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="646" height="705" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hermione-3-copia.jpg?resize=646%2C705" alt="" class="wp-image-508" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hermione-3-copia.jpg?w=646&amp;ssl=1 646w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hermione-3-copia.jpg?resize=275%2C300&amp;ssl=1 275w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hermione-3-copia.jpg?resize=640%2C698&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Hermione-3-copia.jpg?resize=458%2C500&amp;ssl=1 458w" sizes="(max-width: 646px) 100vw, 646px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>E&#8217; lei a intuire per prima pericoli e soluzioni, a salvare i suoi amici in più occasioni e a formare l&#8217;Esercito di Silente, mettendolo al servizio di Potter</p></blockquote>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbe continuare citando molti altri episodi, ma sarebbe inutilmente noioso. Certo, in altri casi, sono Harry o Ron a salvare Hermione. Ma gli appassionati della saga ammetteranno come sia lei quella più sveglia, più brava e più determinante per la riuscita delle imprese del terzetto. Eppure, non era lei la predestinata a battere Voldemort, ma Harry Potter. Che in compenso, era uomo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La sindrome di Amadeus</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ora la domanda che mi faccio da anni è: la Rowling è una maschilista convinta, una maschilista suo malgrado o ci prende in giro da anni?</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Amadeus.jpg?resize=192%2C295" alt="" class="wp-image-513" width="192" height="295" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Amadeus.jpg?w=470&amp;ssl=1 470w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Amadeus.jpg?resize=196%2C300&amp;ssl=1 196w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Amadeus.jpg?resize=326%2C500&amp;ssl=1 326w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /><figcaption>Il presentatore Rai Amadeus</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La prima ipotesi la escluderei per le idee espresse in più occasioni dalla scrittrice, come ad esempio quando difese la tennista Serena Williams da attacchi sessisti, e mi concentrerei sulla seconda, quella che definirei la sindrome di Amadeus, in riferimento alla gaffe che il povero presentatore fece a Sanremo, quando, parlando di una delle conduttrici che lo avrebbero affiancato sul palco dell’Ariston (la fidanzata del motocilista Valentino Rossi), sostenne di averla scelta «anche per la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un passo indietro che, per raggiungere il successo, ha dovuto fare la stessa Rowling, che si chiama Joan, ma ha firmato i libri con lo pseudonimo J. K. Rowling, per dare l’impressione che l’autore fosse un uomo. Una scelta consigliata dall’editore, convinto che così si sarebbero vendute più copie. E forse tutti i torti non li aveva: sarebbe arduo dimostrare che i libri della saga avrebbero potuto avere maggior successo di quello ottenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò nonostante, scarterei anche l’ipotesi della maschilista suo malgrado.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/j.-k.-rowling.jpg?resize=192%2C295" alt="" class="wp-image-519" width="192" height="295"/><figcaption>La scrittrice J. K. Rowling</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Allora verifichiamo la terza ipotesi, e cioè: la scrittrice inglese ci prende in giro da anni. È vero: ha camuffato il suo cognome per vendere più copie, e ha anche deciso che il protagonista della sua saga sarebbe stato un maschio, ma poi si è vendicata, facendo di tutto per farci capire, nel corso degli episodi della saga, che senza una donna – non importa se un passo avanti o indietro – gli uomini non sarebbero capaci nemmeno di trovare i propri calzini in un cassetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ci pensate, in fondo, il potere “più potente” di Hermione è l’intelligenza. Non gli incantesimi, nei quali pure eccelle, ma la sua capacità di capire prima degli altri cosa stia succedendo e di trovare soluzioni immediate. Harry ha la fede e la forza, certo, e la cocciutaggine che lo porta a vincere le sfide. Non è stupido, ma spesso agisce in maniera irrazionale, fa quel che non deve fare, si perde in maniera fumosa. Poi arriva Hermione, con la sua determinazione, e tutto gli appare chiaro. Non a caso, l’attrice che la impersona, Emma Watson, è diventata, crescendo, un’icona femminista, sempre in prima linea per difendere i diritti delle donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma nemmeno la terza ipotesi mi convince. Perché la Rowling non la definirei né maschilista, né femminista.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La vendetta di Hermione e Athos</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">È una quarta ipotesi, quella che mi piace di più: Hermione sta un passo indietro ad Harry non in quanto donna, ma in quanto vera protagonista della storia, che non ha bisogno di stare in primo piano per risaltare. Non sempre, infatti, gli scrittori amano i loro eroi, soprattutto quando sono perfetti e vincono sempre, anzi quando sono destinati a vincere, nonostante tutto. Il fastidio che cresce nei confronti di questi personaggi è tale che l’autore deve per forza affiancargliene un altro che ne smonti l’eroicità. L’esempio più lampante, in letteratura, sarebbe quello di Sancho Panza con Don Chisciotte. E lo stesso Watson potrebbe essere considerato il vero protagonista delle storie di Sherlock Holmes perché è lui che le racconta, come meglio crede, tanto che in un divertente adattamento cinematografico con Michael Caine e Ben Kingsley si scopre che Holmes è solo un attore ubriacone che interpreta un ruolo scritto da Watson, vero genio investigativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esempio che più mi piace, però, per definire il ruolo di Hermione Granger è quello di Athos che, sin da bambino, ho sempre ritenuto essere il vero protagonista de “I tre moschettieri”. Un’idea che si scontra con il senso comune. Basterebbe guardare uno dei tanti film tratti dal capolavoro di Dumas per rendersi conto che l’attore principale, quello più popolare e pagato, impersona sempre D’Artagnan. Il giovane guascone, se ci fate caso, ricorda molto Harry Potter: impulsivo, attaccabrighe, destinato a vincere. O, se preferite, incapace di perdere. Athos, invece, ha perso tutto già prima che la storia abbia inizio perché, nel passato, ha sposato una donna che poi si scoprirà essere la malefica Milady. È la sua vicenda personale, però, a dare profondità letteraria al racconto, che altrimenti rischierebbe di ridursi ad una piatta sequenza di duelli, avventure e gag. Inoltre, come Hermione, non c’è dubbio che Athos sia il più intelligente dei quattro amici.</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:49% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="700" height="800" src="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Tre-moschettieri.jpg?resize=700%2C800" alt="" class="wp-image-521" srcset="https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Tre-moschettieri.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Tre-moschettieri.jpg?resize=263%2C300&amp;ssl=1 263w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Tre-moschettieri.jpg?resize=640%2C731&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.expost.blog/wp-content/uploads/2020/05/Tre-moschettieri.jpg?resize=438%2C500&amp;ssl=1 438w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h3 class="wp-block-heading">Il vero protagonista de &#8220;I Tre moschettieri&#8221; è Athos, così come quello della saga di &#8220;Harry Potter&#8221; è Hermione perché entrambi i personaggi sono i più intelligenti  e interessanti del gruppo</h3>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Gli eroi giovani e forti, però, piacciono a tutti. Anche a me stanno simpatici. Quindi, le storie devono averne uno. Ma agli scrittori che li inventano, non sempre questi eroi vanno a genio. Se il carismatico Athos è l’arma che ammazza la vuota eroicità narcisistica di D’Artagnan, quindi, la signorina Granger è quella che rende ridicola la primazia del predestinato Potter. Non perché è donna, come la Rowling, ma perché è intelligente, come dimostra anche il fatto che sarà l’unica dei tre maghi a tornare ad Hogwarts e a concludere gli studi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è, quindi, solo per questo banale motivo che, senza Hermione al suo fianco, Harry sarebbe morto e stramorto al primo episodio.</p>


<p><a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" class="img-link"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width:0" src="https://i0.wp.com/i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/80x15.png?w=980&#038;ssl=1"></a><br />Quest&#8217;opera di <a xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#" href="https://www.expost.blog" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL">https://www.expost.blog</a> è distribuita con Licenza <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/">Creative Commons Attribuzione &#8211; Non commerciale 4.0 Internazionale</a>.</p>
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